Contestazioni col datore di lavoro: sindacato non più necessario

23 Febbraio 2022 | Autore:
Contestazioni col datore di lavoro: sindacato non più necessario

Via libera alla negoziazione assistita degli avvocati delle parti: i legali potranno validare l’accordo, snellendo l’iter per risolvere la controversia.

Finora, chi doveva raggiungere un accordo con il datore di lavoro in seguito ad una controversia doveva, per forza di cose, rivolgersi a un sindacato. Ora non è più così. La legge delega che riforma il processo civile contiene una piccola-grande rivoluzione nell’ambito del diritto del lavoro e introduce un’importante novità: la negoziazione assistita tra avvocati. Non è un dettaglio da poco: in caso di contestazione col datore di lavoro, il sindacato non è più necessario. Le organizzazioni perdono, dunque, uno dei loro compiti propri della loro natura, cioè quello di assistere un dipendente in caso di conflitto con l’azienda.

Ma che cos’è la negoziazione assistita? Cosa toglie veramente al sindacato, cosa dà agli avvocati, cosa cambia per il lavoratore e per il suo datore? In che cosa consiste nel concreto questa novità introdotta dalla legge delega? Vediamo.

Che cos’è la negoziazione assistita?

La negoziazione assistita è un procedimento volto a risolvere una controversia in via amichevole con l’assistenza di un avvocato. Oggi, si ricorre a questa procedura anche in caso di contestazioni col datore di lavoro.

L’iter comincia nel momento in cui, prima di avviare un processo civile, una delle parti invita l’altra, tramite un avvocato, a raggiungere un accordo senza «scomodare» un tribunale. L’invito, che deve essere spedito per iscritto con raccomandata a/r, Pec o con qualsiasi altro mezzo che certifichi la ricezione da parte del destinatario, deve contenere:

  • l’oggetto della controversia;
  • l’avvertimento che il mancato riscontro all’invito entro 30 giorni dalla ricezione o il suo rifiuto possono essere valutati dal giudice al fine di decidere sulle spese di giustizia, sulla responsabilità aggravata e sulla concessione della provvisoria esecutorietà;
  • la firma autografa della parte, certificata dall’avvocato che formula l’invito.

Quindi, nel caso in cui la controparte decida di accogliere l’invito, deve rispondere in tal senso entro 30 giorni dalla data in cui l’ha ricevuto, altrimenti si ritiene respinto. In quest’ultimo caso, la parte interessata deve proporre entro 30 giorni dal rifiuto o dalla mancata accettazione la domanda giudiziale.

Nel caso in cui, invece, l’invito venga accettato, le parti si impegnano a collaborare al fine di trovare un accordo amichevole che eviti di ricorrere ad un tribunale. La convenzione di negoziazione deve contenere, oltre all’oggetto della controversia:

  • il termine entro il quale le parti devono concludere l’accordo: non meno di un mese e non più di tre mesi, con possibilità di proroga di ulteriori 30 giorni;
  • la sottoscrizione autografa delle parti certificata dagli avvocati che hanno partecipato alla sua conclusione sotto la propria responsabilità professionale.

L’avvio della negoziazione assistita tra avvocati non comporta obbligatoriamente il raggiungimento di un accordo: l’intesa ci può essere come non ci può essere. Tuttavia, nella fase negoziale, le parti devono collaborare secondo i princìpi di lealtà, di buona fede e di riservatezza.

Negoziazione assistita nelle contestazioni col datore di lavoro

La legge delega sul processo civile [1] ha introdotto la procedura della negoziazione assistita in caso di contestazioni col datore di lavoro. Significa, quindi, che il sindacato non è più necessario in caso di controversia tra un dipendente e l’azienda per cui lavora, ad esempio per un provvedimento disciplinare ritenuto ingiusto, per il mancato pagamento dello stipendio o perché non vengono rispettati i diritti fondamentali dei lavoratori.

Il dipendente, dunque, non dovrà obbligatoriamente rivolgersi a un sindacato, cioè non dovrà passare da una «sede protetta», come previsto finora affinché un accordo con il datore sia formalmente valido: potrà chiedere al suo avvocato di avviare la procedura della negoziazione assistita per cercare di risolvere la lite in modo amichevole con un’intesa perfettamente valida.

Viene in questo modo riconosciuto agli avvocati un ruolo determinante nelle controversie di lavoro, attraverso la loro assistenza nella negoziazione stragiudiziale che, con la legge approvata dal Governo, viene equiparata a quella svolta da un sindacato. Finora, le organizzazioni sindacali erano le uniche a poter certificare l’accordo davanti ad un soggetto pubblico, che si trattasse di un giudice, dell’Ispettorato territoriale del lavoro, di una commissione di certificazione.

Il vantaggio per le parti è quello di snellire l’iter burocratico per la risoluzione della controversia. Gli avvocati delle parti, attraverso la negoziazione tra loro, potranno raggiungere e validare l’accordo tra dipendente e datore di lavoro.


note

[1] Legge delega n. 206/2021.


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