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Arte e collezionismo: regole e leggi sul tuo hobby

1 Settembre 2014
Arte e collezionismo: regole e leggi sul tuo hobby

Case d’asta, assicurazioni, valutazione, successione, eredità e imposte, difendersi dai falsi: dai francobolli alle collane.

Collezionare, una passione da bambini. Quasi per tutti è cominciata allora la voglia di raccogliere figurine dei calciatori, fumetti, conchiglie, bambole. E poi? Spesso questo seme cresce con l’età e diventa vera passione, talvolta si trasferisce di padre in figlio, anche se i gusti cambiano, resta la voglia di ricercare secondo una legge del cuore, ma anche attraverso studi serissimi. E talvolta da hobby si trasforma anche in irrinunciabile ossessione con aspetti economici di cui tener conto. Naturalmente non tutte le collezioni hanno un valore e, talvolta, non lo si conosce, perché i pezzi – opere d’arte, arredi, vetri, francobolli, monete, fotografie, fumetti, gioielli eccetera – hanno perso per strada la loro storia e così anche il loro valore.

Per questo è necessario rivolgersi agli esperti di ciascuna materia.

Naturalmente c’è chi l’identificazione e la valutazione dell’oggetto o dell’opera d’arte lo fa per mestiere: case d’asta specializzate hanno squadre di esperti in grado di esaminare gli oggetti. Anche galleristi e antiquari operano in tal senso.

L’Italia – lo sanno bene gli operatori – è uno scrigno ricco di oggetti di qualità e non a caso, nelle aste italiane, è sempre più forte la presenza di compratori stranieri, che qui ritrovano lo stile italiano in tante opere.

Per chi inizia a collezionare sono molte più le leggi non scritte da conoscere frequentando il mercato, gli operatori e i colleghi collezionisti rispetto a quelle ufficiali. Senza dubbio la legge scritta “aurea” da conoscere è quella che tutela i beni culturali o artistici prodotti oltre cinquant’anni fa, attraverso la dichiarazione d’interesse culturale [1], vincolando tali manufatti al territorio italiano: sotto la tutela del ministero dei beni culturali possono rientrare monete, opere d’arte, manoscritti, beni archivistici, fotografie, reperti di paleontologia, carte geografiche, tutto notificato attraverso gli uffici delle Soprintendenze.

Polizze su misura contro danni o perdite

Non sono molte le compagnie assicurative che hanno linee di prodotti espressamente dedicate al mondo dell’arte e dell’antiquariato o ai collezionisti di strumenti musicali e auto d’epoca o a collezioni di ogni tipo, conservate nelle proprie abitazioni. Solitamente le collezioni sono assicurate senza specifica protezione, in quanto oggetti interni a dimore coperte da polizze sulla casa. Mentre alcune polizze ad hoc possono proteggere in tutti i casi di perdita o danneggiamento dell’oggetto da collezione, non limitandosi ai soli incendio e furto, ma coprendo anche vandalismi, eventi atmosferici e danni d’acqua.

Le compagnie specializzate in arte e oggetti da collezione possono contare su storici dell’arte e periti per stimare, documentare e catalogare le raccolte più varie, per effettuare ricerche e analisi dei prezzi di mercato, per fornire aggiornamenti e riesami delle stime effettuate consentendo di assicurare il bene per il giusto valore.

Alcune polizze coprono le spese di restauro e il deprezzamento delle opere danneggiate e, in caso di distruzione o perdita totale, garantiscono l’intero valore.

La questione del deprezzamento, soprattutto per molta arte contemporanea che subisce un danno anche parziale, comporta una riduzione del valore commerciale, anche dopo un restauro eccellente. Spesso il deprezzamento può essere di gran lunga superiore al puro costo del restauro, proprio perché il mercato dell’arte contemporanea (con artisti spesso ancora vivi) non gradisce questo sforzo.

Solitamente la polizza degli oggetti d’arte è “a stima accettata” da parte di periti e non sulla base del valore commerciale attribuito dall’assicurato. Ma non mancano le eccezioni. Per arrivare a stipulare una polizza su misura – è il primo accorgimento – gli oggetti devono essere descritti, catalogati, stimati, quando necessario autenticati.

Un’adeguata catalogazione, completa di fotografie, è di importanza capitale in caso di furto, perché consente di arginare il mercato illecito di opere facilitando il compito delle forze dell’ordine. Il comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale (Tpc) dispone di una banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti con oltre 590mila immagini: vi sono descritti quasi sei milioni di oggetti e annotati oltre 62mila casi di furto, di cui 57mila in Italia e 5mila all’estero. La catalogazione dovrebbe essere uniformata allo standard internazionale Object ID, il sistema di inventariamento più sicuro, utilizzato da forze di polizia, case d’asta e istituzioni, nel quale sono riportati i dati identificativi essenziali di qualsiasi bene d’arte: oggetto, autore, epoca, tecnica e materiale, dimensioni, titolo e descrizione, fotografia.

Le regioni più colpite dai furti nel 2013 sono risultate, secondo i carabinieri del Comando Tpc, il Lazio, la Lombardia e la Toscana.

Contribuenti e imprese possono pagare le tasse con l’arte

La possibilità per i contribuenti italiani (persone fisiche e giuridiche) di pagare l’imposta di successione e le imposte dirette (Irpef o Ires) mediante cessione di beni culturali e opere d’arte allo Stato è prevista dalla legge [2].

Anche le aziende, quindi, possono pagare l’Ires attraverso la cessione di opere della collezione aziendale.

L’interesse dello Stato all’acquisizione, nonché le condizioni e il valore dei beni culturali offerti in pagamento delle imposte, vengono stabiliti con decreto del ministro dei Beni e culturali insieme al ministro dell’Economia, sentita un’apposita commissione di due rappresentanti del Mibact e tre del Mef. Un parere viene anche richiesto alla Sovrintendenza, a cui verrebbe poi destinata l’opera.

La commissione interministeriale è indispensabile per l’applicazione della legge, ma a causa di una continua riorganizzazione dei ministeri, è stata inattiva per molti anni. Nel 2010 è stata ricostituita, ma ha operato solo un paio d’anni, pochi i casi in cui la commissione ha acconsentito all’acquisizione.

Lo Stato, già in difficoltà finanziaria e alle prese con la tutela del patrimonio culturale, è poco incentivato a far conoscere una norma che comporterebbe l’acquisto di ulteriori opere. Lo Stato in passato ha acquistato opere di Balla, de Chirico, Guttuso e Dorazio. Nel 2011 ha acquisito come pagamento di imposte dirette un «Bianco e nero», acrilico su cellotex del 1971 di Burri, consegnato dal Soprintendente alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Negli ultimi due anni, a causa del mutevole contesto politico, la commissione non si è riunita, ma risulta siano pervenute al Mibact una decina di richieste che riguardano archivi, biblioteche, ville, quadri e sculture che saranno valutate quando la commissione sarà rinnovata.

In Italia non esiste un limite massimo al valore delle opere che lo Stato può accettare in pagamento in un anno. In Inghilterra lo Stato stabilisce un limite: per il 2012-2013 è stato di 30 milioni di sterline. La sezione 230 dell’Inheirance Tax Act (1984) prevede lo schema dell’Acceptance in Lieu sul territorio britannico, che consente ai contribuenti di pagare solo le tasse di successione tramite opere e beni culturali di “eccezionale” importanza storica, artistica, scientifica. In Francia il Dation en paiment dal 1968 consente di pagare le imposte di successione e le tasse patrimoniali (ma non le imposte dirette) mediante la consegna di opere, libri, collectible o documenti di grande valore artistico o storico.

Difendersi dai falsi

È meglio diffidare degli acquisti troppo facili

Diffidate dei facili acquisti: un prezzo non congruo di un’opera d’arte può essere indice di una provenienza sospetta o di dubbia autenticità. Inoltre l’acquisto di oggetti compiuto in modo troppo “disinvolto” può configurare il reato previsto e punito dal Codice penale (“Acquisto di cose di sospetta provenienza”). Una volta individuata l’opera d’interesse, consultate possibilmente gli archivi e le fondazioni dell’artista per rendervi conto delle quotazioni di mercato. Anche uno sguardo al catalogo ragionato dell’autore, se esiste, potrebbe rassicurarvi sulla titolarità dell’opera.

Pretendete dal venditore [3] il rilascio della copia fotografica dell’opera o dell’oggetto – da custodire in luogo diverso dall’opera –, con retroscritta dichiarazione di autenticità e indicazione della provenienza, recanti la sua firma. È bene effettuare il pagamento attraverso servizi bancari (bonifico o assegno circolare non trasferibile) e non con denaro contante, per conservare documentazione della transazione effettuata.

Per evitare di acquistare beni d’interesse culturale falsificati e incorrere nel loro commercio bisogna sapere che la legge [4] sanziona indistintamente la contraffazione, l’alterazione e la riproduzione di un bene culturale con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da 103 a 3.099 euro. Nel 2013 le denunce contro chi ha alimentato la filiera del “falso” sono cresciute del 35%, il valore stimato dei falsi sequestrati si aggira sui 32 milioni di euro.

Ma che cosa significa falsificazione? Nello specifico la contraffazione consiste nell’imitare pedissequamente un’opera dandole caratteri di autenticità non propri (come la firma dell’artista); l’alterazione consiste nel modificare l’essenza di un’opera originale intervenendo su di essa; la riproduzione consiste nella moltiplicazione meccanica o nella copia manuale il più fedele possibile all’originale. Bisogna sapere che la norma non punisce solo il falsario, ma anche chi pone in commercio o detiene per farne commercio o introduce nel territorio italiano come autentiche opere contraffatte, alterate o riprodotte, nonché chi, pur conoscendone la falsità, le autentica.

Negli ultimi anni l’aumento della falsificazione delle opere, in particolare dei grandi autori italiani del Novecento, è avvenuto a ritmi esponenziali.

Per il mercato l’autenticità è un requisito imprescindibile

Come si fa ad autenticare un’opera d’arte?

Il problema dell’autenticità di un’opera è una questione fondamentale nel mercato dell’arte, poiché ogni opera o bene artistico, oltre a possedere un intrinseco valore estetico, ha una sua valenza economica, che dipende direttamente dal suo certificato di autenticità, elemento essenziale per i contratti di compravendita. Chi vende l’opera deve garantirne l’autenticità: l’acquirente è tenuto a richiederne il certificato e il venditore è obbligato a fornirlo o almeno a fornire la probabile attribuzione e la provenienza dell’opera (articolo 64, Dlgs 42 del 22 gennaio 2004). Le modalità di attribuzione e di autenticazione di un’opera sono diverse e variano a seconda che il suo autore sia vivente o meno. Nel primo caso, è sufficiente richiedere l’autentica alla galleria dove si acquista l’opera o all’artista che, ai sensi dell’articolo 20 della legge 633/1941 (Legge sul diritto d’autore), ne riconoscerà la paternità. Nel caso di autore scomparso, secondo l’articolo 23 della medesima legge, il diritto morale di attribuzione della paternità dell’opera è esercitabile dai suoi eredi (in particolare, dal coniuge superstite e dai figli), quale acquisto iure proprio, o da archivi, fondazioni, o associazioni che siano mandatari degli eredi medesimi. Ciò non esclude che questo parere possa essere rilasciato da chiunque sia competente e autorevole.

Come esportare un’opera fuori dall’Italia

Come posso trasferire la scultura di Paolini a Parigi?

Per esportare o spedire nella Ue un’opera con meno di 50 anni o di artista vivente bisogna dichiararlo con Autocertificazione Mod. 18 all’Ufficio Esportazione. Se s’intende movimentare temporaneamente l’opera, bisogna richiedere l’attestato di circolazione temporanea con validità 36 mesi dall’emissione. Per l’export definitivo dalla Ue serve la licenza d’esportazione.


note

[1] D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 articoli 13 e seguenti, Codice dei beni culturali e del paesaggio.

[2] Artt. 6 e 7 della legge 512 del 2 agosto 1982 («Regime fiscale dei beni di rilevante interesse culturale»), che hanno comportato rispettivamente l’inserimento dell’articolo 42-bis nel Dpr 637/1972 («Disciplina dell’imposta sulle successioni e donazioni») e dell’articolo 28-bis nel Dpr 602/1973 («Disciplina sulla riscossione delle imposte »).

[3] Ai sensi del Dlgs 42 del 22 gennaio 2004 – «Nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio».

[4] Art. 178 del Dlgs 42 del 22 gennaio 2004.

Autore immagine: casa.notizie .it


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