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I vicini hanno diritto a vedere il progetto dei lavori?

23 Febbraio 2022
I vicini hanno diritto a vedere il progetto dei lavori?

Confinanti e condomini dello stesso edificio hanno diritto di accesso agli atti amministrativi con le autorizzazioni e i progetti depositati in Comune da chi fa i lavori di ristrutturazione?

Se un tuo vicino di casa o uno dei condomini che abita nel tuo stesso condominio decide di avviare dei lavori nel proprio appartamento avresti diritto a prendere visione della pratica da questi presentata in Comune e delle relative (ed eventuali) autorizzazioni ottenute oppure si tratta di informazioni coperte da privacy? 

La questione si è spesso posta nelle aule della magistratura amministrativa. I Tar si sono così confrontati con l’esigenza di contemperare la privacy da un lato con l’altrui diritto alla proprietà dall’altro. E, nel conflitto tra le due posizioni, ha vinto la trasparenza. Proprio di recente al Tar Lombardia è stata posta la seguente domanda: i vicini hanno diritto a vedere il progetto dei lavori? In gioco non c’era solo il rilascio del cosiddetto “titolo edilizio” (ossia il permesso di costruire) da parte dell’ufficio tecnico del Comune, ma l’intera documentazione presentata dal proprietario dell’immobile con il dettaglio delle opere da eseguire all’interno del proprio appartamento. Una questione riservata, a detta dell’interessato, il quale evidentemente e comprensibilmente non voleva rendere pubblici, per ragioni di privacy, i lavori per i quali aveva chiesto l’autorizzazione all’ufficio comunale.  

Secondo la sentenza in commento [1], il vicino o il condomino che abita nello stesso stabile ha diritto a vedere il progetto che il confinante intende realizzare a pochi metri dalla sua proprietà. E deve poterlo conoscere per intero.

L’art. 31 l. 17 agosto 1942 n. 1150, come sostituito dall’art. 10 l. 6 agosto 1967 n. 765, riconosce a chiunque la possibilità di prendere visione presso gli uffici comunali della licenza edilizia e dei relativi atti di progetto nonché di ricorrere contro il rilascio del titolo abilitativo in quanto in contrasto con le disposizioni di legge o di regolamento o con le previsioni di Prg e dei piani particolareggiati di esecuzione. Ma tale norma va interpretata nel senso di riconoscere a qualsiasi soggetto abitante nella medesima zona il diritto di accesso ai titoli abilitativi rilasciati in materia edilizia, riconoscendo in tali ipotesi la sussistenza di un interesse personale e concreto per la tutela di situazioni giuridiche rilevanti.

A tal fine è necessario presentare una istanza di accesso agli atti amministrativi, tramite raccomandata a.r., pec (posta elettronica certificata) o anche richiesta a mani e protocollata. A questa il Comune deve rispondere entro trenta giorni e, in tal caso, mostrare tutta la pratica edilizia a chi ha chiesto l’accesso civico. All’amministrazione, infatti, non basta esibire il titolo abilitativo concesso – ossia, come detto, il permesso di costruire – che si limita a richiamare altri atti, ma deve esibire al richiedente anche le relazioni tecniche e le tavole grafiche.

Che ne è della privacy? Secondo il Tar Lombardia, che in questo non fa che allinearsi alla giurisprudenza maggioritaria, non si pone alcun problema di tutelare l’altrui riservatezza. Del resto, il rispetto del regolamento edilizio ed urbanistico è un interesse generale che ciascun cittadino ha il diritto di effettuare indipendentemente dalle eventuali verifiche del Comune. Diversamente si arriverebbe al paradosso che, laddove i vigili urbani non dovessero fare alcuna verifica, eventuali abusi edilizi non potrebbero mai essere puniti. Certo, ci vuole un «interesse qualificato» per presentare l’istanza di accesso: non si possono assecondare le semplici curiosità. Così, a presentare la domanda al Comune può essere il vicino o chi possa essere pregiudicato dagli altrui lavori (per verificare che l’opera sia conforme alla normativa di settore), non già chiunque altro. 

L’obbligo di esibizione dei progetti non riguarda solo le opere effettuate da privati all’interno o all’esterno delle proprie abitazioni ma anche da eventuali attività commerciali che, a tal fine, non potranno appellarsi al segreto industriale. 


note

[1] Tar Lombardia, sent. n. 136/22.

Autore immagine: pixabay.com


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