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Swift: che cos’è?

27 Febbraio 2022 | Autore:
Swift: che cos’è?

Cos’è e a cosa serve il codice Swift? Qual è la differenza con il Bic e con l’Iban? Per compiere quali operazioni serve lo Swift?

Oggi, i pagamenti avvengono sempre più tramite i canali telematici e sempre meno in contanti. Grazie alla cosiddetta “moneta bancaria” è possibile pagare attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle banche (carta di credito, assegno, bonifico, ecc.), il più delle volte stando comodamente a casa. È ciò che accade con il bonifico: basta conoscere le coordinate di chi deve ricevere il pagamento per poter eseguire l’operazione. Con questo articolo spiegheremo che cos’è lo Swift.

In un certo senso, possiamo dire che lo Swift è il fratello meno conosciuto dell’Iban, cioè di quel codice che serve per poter effettuare un bonifico. In realtà, lo Swift può essere importante tanto quanto l’Iban, soprattutto quando occorre eseguire alcune operazioni. Ma non perdiamo altro tempo in chiacchiere e affrontiamo subito l’argomento. Che cos’è lo Swift? Prosegui nella lettura per avere le risposte che cerchi.

Moneta bancaria: cos’è?

Lo Swift è strettamente legato alla cosiddetta moneta bancaria. Di cosa si tratta? Con questo termine si definisce l’insieme dei mezzi di pagamento, come bonifici, assegni, carte di credito, carte di debito, ecc., resi disponibili dai servizi di intermediazione forniti dalle banche.

Swift: cos’è?

Lo Swift è un codice di sicurezza che identifica in maniera univoca uno specifico istituto bancario. Ad ogni codice Swift, quindi, corrisponde una banca.

Swift è un acronimo che sta per “Society for worldwide interbank financial telecommunication”, che è poi la società (avente sede in Belgio) che assegna detto codice a ciascuna banca.

Lo Swift quindi è un po’ come se fosse l’”indirizzo” della banca, ed è considerato tra i meccanismi più efficienti per verificare l’identità dell’istituto di credito o dell’ente finanziario che fa da tramite ai pagamenti.

Se volessimo fare un paragone efficace, potremmo dire che lo Swift è la carta d’identità internazionale delle banche.

Bic: che cos’è?

Lo Swift è anche conosciuto come codice Bic (acronimo che sta per Bank identifier code). Swift e Bic sono quindi la stessa cosa, sinonimi che individuano il codice di sicurezza attribuito a una certa banca.

Swift: com’è composto?

Il codice Swift può essere composto da 8 o 11 caratteri alfanumerici, ed è strutturato in modo da fornire tutte le indicazioni necessarie per identificare la banca del beneficiario del bonifico.

Ecco gli elementi di cui è composto lo Swift:

  • 4 lettere per il codice bancario;
  • 2 lettere per il prefisso del Paese (IT nel caso dell’Italia);
  • 2 lettere o 2 numeri per la località;
  • 3 cifre (opzionali) per la filiale di riferimento.

Ad esempio, il codice Swift della banca Intesa San Paolo è BCITITMM, mentre quello delle Poste è BPPIITRRXXX.

Quando le ultime 3 cifre sono mancanti o sono segnalate come XXX, significa che ci si riferisce agli uffici centrali della banca.

Swift: a cosa serve?

Come detto, lo Swift serve a identificare in maniera chiara e univoca un determinato istituto di credito. Ad esempio, se si effettua un bonifico a una banca recante codice Swift/Bic BCITITMM, si è sicuri che il destinatario ha un conto presso la banca Intesa San Paolo.

L’indicazione del codice Swift serve a garantire che l’importo venga trasferito con successo sul conto corrente del destinatario e che non si smarrisca durante l’operazione telematica.

Swift: quando serve?

Il codice Swift è poco conosciuto perché è essenziale solamente nelle operazioni internazionali; quando invece si deve fare un bonifico in Italia, è sufficiente conoscere solamente il codice Iban. Ecco perché quest’ultimo è molto più noto ed è presente finanche sulle carte di credito, mentre lo Swift va cercato tra i documenti che la banca fornisce quando si apre un conto.

Quindi, chi vuole effettuare un bonifico dall’Italia alla Germania dovrà fornire al proprio istituto di credito non solo l’Iban del destinatario, ma anche il suo Swift.

Iban e Swift: differenze

Come detto, diverso dallo Swift è l’Iban, che è un codice che serve a identificare in maniera univoca un singolo conto corrente.

L’Iban, essenziale per poter effettuare un bonifico, è dunque un identificativo riferito esclusivamente a un conto personale; ciò significa che ogni correntista ha il proprio Iban.

La differenza tra Swift e Iban è dunque chiara:

  • lo Swift identifica una banca;
  • l’Iban identifica un conto.

Ciò significa che i correntisti della stessa banca avranno tutti lo stesso Swift ma Iban diversi.

Un’altra differenza tra Swift e Iban è data dalla composizione: l’Iban è infatti un codice alfanumerico composto, in Italia, di ventisette caratteri; ognuno di essi, singolarmente o, più spesso, insieme ad altri, serve a fornire una specifica indicazione: ad esempio, le prime due lettere indicano il Paese di provenienza del conto (IT sta per Italia, ovviamente; GB per Regno Unito, mentre DE per Germania).

Swift: è obbligatorio per le banche?

Come più volte ricordato, lo Swift è un codice assegnato da una società privata belga agli istituti di credito che ne fanno richiesta. Non si tratta quindi di un obbligo di legge, nel senso che una banca potrebbe anche preferire un codice identificativo diverso. Ciò accade soprattutto per gli istituti di credito non occidentali: ad esempio, diverse banche russe hanno adottato una rete di pagamenti che fa riferimento a un codice diverso, lo Spfs.

Una scelta del genere, però, rischierebbe di escludere pesantemente la banca dall’accesso al sistema finanziario internazionale, il quale si basa su larghissima parte sul codice belga: l’istituto di credito che non accettasse lo Swift, infatti, non potrebbe né ricevere né effettuare operazioni verso le banche che invece hanno adottato tale codice, rimanendo così esclusa dalle principali istituzioni finanziarie di tutto il mondo.

Volendo fare un paragone con uno strumento di messaggistica non bancario, si pensi a colui che voglia utilizzare Telegram in un gruppo in cui tutti utilizzano WhatsApp: si troverebbe di fatto isolato, impossibilitato a comunicare con gli altri.

Non a caso, l’esclusione dal sistema Swift viene utilizzata come sanzione in campo economico. Ad esempio, quando l’Iran fu cacciata dallo Swift nel 2012 a causa delle sanzioni legate al suo programma nucleare, le banche iraniane vennero tagliate fuori dal sistema creditizio mondiale, con gravissime conseguenze sull’economia interna.



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