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Quando è considerato furto?

29 Luglio 2022 | Autore:
Quando è considerato furto?

Tutti gli elementi essenziali per aversi il reato di furto: l’impossessamento del bene mobile altrui; la sottrazione a chi lo detiene; l’ingiusto profitto.

Il furto è il reato più vecchio del mondo e, probabilmente, il più diffuso. In effetti, ci vuole poco per commetterlo: basta prendere volontariamente una cosa altrui senza chiedere il permesso. In realtà, come vedremo nel prosieguo, per la legge si può avere furto solamente al ricorrere di determinate condizioni; ciò significa che potrebbe non essere sufficiente appropriarsi di un bene di altri per potersi avere reato. Quando è considerato furto?

Come si vedrà, per aversi furto occorre impossessarsi di un bene mobile altrui sottraendolo a chi lo detiene legittimamente, con la precisa intenzione di trarne un profitto. Ciò significa che non si commette furto se si occupa un terreno altrui oppure se si prende una cosa di altri per mero errore. Insomma: ciò che apparentemente potrebbe sembrare furto in realtà non lo è. Cosa dice la legge? Quando è considerato furto? Scopriamolo insieme.

Furto: cosa dice la legge?

La legge [1] dice che c’è furto quando ci si impossessa di un bene mobile altrui, togliendolo a chi lo detiene, al fine di ricavarne un profitto.

Sono quindi tre gli elementi essenziali del furto:

  • l’impossessamento di un bene mobile altrui;
  • la sottrazione del bene a chi lo detiene;
  • il profitto.

Analizziamo ciascuno di questi requisiti.

L’impossessamento nel reato di furto

Nel reato di furto, per impossessamento si intende l’acquisizione della piena ed autonoma disponibilità materiale della cosa sottratta.

Ad esempio, il borseggiatore che sfila il portafogli dalla tasca commette furto perché fa suo un bene appartenente ad altri.

In realtà, l’impossessamento necessario a commettere un furto può avvenire anche con una condotta diversa dalla tipica apprensione materiale della cosa. Ecco alcuni esempi:

  • chi chiama a sé un animale altrui (un cane, un gatto, ecc.) per poi prenderselo commette furto. Lo stesso dicasi se è l’animale a recarsi spontaneamente da lui (purché ovviamente non venga più restituito);
  • chi brucia la legna sul fondo altrui senza spostarla commette ugualmente furto, in quanto utilizza un bene non suo per uno scopo egoistico (ad esempio, quello di riscaldarsi);
  • chi mangia i frutti dall’altrui pianta senza neppure staccarli (magari, raccogliendoli per terra) commette furto per il solo fatto di consumare un bene non proprio.

Oggi, inoltre, grazie agli strumenti telematici è perfino possibile aversi un furto dell’identità digitale.

È dunque chiaro che per aversi furto non è necessario “prendere” una cosa, potendo anche essere consumata sul posto, senza nemmeno spostarla da dove si trova.

Va infine precisato che oggetto dell’impossessamento può essere solo un bene mobile, a cui è equiparata anche l’energia elettrica (classico allaccio abusivo al contatore) e ogni altra energia che abbia un valore economico.

Non si può quindi avere il furto di un terreno o di una casa, dovendosi in tal caso parlare di occupazione o di invasione.

La sottrazione del bene nel reato di furto

La sottrazione è la privazione della disponibilità materiale della cosa causata dall’impossessamento altrui. Il concetto è chiaro: il ladro prende il bene (impossessamento) da chi ce l’ha legittimamente (sottrazione).

La sottrazione si ha anche quando il proprietario non ha con sé il bene, ma ne ha comunque la disponibilità, in quanto potrebbe usarlo quando vuole.

Ad esempio, chi custodisce la propria auto in garage ha la disponibilità della vettura anche se sta facendo una passeggiata oppure se si trova altrove, lontano da casa. Ciò perché egli sa dove si trova il suo bene e potrebbe raggiungerlo e utilizzarlo a suo piacimento.

Quindi, chi torna a casa e non trova più l’auto in garage oppure trova l’appartamento svaligiato ha subito un furto in piena regola, anche se il ladro non gli ha strappato di dosso le sue cose.

La sottrazione di un bene, dunque, non si ha solo se la cosa si trova tra le mani del proprietario (il cellulare, la borsa, il portafogli, ecc.), ma anche se sta altrove, magari distante chilometri, purché nell’astratta disponibilità del suo titolare.

Peraltro, si badi bene che la legge non parla di sottrazione ai danni del proprietario, bensì ai danni di chi detiene la cosa. Ciò significa che c’è furto anche se si ruba il bene a una persona che non ne è il titolare.

Ad esempio, il ladro che strappa il cellulare dalle mani della vittima e poi si dà alla fuga commette furto anche se quel telefono non apparteneva al soggetto a cui è stato tolto, il quale lo aveva solo preso in prestito da altri.

Si pensi ancora al furto di un’auto presa a noleggio: è reato anche se è sottratta a chi la sta usando temporaneamente.

Il profitto nel reato di furto

Per aversi furto è fondamentale che il ladro agisca con lo scopo di trarre un profitto dalla sua azione. Il furto è infatti un reato doloso e non potrebbe quindi aversi se il bene altrui fosse preso per mero errore.

Si pensi a chi, uscendo da un locale, prende l’ombrello di un’altra persona scambiandolo per proprio: in un’ipotesi del genere, non potrà mai aversi furto perché l’appropriazione è stata involontaria, non intenzionale.

Sebbene il più delle volte il ladro ruba per arricchirsi, il profitto di cui parla la legge non è necessariamente di tipo economico: ad esempio, commette furto anche chi si appropria del bene altrui solo per vendetta o per godere della disperazione del proprietario.

Il profitto, inoltre, può essere per sé o per altri: è il caso dell’uomo che ruba una collana per regalarla alla moglie.


note

[1] Art. 624 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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