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È possibile registrare l’insegnante?

24 Febbraio 2022
È possibile registrare l’insegnante?

Conversazioni, interrogazioni e lezioni in classe: si può fare una registrazione di quello che dice il docente oppure viola la privacy?

L’insegnante è un pubblico ufficiale; ciò non toglie però che possa compiere abusi o errate valutazioni. Ma poiché le attestazioni del docente, per come documentate nel registro di classe (che è un atto pubblico) fanno piena prova, sicché sconfessarle risulta particolarmente complicato sotto un profilo legale (salvo, nel caso delle interrogazioni, chiedere un’ulteriore verifica al dirigente scolastico secondo le procedure previste dalla legge), l’unica prova che potrebbe salvare l’alunno o i suoi genitori è quella fonografica. Di qui la domanda: è possibile registrare l’insegnante? Si può, ad esempio, nascondere uno smartphone in tasca e così immortalare una conversazione col docente, un’interrogazione o la stessa lezione da questi tenuta in classe? Cosa prevede a riguardo la legge sulla privacy? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione. Per ognuna di queste ipotesi sarà bene dedicare un’apposita trattazione. 

Si può registrare una conversazione con l’insegnante?

La giurisprudenza della Cassazione ritiene legittimo registrare le conversazioni all’insaputa degli altri, a patto di non allontanarsi dal luogo ove si tiene la discussione e, quindi, di far percepire a chi parla la presenza di chi registra. Sarebbe ad esempio illegittimo, nel corso di una riunione di classe, fingere di andare al bagno e lasciare, nascosto sulla propria sedia, un registratore che possa captare ciò che gli altri dicono in propria assenza. Viceversa, in caso di colloquio a due o con più persone, è possibile effettuare la registrazione anche se vi partecipa l’insegnante. 

La registrazione deve però servire solo come prova per difendere un proprio diritto dinanzi al giudice o alle autorità pubbliche (ad esempio per sporgere una querela dinanzi alla polizia o ai carabinieri). Anche il dirigente scolastico è un pubblico ufficiale: sicché la registrazione potrà essere prodotta a questi se serve per attestare un illecito commesso dall’insegnante. 

La registrazione viene ormai considerata una valida prova all’interno del processo, anche se fatta con mezzi di proprietà del cittadino (come uno smartphone) [1]. In altri termini, non è necessario ricorrere alla polizia affinché effettui le intercettazioni ambientali. Non si può quindi invocare la tutela della privacy del docente che, laddove si tratti di esercitare un diritto costituzionale, come quello alla difesa giudiziale, trova un limite invalicabile.

Ne consegue che si può registrare una conversazione con l’insegnante, e lo può fare tanto l’alunno (benché minorenne), tanto il genitore o chi ne fa le veci. Né un regolamento scolastico che proibisca l’uso dei registratori nei corridoi della scuola o nelle classi potrebbe disporre diversamente.

È chiaro però che il file poi dovrà essere custodito gelosamente: non potrà essere pubblicato o diffuso tramite chat. Chi ne ha la disponibilità ne è anche responsabile. Se dovesse inoltrarlo a terzi e questi, a loro volta, dovessero renderlo pubblico, il soggetto che ha eseguito la registrazione potrebbe essere tenuto a risarcire il danno per la lesione dell’altrui privacy. E ciò anche se il file contiene le prove di un reato: difatti solo la legge, per come applicata dal giudice, può decidere quale debba essere la sanzione per chi commette un crimine, non anche il privato con la pubblica gogna. 

Si può registrare una interrogazione?

Per lo stesso motivo, è anche possibile registrare una interrogazione, magari al fine di preservarsi la prova dell’esito della stessa e sottoporre a critica il giudizio del docente. L’alunno potrebbe cioè utilizzare il file per dimostrare al dirigente scolastico, o a un eventuale giudice interessato della questione, la propria preparazione e l’errata valutazione a cui è stato soggetto. 

La registrazione potrebbe costituire prova di un atteggiamento prevaricatore dell’insegnante nei confronti dell’alunno, delle offese proferite in classe nei suoi riguardi (cosa che farebbe scattare a suo carico il reato di diffamazione o, cosa ancora più grave, di maltrattamenti laddove la condotta dovesse ripetersi nel tempo) oppure di un particolare accanimento in sede di verifica (si pensi a un insegnante che interroghi un alunno tutti i giorni o la cui interrogazione duri molto più del dovuto; si pensi anche al caso di un’interrogazione ove vengano fatte domande non pertinenti al programma).

Si può registrare una lezione di un professore?

Tanto in ambito universitario quanto liceale è possibile che i regolamenti d’istituto vietino l’utilizzo dei cellulari in classe, imponendo che gli stessi vengano spenti o consegnati al docente. Questo però non toglie che l’alunno non possa registrare la lezione dell’insegnante, senza che questi possa opporsi. 

Qui non è più in gioco né la privacy, né l’eventuale lesione del diritto d’autore (visto che anche la lezione è comunque un’opera dell’ingegno, per quanto verbale). 

Quanto al diritto d’autore, lo stesso subisce una deroga laddove l’opera altrui venga utilizzata o “duplicata” per fini di studio (così dispone l’articolo 71bis della legge sul diritto d’autore [2]). Dunque, la registrazione che serve per memorizzare meglio le parole del docente è di certo legittima, sicché il professore o il preside non potranno punire o tantomeno denunciare l’alunno sorpreso. Attenzione: la registrazione non può essere diffusa, pubblicata online, condivisa in chat, né utilizzata per schernire il docente o per altri biasimevoli motivi. 

Quanto ai profili della privacy, non ci può essere alcuna lesione della riservatezza del docente nel registrare la sua lezione atteso che la stessa avviene proprio alla presenza dell’alunno il quale quindi ne prende cognizione con la propria presenza fisica in classe. Dunque, non si può parlare dell’acquisizione illegittima di informazioni riservate, proprio perché rese pubbliche dal docente stesso (almeno ai presenti in classe). La legge non prevede alcun limite o divieto di registrare tanto una lezione quanto una conversazione a cui partecipano studente/i e docente. Pertanto, è da considerare illegittima la pretesa dell’insegnante di subordinare la registrazione della lezione alla propria preventiva autorizzazione. Come detto, l’utilizzo di un’opera altrui per fini di studio può avvenire anche senza il consenso dell’autore. 

Lo stesso Garante della Privacy ha detto che «è lecito registrare la lezione per scopi personali, ad esempio per motivi di studio individuale, compatibilmente con le specifiche disposizioni scolastiche al riguardo. Per ogni altro utilizzo o eventuale diffusione, anche su Internet, è necessario prima informare le persone coinvolte nella registrazione (professori, studenti…) e ottenere il loro consenso» [3].


note

[1] Cass. Civ., Sez. III, Ord. n. 1250/2018 e Cass. Pen., Sez. V, Sent. n. 41421/2018.

[2] Art. 71-sexies, Legge 633/41: «La riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, nel rispetto delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater» (ossia gli strumenti di protezione anti-copia predisposti dai titolari di diritti d’autore, p. es. su CD e DVD). Al quarto comma si dispone che «nonostante l’applicazione delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater, la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo, possa effettuare una copia privata, anche solo analogica».

[3] Garante per la protezione dei dati personali, FAQ Scuola e Privacy


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