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Revenge porn: come far togliere subito i contenuti dal web

28 Febbraio 2022 | Autore:
Revenge porn: come far togliere subito i contenuti dal web

L’ultimo intervento del Garante della privacy a tutela di chi rimane vittima della diffusione di contenuti sessuali senza il suo consenso.

C’è chi lo fa per vendetta e chi per divertimento. La diffusione su Internet di foto o video sessualmente espliciti, scattate o girati con troppa leggerezza e inviati con altrettanta ingenuità, è una pratica che può rovinare chiunque per sempre. Al punto che c’è chi si è tolto la vita per la vergogna di essere finito senza veli sui social o sulle chat di WhatsApp dei compagni di liceo, tradito da chi sembrava godere di piena fiducia. Quando si è vittime del revenge porn, come togliere subito i contenuti dal web? Come si può intervenire prima che sia troppo tardi?

Quando un filmato viene caricato su Internet, può arrivare a decine di migliaia di utenti alla velocità della luce. Il Garante della privacy lo sa ed è intervenuto al fine di accorciare decisamente i tempi per la rimozione dei contenuti che possono ledere la reputazione delle persone, compresi quelli sessuali. Si punta alla cancellazione di video o foto entro 48 ore dal momento in cui la vittima fa la segnalazione. Certo, in due giorni il danno già provocato può essere enorme. Ma è un passo avanti rispetto alla precedente situazione, che vede il Garante con le mani parzialmente legate. Vediamo come cambiano le cose con l’ultimo intervento dell’Autorità contro il revenge porn e come togliere subito i contenuti dal web.

Revenge porn: che cos’è?

Il revenge porn è un reato [1] che viene commesso da chi è in possesso di immagini o di filmati con contenuti sessualmente espliciti e li diffonde, li pubblica o li cede indebitamente, vale a dire senza il consenso della persona ritratta. Può commettere questo reato:

  • chi scatta le foto o gira il filmato, sia di nascosto sia con il consenso della persona ritratta;
  • chi riceve il materiale dalla persona ritratta;
  • chi è in possesso del materiale perché già messo in circolazione.

Si pensi, ad esempio, al ragazzo che riceve delle immagini osé dalla fidanzata o che convince quest’ultima a fare insieme un filmato a luci rosse durante un loro incontro sessuale per poi mostrare le immagini ad altri o farle girare sulle chat o su Internet. Verrà punito con l’accusa di revenge porn ma farà la stessa fine chiunque entri in possesso di quel filmato e lo diffonda ulteriormente. Sono previste la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

Facendo un piccolo passo indietro, va ricordato che il revenge porn è diventato reato nel 2019 grazie alla legge nota come «Codice rosso», che ha modificato il Codice penale e introdotto maggiori tutele per chi rimane vittima di violenza domestica o di genere.

Come al pronto soccorso (è da qui che la legge ha preso il nome), il «Codice rosso» richiede un intervento urgente e immediato per contrastare alcuni tipi di reati, dallo stalking ai maltrattamenti in famiglia, dalla violenza sessuale al revenge porn.

Revenge porn: gli interventi del Garante

Al fine di tutelare il più possibile le vittime di revenge porn, il Garante della privacy aveva già previsto qualche anno fa un primo intervento basato su un canale di emergenza attraverso il quale far viaggiare le segnalazioni sulla divulgazione non consentita di video o foto con contenuti sessuali.

In pratica, il Garante mette a disposizione sul proprio sito (garanteprivacy.it) una pagina su cui riferire i casi di revenge porn al fine di farli rimuovere dai social.

C’era, però un problema: l’intervento del Garante era circoscritto ad un accordo tra l’Autorità e due dei maggiori social network, vale a dire Facebook e Instagram, entrambi facenti capo alla stessa società (oggi chiamata Meta).

Recentemente, il Garante ha fatto un ulteriore passo avanti predisponendo un nuovo modulo che verrà caricato sempre sul sito dell’Authority e che prevede il blocco della diffusione di video e foto compromettenti su tutte le piattaforme entro 48 ore dalla segnalazione. Un segnale importante perché, appunto, l’azione del Garante – che risponde a quanto disposto da un recente decreto legge del Governo [2] – non dovrà limitarsi solo a Facebook e Instagram ma potrà essere efficace sul resto dei social.

Revenge porn: come segnalare gli abusi per la rimozione delle immagini?

In pratica, chi scopre di essere vittima di revenge porn dovrà collegarsi al sito del Garante della privacy e compilare un modulo online con la relativa segnalazione, dettagliando il più possibile i social o i siti in cui sono stati pubblicati i contenuti sessuali vietati e, se si è a conoscenza di questa informazione, da chi sono stati caricati.

La vittima può, inoltre, revocare in qualsiasi momento il consenso alla detenzione da parte di altri del materiale oggetto della segnalazione. Questo perché le immagini contengono dei dati personali particolari che possono essere trattati solo con il consenso del diretto interessato. Significa che, indipendentemente dal fatto che sia stato commesso o meno il reato di revenge porn, la persona ritratta può chiedere sempre al Garante che il materiale venga cancellato dal web.

Se la vittima del reato è minorenne, può presentare la segnalazione di persona se ha almeno 14 anni, altrimenti devono intervenire i genitori o chi ne fa le veci.

Revenge porn: si può presentare anche denuncia?

Trattandosi di un reato, chi scopre di essere vittima di revenge porn può presentare una denuncia all’autorità giudiziaria entro sei mesi. Tuttavia, si procede d’ufficio se la vittima è in condizione di inferiorità fisica o psichica o è in gravidanza. Come detto, la pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

Attenzione, però, perché ci sono dei casi in cui, oltre al revenge porn, potrebbe essere contestato un altro reato, cioè quello di pornografia minorile.

Poniamo il caso della 15enne fidanzata con un ragazzo di 19 anni che, in un momento di intimità, decide di inviare al ragazzo delle immagini sessualmente esplicite o di farsi filmare da lui nuda o durante un rapporto intimo. Se il fidanzato mostra ad altri o diffonde quelle foto o quel video per vantarsi della sua conquista o per vendicarsi di lei perché l’ha lasciato, commette sicuramente reato di revenge porn.

Il Codice penale [3] non prevede delle aggravanti particolari se la vittima del reato è minorenne. Tuttavia, le Sezioni unite della Cassazione [4] hanno stabilito che il ragazzo potrebbe incorrere nella pornografia minorile [5] (reato ben più grave dell’altro, punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 1.549 a 5.164 euro) poiché un minore non è solitamente in grado di prestare un consenso valido al trattamento dei suoi dati. Bisognerà, quindi, valutare caso per caso il grado di maturità della vittima.


note

[1] Legge n. 69/2019 del 19.97.2019.

[2] Dl n. 139/2021.

[3] Art. 612-ter cod. pen.

[4] Cass. SS.UU. sent. n. 4616/2022 del 09.02.2022.

Autore immagine: canva.com/


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