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Liti fiscali: cosa sono?

24 Febbraio 2022
Liti fiscali: cosa sono?

Cause contro l’Agenzia delle Entrate, gli accertamenti e le cartelle esattoriali. La possibilità di rottamazione e sanatoria. Le liti fiscali: definizione e caratteristiche. 

Si sente spesso parlare di liti fiscali e sanatoria. Molti però non comprendono appieno il significato di questo termine. Cerchiamo allora di comprendere cosa sono le liti fiscali per stabilire anche quando si applicano le norme che ad esse si riferiscono. 

Cosa sono le liti fiscali?

In verità, non ci vuole molta fantasia a comprendere cosa sono le liti fiscali. Il nome ne dà già un’ampia descrizione, seppure non si tratti di una definizione giuridica. Sono le cause contro il fisco, nel 99% attivate dai cittadini o dalle aziende in veste di ricorrenti. Il fisco di solito si difende, non attacca quasi mai. Né avrebbe ragione di farlo, atteso che all’Agenzia delle Entrate e agli agenti per la riscossione non servono sentenze per obbligare il cittadino a pagare: basta emettere atti interni – come gli avvisi di accertamento o le cartelle esattoriali – poiché ad essi la legge dà la stessa forza e valore di una sentenza. Sono cioè titoli esecutivi. Il che significa che spetta piuttosto al cittadino che voglia opporsi e contestarne il fondamento, ricorrere al giudice e avviare la causa.

Dunque, le liti fiscali sono tutti i ricorsi azionati da privati e aziende contro gli organi dell’Amministrazione finanziaria, amministrazione intesa in senso lato: quindi, l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia delle Entrate Riscossione (che serve per riscuotere i crediti erariali e che, a breve, sarà accorpata nella stessa Agenzia delle Entrate), l’Agenzia dei Monopoli, le Dogane e, limitatamente alle questioni di carattere impositivo, i Comuni, le Province e le Regioni. 

Caratteristiche delle liti fiscali

La lite fiscale ha quindi, come prima caratteristica (sotto un profilo soggettivo), quella di vedere schierati, da un lato, un organo dell’amministrazione finanziaria e, dall’altro, un privato (sia esso persona fisica o giuridica).

La seconda caratteristica della lite fiscale è l’oggetto: il ricorso viene promosso contro le richieste di pagamento (le cosiddette «pretese impositive») che si sostanziano in atti formali. Non è mai possibile, ad esempio, fare causa all’Agenzia delle Entrate per un comportamento: si può ricorrere solo contro specifici atti elencati dalla legge. Di solito, si tratta di contestazioni di accertamenti per pagamento Irpef, Iva, Imu, Tari, bollo auto, imposta di registro, e così via. Tutte le liti fiscali hanno ad oggetto imposte e tributi.

La terza caratteristica delle liti fiscali è che possono essere decise solo da giudici speciali. Le questioni fiscali infatti sono di competenza esclusiva delle Commissioni Tributarie e non del tribunale ordinario. In primo grado, a decidere sono le Commissioni Tributarie Provinciali, in secondo le Commissioni Tributarie Regionali. In ultimo, c’è la Cassazione.

Altra caratteristica della lite fiscale è data dalla procedura, molto simile a quella di un normale ricorso contro gli atti amministrativi, ma con un limite fondamentale: le prove possono essere solo documentali. Non è possibile presentare dinanzi alle Commissioni Tributarie dei testimoni, a meno che non si tratti delle dichiarazioni verbalizzate dalla finanza all’atto di un accertamento sul luogo di lavoro del contribuente.

Le liti fiscali, in sintesi, sono normali cause – che si introducono con atto di ricorso notificato all’amministrazione controparte – e che, come tutte le cause, terminano con una sentenza vincolante per tutte le parti. Sentenza che, come detto, può essere appellata. 

La mediazione tributaria 

Per tutte le liti tributarie di valore fino a 20.000 euro è necessario, prima di presentare ricorso, effettuare la cosiddetta mediazione tributaria. Di cosa si tratta? Detto in parole povere, è un tentativo che si fa con l’amministrazione, facendole conoscere il ricorso in anticipo, di ravvedersi e tentare una soluzione bonaria. 

La mediazione è obbligatoria: nel senso che il contribuente, che non sia d’accordo con le pretese fiscali di cui si è detto (e non sia riuscito a concordarne la riduzione o l’annullamento, in sede di contraddittorio preventivo, accertamento con adesione o autotutela), prima di portare la vertenza all’attenzione del giudice tributario deve obbligatoriamente presentare un’istanza di mediazione allo stesso ente impositivo.

Tale istanza dev’essere contenuta direttamente nell’atto di ricorso in giudizio: e dunque va presentata nel termine per impugnare (i 60 giorni dalla notifica dell’atto). In questo modo, il contribuente “anticipa” all’ufficio il contenuto della causa che è in procinto di intentare; e l’ufficio avrà la possibilità di rivedere la pretesa, annullandola o ribassandola, sulla base delle argomentazioni e degli elementi segnalati dall’altra parte.

Allo scopo di facilitare la decisione dei contribuenti di comporre le liti (e di rendere più celere l’incasso), è previsto l’abbattimento delle sanzioni al 35% del minimo di legge (da applicarsi sull’imposta come ridotta in mediazione) e la possibilità di pagare ratealmente. 

Se invece la mediazione non va a buon fine, dopo 90 giorni dalla sua presentazione, il contribuente potrà depositare al giudice l’atto di ricorso “anticipato” all’ufficio.

La rottamazione delle liti fiscali

A volte la legge riconosce la possibilità di rottamare le cartelle a condizione che vengano abbandonate le liti fiscali ossia il ricorso per ottenerne l’integrale annullamento. Non è mancata anche la possibilità di rottamare le liti fiscali, pagando solo una parte della pretesa impositiva: una sorta di conciliazione.



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