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Quando non si può denunciare per calunnia una persona

24 Febbraio 2022
Quando non si può denunciare per calunnia una persona

Quando accusare ingiustamente una persona è reato: gli estremi per la calunnia. 

È quasi automatico pensare di poter denunciare per calunnia chi, in precedenza, ha sporto una denuncia o una querela infondata, o priva di prove, contro un’altra persona. Ma una simile affermazione non è corretta. Il reato di calunnia, infatti, presuppone una serie di condizioni non a tutti note. Il rischio di un eventuale errore è quello di dover pagare un avvocato per un processo penale che poi si risolverebbe in un’assoluzione (sempre ammesso che le indagini non vengano archiviate prima di giungere al dibattimento).

È bene dunque sapere quando non si può denunciare per calunnia una persona, tenendo conto di tutte quelle che, sino ad oggi, sono state le indicazioni della Cassazione. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la calunnia?

La calunnia è il reato che commette chi accusa ingiustamente una persona che sa essere innocente. 

Pertanto, gli elementi essenziali della calunnia sono: 

  • la malafede di chi agisce; 
  • la non colpevolezza della vittima. 

L’accusa deve essere sporta dinanzi a un giudice o a un’autorità che abbia il dovere di informare di ciò il giudice. 

Non c’è calunnia quindi se l’accusa avviene, ad esempio, dinanzi al datore di lavoro, al docente, all’amministratore di condominio o dinanzi a qualsiasi altro privato. In queste ipotesi si potrà tutt’al più parlare di una diffamazione, sempre ammesso che l’accusa sia percepita da almeno due o più persone, anche se non presenti nello stesso contesto temporale. Ad esempio commetterebbe diffamazione chi va a dire in giro di un soggetto che è un mafioso, parlando prima con una persona, poi con un’altra, poi con un’altra ancora.

La calunnia è un reato contro l’amministrazione della giustizia. E siccome la giustizia è un interesse generale, la calunnia è procedibile d’ufficio. Dunque, anche nel caso in cui venga ritirata la denuncia per calunnia, il procedimento penale andrà ugualmente avanti. 

Quando c’è calunnia?

Abbiamo appena detto che la calunnia presuppone la malafede di chi agisce. In termini giuridici si parla di «dolo». In buona sostanza, chi accusa deve essere consapevole che la persona accusata (contro cui cioè sporge la querela o la denuncia) è pienamente innocente. 

Come vedremo a breve, il semplice fatto di nutrire dei dubbi o di non avere le prove per dimostrare l’altrui colpevolezza, o anche il fatto di ignorare la corretta interpretazione della legge penale, esclude la calunnia. In questi casi, quindi, ogni denuncia per calunnia deve essere archiviata. 

Quando non c’è calunnia?

Sono diversi i casi in cui non è possibile denunciare una persona per calunnia. Li elencheremo qui di seguito.

Non c’è calunnia quando si accusa una persona ritenendo che il comportamento da questa commesso sia un reato quando invece non lo è. È vero: la legge non ammette ignoranza, ma la calunnia – come anticipato – presuppone la malafede, ossia la consapevolezza di accusare una persona innocente. Dunque, l’ignoranza sulla corretta interpretazione della legge penale non implica dolo e quindi non comporta responsabilità per calunnia.

Per cui se il fatto è vero – ossia se il comportamento è stato effettivamente commesso – ma, pur se descritto nella querela come reato, non lo è, il querelante non può essere condannato per calunnia se ha comunque riportato la verità (si pensi a chi denuncia una persona per aver fumato in una scuola).

Non c’è inoltre calunnia quando si accusa una persona di un fatto che in realtà non ha commesso, purché l’errore in cui è caduto il denunciante sia avvenuto in buona fede. Si pensi a una persona che denuncia l’amministratore di condominio per appropriazione indebita sul presupposto di una non corretta analisi dei bilanci condominiali. Dunque, si può accusare qualcuno, senza rischiare la calunnia, anche se la vicenda, in realtà, è differente da come prospettata o anche se, alla fine del processo, il soggetto accusato dovesse essere innocente.

Allo stesso modo, non si è responsabili per calunnia se le prove raccolte contro l’accusato sono insufficienti o del tutto mancanti o inutilizzabili nel processo (si pensi a una registrazione fatta in violazione delle norme sulla privacy). Scatterebbe invece la calunnia se le prove dovessero risultare falsificate appositamente dal denunciante (si pensi alla falsificazione di una firma). 

Infine, non c’è calunnia se l’imputato ha come unica difesa possibile quella di accusare un terzo [1]. 

L’imputato che falsamente accusa un terzo del reato che gli viene contestato non è punibile per la calunnia se non travalica i limiti della difesa. L’affermazione falsa deve però essere indispensabile: cioè l’unico strumento di difesa a disposizione dell’imputato. 

Quindi, accusare un terzo – sapendo che questi è innocente – fa venir meno il reato di calunnia se vi è stretta connessione funzionale: la falsa accusa deve essere «essenziale» alla difesa.


note

[1] Cass. sent. n. 6598/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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