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Interrogatorio e dichiarazioni spontanee: quali differenze?

29 Luglio 2022 | Autore:
Interrogatorio e dichiarazioni spontanee: quali differenze?

Cos’è e come funziona l’interrogatorio nel processo penale? In cosa consistono le dichiarazioni rese liberamente dall’imputato in udienza?

Chiunque è accusato di aver commesso un reato ha diritto di difendersi non solo nominando un avvocato, ma anche chiedendo di essere sentito dal pubblico ministero e dal giudice. È più o meno questo il senso dell’interrogatorio e delle spontanee dichiarazioni. Questi due strumenti sono tuttavia separati da numerose differenze, che fanno sì che abbiano un peso totalmente differente all’interno del processo. Con il presente articolo ci occuperemo proprio di questo: vedremo cioè quali sono le differenze tra interrogatorio e dichiarazioni spontanee.

Sin da subito possiamo dire che, nella pratica, le dichiarazioni spontanee servono davvero a poco. L’imputato è certamente libero di renderle in qualsiasi fase del procedimento, ma difficilmente saranno determinanti a convincere il giudice della propria innocenza. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme le differenze tra interrogatorio e dichiarazioni spontanee.

Interrogatorio penale: cos’è?

L’interrogatorio è il momento in cui indagato e forze dell’ordine si confrontano. Si tratta di un atto tipicamente investigativo ma può essere richiesto anche dall’indagato stesso per convincere il pm ad archiviare il caso.

Interrogatorio: quando si fa?

L’interrogatorio si svolge normalmente durante la fase delle indagini preliminari. Per la precisione, l’interrogatorio penale può farsi:

  • su richiesta del pubblico ministero (cosiddetto interrogatorio investigativo);
  • su richiesta dell’indagato (interrogatorio difensivo),
  • a seguito di applicazione di misura cautelare, come ad esempio gli arresti domiciliari (interrogatorio di garanzia). In questo caso, l’interrogatorio avviene davanti al gip.

Interrogatorio: come funziona?

A prescindere dal tipo di interrogatorio, l’indagato gode sempre delle stesse tutele, e cioè:

  • ha diritto a un avvocato;
  • può rifiutarsi di rispondere alle domande;
  • può mentire impunemente, senza temere di commettere reato.

Tutto ciò che viene detto durante l’interrogatorio potrà essere usato contro l’indagato nel corso del processo. E così, se l’indagato dovesse involontariamente confessare, non potrà più ritrattare, nel senso che quelle dichiarazioni verrebbero portate in giudizio.

Dichiarazioni spontanee: cosa sono?

Le dichiarazioni spontanee sono quelle che l’imputato può rendere in udienza davanti al giudice. Si tratta di un diritto che il giudice non può mai negare e che consentono all’imputato di far sentire la sua voce all’interno del processo.

Dichiarazioni spontanee: come funzionano?

Secondo la legge [1], il giudice, all’inizio del processo, informa l’imputato che egli ha facoltà di rendere in ogni stato del dibattimento le dichiarazioni che ritiene opportune, purché esse si riferiscano all’oggetto dell’imputazione e non intralcino il processo.

In pratica, l’imputato può in qualsiasi momento chiedere di parlare e di esporre la sua versione dei fatti, senza che il giudice possa impedirlo. Ciò però non significa che l’imputato possa bloccare lo svolgimento della normale attività processuale, come ad esempio interrompere la deposizione di un teste: le dichiarazioni spontanee potranno essere rese solamente quando il giudice lo consentirà, ad esempio al termine dell’udienza.

Sempre secondo la legge, le dichiarazioni spontanee vengono integralmente registrate e conservate nel fascicolo del dibattimento, a meno che il giudice non disponga che le parole dell’imputato vengano trascritte a verbale in modo sintetico (cosa che in genere accade nei procedimenti davanti al giudice di pace).

Dichiarazione spontanee alla polizia: cosa sono?

La legge [2] consente all’indagato di rendere spontanee dichiarazioni direttamente alla polizia, senza che queste parole possano essere utilizzate nel dibattimento.

In questo caso, le dichiarazioni spontanee possono essere rese senza la necessaria presenza dell’avvocato.

Interrogatorio e dichiarazioni spontanee: differenze

Veniamo ora alle differenze tra interrogatorio e dichiarazioni spontanee:

  • durante l’interrogatorio, alla persona indagata vengono fatte delle domande (a cui si è liberi di non rispondere) mentre le dichiarazioni spontanee sono assolutamente libere, non provocate;
  • per l’interrogatorio è necessaria l’assistenza di un avvocato, mentre per le spontanee dichiarazioni no (anche se, quando sono rese in udienza, è presente il difensore, di fiducia o d’ufficio che sia);
  • l’interrogatorio è atto tipico delle indagini preliminari, mentre le spontanee dichiarazioni si rendono solitamente in dibattimento (salvo l’ipotesi di quelle rese alla polizia);
  • l’interrogatorio, proprio perché consiste nel sottoporsi al “terzo grado” degli inquirenti, ha un peso molto più consistente delle dichiarazioni spontanee, le quali non sono quasi mai prese in considerazione dal giudice.

In sintesi, la vera differenza tra interrogatorio e dichiarazioni spontanee è questa: l’interrogatorio è un confronto (l’accusa chiede, l’indagato, assistito dal difensore, risponde) mentre le dichiarazioni spontanee sono rese in piena libertà dall’imputato, il quale decide di raccontare quello che vuole, senza che gli avvocati, il pm o il giudice possano interferire.

Le dichiarazioni spontanee, proprio perché spesso si trasformano in un monologo (a volte, un vero soliloquio), non servono quasi a nulla, nel senso che non determinano praticamente mai l’esito di un processo.

Esame dell’imputato: cos’è?

Esiste un modo per l’imputato di essere sentito in contraddittorio durante il processo: quello di chiedere di essere sottoposto ad esame.

L’esame dell’imputato è il modo per l’accusato di essere sentito dal giudice nel pieno contraddittorio tra le parti, rispondendo così alle domande del pm e degli avvocati, nonché a quelle eventuali del giudice.

L’esame dell’imputato può quindi avere un peso all’interno del processo, convincendo il giudice a credere alla versione dell’accusato oppure no.


note

[1] Art. 494 cod. proc. pen.

[2] Art. 350 cod. proc. pen.

Autore immagine: pixabay.com


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