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Cosa succede se non si approva il rendiconto?

29 Luglio 2022 | Autore:
Cosa succede se non si approva il rendiconto?

Bilancio condominiale: quali sono le conseguenza se l’assemblea decide di non approvarlo? Senza riparto si possono recuperare i crediti?

Il rendiconto, più conosciuto come bilancio, è quel prospetto contabile in cui sono contenute tutte le entrate e le uscite della gestione di un ente. Si tratta di un documento fondamentale, anche per il condominio: la legge stabilisce infatti che l’amministratore deve convocare annualmente l’assemblea per l’approvazione del bilancio condominiale. Se l’amministratore viene meno a questo obbligo, può addirittura essere revocato facendo istanza al giudice. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare aspetto: vedremo cosa succede se non si approva il rendiconto.

Il bilancio condominiale deve essere approvato dall’assemblea con propria delibera, esattamente come si fa per qualsiasi altra decisione. Ciò significa che i condòmini potrebbero anche non approvare il rendiconto, magari perché lo ritengono sbagliato; addirittura, potrebbero non approvarlo senza nemmeno fornire una giustificazione, oppure perché non si raggiunge nemmeno il quorum costitutivo minimo. Cosa succede se non si approva il rendiconto? Quali sono le conseguenze principali di questa scelta e come deve comportarsi l’amministratore? Scopriamolo insieme.

Rendiconto condominiale: cos’è?

Il rendiconto non è altro che il bilancio del condominio, cioè quel documento in cui sono riportate tutte le entrate e le uscite della compagine, oltre a ogni altro dato inerente alla sua situazione patrimoniale, con riguardo all’annualità pregressa, cioè già conclusa.

Rendiconto: chi lo prepara?

Il rendiconto è redatto dall’amministratore, cioè dalla persona che gestisce il condominio e che meglio di tutte conosce la situazione economica dell’edificio.

Rendiconto: chi lo approva?

Il rendiconto deve essere approvato annualmente dall’assemblea dei condòmini.

Per la precisione, la legge fa obbligo all’amministratore di convocare l’assemblea per l’approvazione del rendiconto entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (che non deve coincidere obbligatoriamente con l’anno solare).

Se l’amministratore viene meno a questo dovere, commette una grave irregolarità per la quale ogni singolo condomino può chiedere al tribunale la revoca giudiziale dell’amministratore stesso.

Rendiconto: cosa succede se non si approva?

Come detto in apertura, l’assemblea potrebbe anche non approvare il rendiconto che le è stato proposto dall’amministratore. Ciò in genere accade quando il bilancio è stato redatto male, presenta qualche errore oppure non è conforme al preventivo.

Il rendiconto potrebbe però essere rifiutato dall’assemblea anche per motivi diversi, ad esempio solo per mettere in crisi l’amministratore, perché i condòmini non vogliono riunirsi o per mero ostruzionismo.

Cosa succede se il rendiconto non si approva? Ebbene, l’effetto principale è quello di rendere più difficoltoso il recupero dei crediti presso i condòmini morosi. E infatti, la legge [1] stabilisce che «Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione …».

Anche la giurisprudenza [2] dice che con l’approvazione delle spese contenute nel rendiconto si approva lo stato di ripartizione definitivo che legittima l’amministratore ad agire contro i condòmini per il recupero delle quote poste a loro carico.

In pratica, non approvare il rendiconto significa privare l’amministratore del più potente strumento di recupero del credito: il decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

Ciò tuttavia non significa che l’amministratore non possa agire contro i condòmini morosi, ma solamente che non può farlo con il rimedio veloce ed efficace del decreto d’ingiunzione subito esecutivo.

La mancata approvazione del bilancio rende più complicato per l’amministratore anche recuperare alcune spese che ha anticipato per conto del condominio.

Pure in questo caso, però, il fatto che l’assemblea non abbia voluto riconoscere il rendiconto, e quindi le spese in esso contenute, non significa che l’amministratore non possa chiederne la restituzione: è sufficiente dimostrare il suo credito per altre vie, cioè con documenti diversi dal bilancio (non approvato), per poter agire in tribunale per ottenere la restituzione di quanto anticipato.

E ancora, alcune spese ordinarie previste all’interno di contratti di durata pluriennale (ad esempio, il contratto del portiere, della manutenzione dell’ascensore, ecc.) non necessitano nemmeno dell’approvazione finale, visto che sono somme pacifiche sulle quali l’assemblea potrebbe esprimersi solo per certificare delle uscite già note.

In altre parole, l’approvazione di voci di spesa contenute in altri documenti scritti non è indispensabile, a meno che non vi siano degli scostamenti (da dimostrare).

Insomma: le conseguenze della mancata approvazione del rendiconto non sono irrimediabili. Ecco perché rifiutarsi di approvarlo comporta quasi sempre un danno per il condominio stesso.

Peraltro, anche qualora nel bilancio ci fossero degli errori, sarà sempre possibile chiedere all’amministratore di correggerli e, successivamente, di convocare nuova assemblea per l’approvazione.


note

[1] Art. 63 disp. att. cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 454 dell’11 gennaio 2017

Autore immagine: canva.com/


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