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Come investire su se stessi?

23 Febbraio 2022 | Autore:
Come investire su se stessi?

Regole da seguire per una vita positiva: i suggerimenti per poter andare avanti e sperare in un successo.

Molte persone mi chiedono come investire su se stessi. Non so dare una regola generale, ma conosco bene la mia vita e so cosa ha influito di più. Dunque, per spiegarvi come investire su se stessi posso raccontarvi com’è andata la mia vita. 

A volte, tendiamo a dare poca importanza alle azioni delle persone che ci stanno attorno, valutandole singolarmente, senza però considerare che queste possono assumere un significato diverso in una prospettiva più ampia. Sarebbe come giudicare un piccolo vetro senza vedere in quale parte del mosaico si inserisce. 

La mia vita si è composta di tanti tasselli, in apparenza insignificanti: se presi singolarmente potevano apparire insignificanti, a volte inutili se non addirittura controproducenti. Ma alla fine, posti in fila indiana, hanno rivelato una perfetta concatenazione, come le tessere di un domino in cui il movimento del primo si ripercuote sull’ultimo, generando una reazione a catena. 

Tutto è partito da quando, all’indomani della laurea, ancora praticante avvocato, un amico mi offrì di scrivere per una webzine di musica rock: nulla in cambio, solo tanti album da ascoltare. Ho accettato e sono diventato uno degli autori più fecondi. «Quanto ti pagano?» mi chiesero i miei genitori, ancorati a una visione tradizionale dell’economia di scambio. Io rispondevo «Con l’esperienza». 

Qualche anno dopo, ho preso il titolo di avvocato e quegli stessi ragazzi mi suggerirono di aprire, all’interno dello stesso giornale, una rubrica che parlasse dei rapporti tra musica e diritto. «Qual è lo stipendio?» mi chiedevano gli altri. E io «Lo studio». 

Un paio di anni più tardi, dopo aver imparato come funziona il web e la Seo, e soprattutto avendo visto quante visualizzazioni ricevevano i miei articoli, ho pensato: «Perché, invece di scrivere per gli altri, non lo faccio per me stesso?». E ho aperto il mio blog. 

Scrivevo dalla mattina alla sera, sempre in materia di diritto d’autore, schierandomi a favore di una liberalizzazione del mercato del copyright. Qualcuno mi chiedeva «Cosa ci guadagni?» Io non lo sapevo e glissavo: «Qualcosa la ricaverò; ancora non so cosa e quando. Ma sono sicuro che qualcosa succederà». 

Ed è successo. Il direttore della Siae mi disse un giorno «Senti Angelo, invece di scrivere contro di noi, perché non scrivi per noi?». E così uno dei più grossi enti italiani mi affidò le sue pratiche. 

Poi venne la possibilità di collaborare all’università come esercitatore didattico. Ore e ore a fare lezioni, a esaminare i ragazzi, a seguire i tesisti. «Quanto ti paga l’università?» Neanche i soldi della benzina. Siamo in Italia del resto. Ma io ho acquisito la capacità di divulgare il diritto e spiegarlo a chi non ci capiva nulla. E quella è stata una grande svolta. 

Nel frattempo, però, il sito stava andando forte. E così ho iniziato a investire. Ho messo i banner pubblicitari. Ogni euro che guadagnavo lo reinvestivo. Nei primi tre anni, avrò investito nel progetto circa 60mila euro. 

Poi, sono arrivati i miei soci, i dipendenti, gli utili. Ed è arrivata la Rai che mi ha chiesto: «Perché non duplichi il tuo format in uno spazio nel corso di UnoMattina? Ti diamo una trasmissione quotidiana». Avrei dovuto trasferirmi a Roma e lasciare tutto. Promisi a mia moglie: «Andiamo, imparo e ce ne torniamo. Non voglio farmi attrarre dal vortice della tv». E così fu. Andammo, imparai e ce ne tornammo. 

Ma così come succede quando torni dall’estero, che impari una lingua nuova e vuoi continuare ad esercitarla per non perdere la pratica, al rientro nella mia città ho afferrato una telecamera e ho iniziato a creare dei video. Per esercizio. Perché ormai avevo rotto il ghiaccio col mondo dell’immagine. 

Ho aperto un canale YouTube. Non mi filava nessuno. A chi mi diceva: «Cosa ci guadagni?» rispondevo ormai sempre allo stesso modo. 

Poi, gli iscritti iniziarono ad arrivare ed a crescere vorticosamente. Ho capito che dovevo investire anche sui social. Ho creato un profilo Instagram ed ho iniziato a investire anche su questo. Foto, schede, stories: un sacco di tempo per divulgare. Mi chiedevano «Perché fai tutto questo?». Nessuno capiva che ormai c’era un filo conduttore che allineava tutte le mie azioni. 

Nel frattempo, è arrivata la Feltrinelli mi ha chiesto di pubblicare un libro su di me e sulla legge. Che in un giorno è diventato primo su Amazon, grazie sicuramente al suo contenuto ma anche a tutto ciò che avevo costruito prima.

Ed infine eccoci qua, con il nuovo progetto sulla Costituzione, l’ultimo tassello – per il momento – del domino. La prima tessera – ricordate? – fu la webzine di musica. Senza di quella non sarei mai arrivato dove sono ora. Tutto è stato conseguenza di un piccolo passo fatto in precedenza, apparentemente insignificante, a volte inutile se non addirittura  controproducente. Quando, all’epoca, i miei genitori mi chiesero: «Quanto ti pagano?» non ero in grado di rispondere. Ma oggi posso dire loro, e a tutti quelli che mi guardavano sacrificare il mio tempo per un lavoro non retribuito, che il compenso è arrivato a quasi 30 anni di distanza: una società con un fatturato a sette cifre, un canale YouTube con quasi 700mila iscritti, otto libri pubblicati di cui l’ultimo per una delle prime tre case editrici italiane.

Ci sono due modi per affrontare la vita: il primo è decidere, di volta in volta, quale porta aprire; il secondo è di aprirle tutte. Se ti limiti ad aprire solo alcune porte, risparmierai forse del tempo e non ti perderai in iniziative inutili e talvolta fallimentari. Ma non saprai mai se, dietro le porte rimaste chiuse, c’era l’occasione della tua vita. Se invece decidi di aprire tutte le porte non avrai mai questo dubbio. 

Nella mia vita ho sempre aperto la porta a tutte le occasioni che si sono presentate. È un mio aspetto caratteriale: dire «sì» senza fare calcoli o previsioni. Ho fallito. Ho fallito tantissime volte. Non ricordo più neanche quante. Ma ogni fallimento è stato un successo. Perché era il modo per imparare che, da quella via, non si va avanti. E così proseguivo per altre direzioni. 

Ecco cos’è il successo: far succedere qualcosa. E il mio “far succedere” è partito da un’unica semplice azione: un «sì» alla prima tessera del domino.

La favola dell’asino di Buridano ve l’ho già raccontata. C’è quest’asino che ha sempre vissuto felice: ogni sera, il suo padrone gli consegnava due balle di fieno, una a destra e una a sinistra, al di là staccionata in cui viveva, mangiava e dormiva. Aveva tutto. Un giorno ebbe il dono dell’intelligenza. E al momento di mangiare iniziò a domandarsi se fosse più razionale iniziare a mangiare il fieno a sinistra o quello a destra. Ci pensò così tanto che morì di fame.

Se pensate troppo ai vostri progetti non andrete da nessuna parte. Siate pragmatici. Iniziate a collocare la vostra prima tessera del domino. E posizionate anche le altre, anche se in apparenza vi sembrano inutili, staccate dal contesto e insignificanti. Un giorno, scoprirete che l’ultima tessera è stata possibile solo perché avete messo la prima. Come in una scala dove non si arriva all’ultimo gradino se non iniziate dal primo. 

Solo alla fine della vostra vita potrete dire cosa è stato davvero utile e cosa no. 

Peraltro, non pensate di poter ottenere il successo senza sforzarvi. Il fatto di essere portati per qualcosa non basta. Mozart era un genio ma si esercitava dalla mattina alla sera. Una ragazza con un fisico da modella è aiutata dalla natura ma se non tiene al proprio corpo lo rovinerà in breve tempo. Un ragazzo con braccia e gambe lunghe e un petto ampio sarà verosimilmente un ottimo nuotatore, ma non vincerà mai le gare se non si stremerà negli allenamenti per ridurre i tempi di ogni vasca.

Per vincere, nella vita, bisogna iniziare, fare, amare ciò che si fa, anche i propri fallimenti. E soprattutto bisogna sudare. Il sacrificio è alla base della trasformazione di ogni singola tessera del domino in un percorso concatenato. 

Certo, tutti abbiamo paura di sbagliare. Avere coraggio non significa non avere paura, ma non arrendersi anche se si è spaventati. E se non ti sacrifichi per i tuoi desideri, i tuoi desideri saranno sacrificati. Spesso, le persone non sono disposte a fare sacrifici per raddrizzare la propria vita. Quanto tempo dedichi all’intrattenimento e quanto all’istruzione?

Ogni sera, puoi scegliere se guardare due ore di televisione o se dedicare trenta minuti alla lettura di qualcosa che ti farà crescere. Ogni giorno, puoi decidere se stare sessanta minuti al cellulare o se conservarne venti per aumentare le tue conoscenze. Ogni mattina, puoi scegliere se dormire mezz’ora in più oppure se svegliarti prima e iniziare a lavorare sulla tua grande opera.

Certo, è un sacrificio, e la vita non deve essere solo ed esclusivamente fatica. Ma se non sei disposto tu a sacrificarti per ciò che desideri, sarà ciò che desideri ad essere definitivamente sacrificato.



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