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Articolo 83 Costituzione: spiegazione e commento

28 Febbraio 2022
Articolo 83 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 83 sulle modalità di elezione del presidente della Repubblica. Cosa cambia con la riduzione dei parlamentari.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Il tutore neutrale e imparziale della Costituzione

L’articolo 83 apre il Titolo II della Costituzione dedicato alla figura, al ruolo e ai poteri del presidente della Repubblica. Come noto, il Capo dello Stato rappresenta la più alta istituzione italiana. A differenza di altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti d’America, non ha una funzione governativa, cioè non determina la politica nazionale, ma ha un ruolo indipendente e imparziale a difesa dei valori della Costituzione, con neutralità e imparzialità.

In un certo senso, il lavoro del nostro Presidente è più simile a quello del Re di Spagna che non a quello del Presidente americano. Quest’ultimo, come detto, esercita un potere politico con funzione esecutiva che l’inquilino del Quirinale non ha. Il monarca spagnolo invece, pur non essendo eletto dal Parlamento perché appartenente a una dinastia reale basata su altre logiche, si limita a garantire il corretto funzionamento della macchina istituzionale, impedendo che vengano stravolti o violati i princìpi costituzionali, ascoltando i presidenti delle Camere ed il capo del Governo quando è necessario e promulgando le leggi che gli vengono sottoposte.

In linea di massima, queste sono le funzioni anche del nostro presidente della Repubblica: porsi come un potere neutro con funzioni di suprema garanzia dell’unità del Paese e di controllo sugli organi costituzionali, oltre a promuovere l’immagine e le capacità produttive dell’Italia in tutto il mondo.

Ciò non vuol dire che la massima carica istituzionale debba essere occupata da una persona apolitica: tutti i presidenti che si sono insediati finora provenivano dai partiti. Nel momento in cui, però, giurano fedeltà all’Italia e alla Costituzione come capi di Stato, non possono imporre ai governanti il loro pensiero politico: semmai, dovrà limitarsi a suggerire, a favorire o ad attenuare determinati indirizzi.

L’elezione del Presidente in seduta comune

L’importanza che riveste la carica di presidente della Repubblica comporta che la sua elezione venga fatta dal maggior numero possibile di rappresentanti del popolo. Per questo motivo, l’articolo 83 della Costituzione impone che a nominare un nuovo Capo dello Stato siano i parlamentari in seduta comune, cioè a Camere unificate. L’obiettivo è garantire che il candidato goda di un consenso unitario nei due rami del Parlamento. A loro si aggiunge un numero di rappresentanti delle Regioni, affinché i territori siano maggiormente partecipi,

La rielezione di Sergio Mattarella, il 29 gennaio 2022, è avvenuta con l’ormai «vecchio Parlamento», cioè quello formato da 630 deputati e 315 senatori. Nella successiva legislatura (e, quindi, nel prossimo voto per il Quirinale) sarà già in vigore la riforma che ha ridotto il numero di parlamentari. Pertanto, il successore di Mattarella verrà eletto da 400 deputati e da 200 senatori, oltre ai delegati delle Regioni.

Al fine di garantire maggiore autonomia al Presidente, il voto è segreto. Nello spirito della Costituzione, questa norma mira a garantire maggiore indipendenza al Capo dello Stato il quale, non sapendo chi gli ha espresso il suo consenso, non deve renderne conto a nessuno. In verità, le intenzioni di voto espresse dai leader politici prima delle votazioni fanno capire benissimo chi vota per chi. Ciò nonostante, il Presidente continua a non renderne conto a nessuno, se non a sé stesso e al popolo italiano.

Ampi consensi, si diceva poco fa. L’articolo 83 della Costituzione stabilisce che l’elezione del presidente della Repubblica avvenga nei primi tre scrutini con una maggioranza qualificata, vale a dire con il voto di almeno due terzi degli aventi diritto. Dalla quarta votazione in poi, e per non rendere il processo estremamente lungo, basta la maggioranza assoluta di tutti gli elettori, quindi la metà più uno.

Qualche dato curioso, infine. Il primo presidente eletto fu Enrico De Nicola, nel giugno del 1946, ai tempi in cui la Repubblica vinse al referendum sulla monarchia. Venne scelto con il 77,4% dei consensi. Il presidente più votato è stato Sandro Pertini, nel 1978, con l’83,6%. Quello, invece, meno votato è stato il suo predecessore Giovanni Leone, nel 1971, con il 52% delle preferenze.



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