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Sexting: tutto quello che genitori e ragazzi devono sapere

28 Febbraio 2022
Sexting: tutto quello che genitori e ragazzi devono sapere

Il reato di revenge porn scatta quando la diffusione delle immagini avviene senza il consenso della vittima. Ecco le ipotesi in cui si può essere denunciati.

Dinanzi a una ipotesi di diffusione non autorizzata di immagini o video con contenuti sessuali si può chiedere l’immediato intervento del Garante della Privacy che, entro 48 ore, ordina alla piattaforma social o al sito la cancellazione del filmato. In questo modo chi viene ricattato sul web o scopre di essere vittima di revenge porn ha la possibilità di tutelarsi in tempi brevissimi. Ecco allora tutto quello che genitori e ragazzi devono sapere sul sexting. 

Cosa sono il sexting e il revenge porn?

Quando si parla di sexting si intende l’invio di messaggi, testi e/o immagini sessualmente espliciti, principalmente tramite il telefono cellulare o tramite Internet.

Il revenge porn è invece un reato che scatta in capo a chi, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate. La legge prevede la pena della reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro.

Cosa fare contro il revenge porn e come difendersi?

Essendo il revenge porn un reato è possibile sporgere querela dinanzi alla Polizia postale, ai carabinieri o direttamente in Procura della Repubblica. La querela deve essere sporta entro sei mesi (ma si procede d’ufficio se la vittima è in condizione di inferiorità fisica o psichica o è in gravidanza).

Può denunciare anche chi ha semplicemente il dubbio, ma non la certezza, che una persona abbia condiviso con altri utenti dei video intimi. In tal caso, la querela dà l’avvio alle indagini. Se emergono elementi idonei a sostenere l’accusa, si celebrerà il processo a carico dell’imputato.

I tempi però delle indagini e del processo possono pregiudicare la tutela della vittima. Sicché, chi ha più di 14 anni può inviare direttamente una segnalazione al Garante della Privacy tramite un form online presente sul proprio sito (www.garanteprivacy.it) mentre per i più piccoli devono attivarsi i genitori.

Il Garante, entro 48 ore dal momento della segnalazione da parte della vittima, deve ordinare al sito o alla piattaforma la cancellazione del contenuto. 

Quando scatta il revenge porn?

Il revenge porn si configura anche quando chi presta il proprio consenso a realizzare un video a carattere sessuale, non è d’accordo a condividerlo successivamente. Difatti, affinché scatti il reato punito dall’articolo 612-ter del Codice penale, è sufficiente la condivisione del materiale intimo senza il consenso dell’interessato. 

Chi ha inviato materiale intimo può chiederne la cancellazione?

Chi ha prima inviato immagini intime a un’altra persona può obbligarla a cancellarle in qualsiasi momento. Questo anche a scopo preventivo, per evitare cioè la diffusione dello stesso. Si tratta infatti di dati personali “particolari”, che possono essere trattati soltanto con il consenso della persona interessata, a prescindere dal fatto che si commetta o no un reato. Se il possessore non adempie alla richiesta, è possibile presentare una richiesta di cancellazione o un reclamo al Garante per la privacy.

Minorenne accetta di essere filmato

Che succede se un minore accetta di essere filmato durante un rapporto e poi acconsente a diffondere il video? In questo caso, se c’è il consenso alla condivisione del video o delle immagini intime, non scatta il reato di revenge porn. Non importa quindi che la vittima sia minorenne. In questi casi però potrebbe ugualmente scattare un altro e più grave reato: quello di pornografia minorile [1]. Il minorenne infatti non è in grado, in genere, di prestare un valido consenso, quindi la sua volontà si deve considerare strumentalizzata dall’adulto autore del reato. Occorre valutare il contesto, l’offensività del fatto e la maturità della vittima.

Chi riceve video o immagini hard e le inoltra commette reato?

Chi riceve tramite WhatsApp o in un gruppo Telegram un video intimo di una persona che non conosce e poi a sua volta lo inoltra ad altre persone commette reato ed è punibile con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro. Se poi si tratta di foto o immagini minori e il soggetto in questione conserva il materiale nel proprio hard disk o nel telefonino scatta il reato di detenzione di materiale pedopornografico. 


note

[1] Cass. sent. n. 4616/22 del 9.02.2022.


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