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Quanti giorni per sostituire un prodotto difettoso?

27 Febbraio 2022
Quanti giorni per sostituire un prodotto difettoso?

Garanzia al consumatore: dopo quanto tempo è possibile chiedere la restituzione dei soldi spesi? I termini per riparare o per sostituire un oggetto con difetti di fabbricazione. 

Abbiamo più volte trattato del diritto di garanzia che spetta a chiunque acquisti un prodotto difettoso (sia che ciò avvenga in un negozio fisico che online). La garanzia deve durare minimo due anni per chi compra in veste di consumatore (ossia senza partita Iva); è invece di un solo anno per chi compra in veste di professionista (ossia con partita Iva, chiedendo la fattura), per soddisfare quindi esigenze legate al proprio lavoro.

Attenzione però: se il prodotto dovesse risultare difettoso, l’acquirente non ha diritto a ottenere l’immediata restituzione di quanto pagato. Prima deve dare al venditore una di queste due possibilità: la sostituzione della merce rotta o la riparazione. La scelta tra le due opzioni è in mano all’acquirente. Solo se queste soluzioni dovessero risultare impraticabili ed eccessivamente onerose per il venditore, il consumatore potrebbe chiedere la risoluzione del contratto (ossia il rimborso del prezzo pagato, dietro restituzione del prodotto) o uno sconto proporzionato al valore ridotto del bene difettoso.

Di qui il ricorrente dubbio: quanti giorni ci sono per la sostituzione di un prodotto difettoso? È proprio dalla risposta a tale quesito infatti che dipende la possibilità per il consumatore di farsi restituire i soldi spesi. Difatti, una volta che il termine per la sostituzione è scaduto, è possibile pretendere la risoluzione del contratto.

Il problema dei lunghi tempi di attesa è frequente. Spesso succede che, una volta consegnato al venditore il prodotto difettoso, questi lasci trascorrere molti giorni, se non addirittura settimane,  addossando la responsabilità al centro di riparazione o al produttore, ma di fatto frustrando le esigenze che l’acquirente voleva soddisfare con il prodotto in questione. Si pensi al caso di chi compri una telecamera per filmare i momenti migliori delle proprie vacanze e, una volta rilevato il vizio e riportato il prodotto dal negoziante, questo glielo restituisca solo quando le ferie sono finite. 

Insomma, quanto tempo c’è per riparare o sostituire un prodotto difettoso? La questione è disciplinata dall’articolo 130 del codice del consumo, al quinto comma. La norma dice chiaramente e con linguaggio comprensibile a tutti: «Le riparazioni o le sostituzioni devono essere effettuate entro un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore, tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene».

Cosa significa nella pratica? Che tutto va valutato caso per caso in base ai seguenti parametri:

  • la natura del bene e quindi la possibilità di disporre di un magazzino da cui attingere. Una cosa è ottenere la sostituzione di un’auto con un’altra nuova, un’altra con un frullatore;
  • lo scopo perseguito dal consumatore nell’acquisto di tale bene: ad esempio, se una persona compra un addobbo natalizio non ha più senso che il venditore glielo sostituisca dopo gennaio.

La norma quindi tenta di contemperare le esigenze del venditore/produttore con gli interessi dell’acquirente. 

In ogni caso, si afferma espressamente che, tanto la sostituzione quanto la riparazione non devono arrecare inconvenienti al consumatore, come ad esempio la necessità di spedire il prodotto, di recarsi a un centro di raccolta per ritirare quello nuovo e così via. Tutta la procedura deve essere gestita dal venditore il quale deve perciò farsi garante del buon esito della garanzia.

Se l’acquirente dovesse ritenere che i tempi di attesa per la sostituzione del prodotto o per la sua riparazione sono eccessivi, e quindi di aver perso ogni interesse al prodotto stesso, dovrebbe prima inviare una diffida al venditore con cui gli assegna un termine ultimo per adempiere, con l’avviso che, scaduto detto termine, il contratto si intenderà automaticamente risolto. 

Non dimentichiamo che, qualora la sostituzione o la riparazione dovessero rilevarsi impossibili o economicamente svantaggiose, o qualora – come appena anticipato – i tempi dovessero protrarsi oltre gli interessi dell’acquirente, questi avrebbe la possibilità di esercitare il diritto di recesso dal contratto e quindi di pretendere la restituzione dei soldi spesi. 



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