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Articolo 84 Costituzione: spiegazione e commento

1 Marzo 2022
Articolo 84 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 84 su chi può essere eletto presidente della Repubblica e sullo stipendio del Capo dello Stato.

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

Chi può fare il presidente della Repubblica?

Una delle domande più comuni che si fanno ai bambini è: «Cosa vuoi fare da grande?». Non è escluso che qualche fanciullo risponda: «Il presidente della Repubblica». Seguono risate e occhiate di tenerezza tra genitori e nonni. Figurati, chissà che cosa ci vorrà per diventare presidente della Repubblica. Chissà cosa dovrai studiare, quante lauree dovrai avere, quante persone dovrai conoscere… Dubbi legittimi, ma solo in parte.

L’articolo 84 della Costituzione elenca quei pochi requisiti che servono per varcare la soglia del Quirinale da padrone di casa. Ci dice, cioè, chi può fare il presidente della Repubblica. E già di per sé è una cosa bella. Perché ci dimostra che «la Regina delle leggi italiane», cioè la Costituzione, non entra subito a gamba tesa. Non dice chi NON può fare il Presidente. Non cala giù delle sbarre per chiudere l’ingresso al Quirinale ma le alza e spiega quel tanto che ci vuole per poter diventare la più alta carica dello Stato. È solo teoria? Certo, non potrebbe essere altrimenti: d’altra parte, la Costituzione elenca dei princìpi e dei diritti. Agli uomini e alle donne che devono applicarla, il compito di restare fedeli a quello che vi è scritto e non a ciò che fa comodo.

E sempre in linea teorica, cioè secondo la Costituzione – che, alla fine, è quella che detta legge –, i requisiti richiesti per fare il presidente della Repubblica sono quattro. Il primo: essere cittadino italiano. E qui la Carta costituzionale fa un’eccezione a sé stessa. L’articolo 51, infatti, dice che «la legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica». Questo passaggio viene escluso per quanto riguarda la carica di presidente della Repubblica.

Secondo requisito: aver compiuto almeno i 50 anni al momento dell’elezione, il che fa presupporre di avere raggiunto la maturità e l’esperienza di vita sufficienti per svolgere questo ruolo.

Il terzo requisito vuole che il candidato Presidente abbia il diritto di voto. In questo modo, la Costituzione si vuole assicurare che chi aspira al gradino più alto del Colle non abbia limitati i propri diritti civili da cittadino per una di queste ragioni:

  • l’incapacità civile, cioè un’alterazione psico-fisica (in grado di impedire alla persona di occuparsi dei propri interessi);
  • una sentenza penale irrevocabile, compresa quella che porta all’interdizione perpetua dai pubblici uffici;
  • l’indegnità morale in quanto la persona è sottoposta a misure di prevenzione, a misure di sicurezza detentive (ad esempio, l’ospedale psichiatrico giudiziario), alla libertà vigilata e al divieto di soggiorno in uno o più Comuni indicati dalla legge.

Infine, il quarto requisito richiesto dalla Costituzione per potersi candidare alla Presidenza della Repubblica è quello di non essere stato privato di occupare una carica pubblica.

Per diventare Capo dello Stato non è necessario essere parlamentare – anche se tutti nella storia della Repubblica lo sono stati al momento dell’elezione, ad eccezione di Carlo Azeglio Ciampi.

Per il bambino interrogato dai nonni su quello che vuole fare da grande, dunque, non ci sono degli ostacoli insuperabili sulla strada che porta al Quirinale: gli basta essere italiano, essere almeno cinquantenne, non avere mai avuto dei guai con la giustizia e non avere delle patologie che lo rendano incapace di intendere e di volere.

Il ruolo di Presidente è incompatibile con altre cariche

Tra le cose che il nostro piccolo aspirante presidente della Repubblica deve avere ben chiare in testa è il fatto che o fa il Capo dello Stato o fa qualcos’altro: una volta che ha prestato giuramento come Presidente, decadono automaticamente tutti gli altri incarichi, a meno che possa chiedere un’aspettativa fuori ruolo.

Se si tratta di un parlamentare o di un dirigente di partito, è di norma che lasci formalmente anche questi impegni, vista l’esigenza di rivestire un ruolo super partes. Si chiama «principio di correttezza costituzionale».

Lo stipendio e la dotazione del presidente della Repubblica

Con ogni probabilità, chi è fuori dalla politica è curioso di sapere quanto guadagna il presidente della Repubblica. L’articolo 84 della Costituzione si limita a dire che «l’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge». Ciò significa che si delega il Parlamento, in quanto detentore della funzione legislativa, a fissare lo stipendio del Capo dello Stato.

E che cosa dice la legge? Un decreto del 2015 firmato da Sergio Mattarella dispone innanzitutto il divieto di cumulo tra stipendio e pensioni erogate da pubbliche amministrazioni. Pertanto, se chi viene eletto Presidente ha lavorato per un ufficio statale e prende la pensione, il suo assegno previdenziale non è cumulabile con quello presidenziale.

Detto questo, quanto guadagna il Capo dello Stato? La sua retribuzione annua è di 239.000 euro lordi annui, pari a 18.300 euro lordi al mese per 13 mensilità. Se è già stato parlamentare, ha diritto anche a percepire il vitalizio per la vecchia carica di senatore o di deputato, cioè a:

  • quasi 2.500 euro al mese dai 65 anni, se alle spalle si ha un solo mandato;
  • quasi 5.000 euro al mese, con decorrenza dai sessant’anni, quando si è stati in Parlamento per due mandati;
  • oltre 7.000 euro mensili, sempre con decorrenza dal sessantesimo anno di età, se si è stati in Parlamento per tre mandati.

In sintesi: il presidente della Repubblica ex parlamentare guadagna, oltre ai 239.000 euro lordi annui, anche diverse migliaia di euro a titolo di vitalizio. Ad esempio, un Capo dello Stato che sia stato parlamentare per tre legislature, guadagnerà circa 330mila euro lordi annui (239mila euro più 91mila euro di vitalizio).

Ma l’articolo 84 della Costituzione dice che il Presidente, oltre al suo assegno, ha diritto anche alla «dotazione», anch’essa determinata per legge. Si parla del personale addetto al Segretariato generale alla Presidenza, di cui fanno parte tutti gli uffici e i servizi presidenziali e per l’amministrazione della dotazione. Insomma, lo staff che collabora più strettamente con il Capo dello Stato e che viene scelto personalmente da ogni Presidente.



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