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Articolo 86 Costituzione: spiegazione e commento

3 Marzo 2022
Articolo 86 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 86 su chi svolge le funzioni del presidente della Repubblica in caso di sua assenza temporanea o permanente o di suo decesso.

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

C’è sempre un Presidente «in panchina»?

Lunga vita e tanta salute al presidente della Repubblica, chiunque egli sia. Ma nella malaugurata e mai desiderata ipotesi in cui una malattia più o meno grave colpisse il Capo dello Stato e gli impedisse di svolgere le sue funzioni, che succederebbe? C’è sempre un Presidente «in panchina» pronto a scendere in campo e a ricoprire il suo ruolo? A ben pensarci, tutte le istituzioni hanno un vicepresidente (alcuni governi optano esplicitamente per il vicepremier o prevedono che un determinato ministro abbia questa carica in caso di bisogno) ma non la Presidenza della Repubblica. Che succede, quindi, se la poltrona più alta del Quirinale resta vuota a breve o a lungo periodo oppure se, addirittura, il Presidente muore prima della scadenza del suo mandato?

Non sempre certi eventi, purtroppo, sono prevedibili e un Paese non può permettersi di avere un vuoto di potere. Men che meno a dover improvvisare in una situazione in cui manca la principale figura istituzionale. «Ci vai tu o ci vado io?» è una domanda impensabile in uno Stato democratico come l’Italia. Meglio, dunque, prevedere nero su bianco che cosa si deve fare in qualsiasi eventualità. Ed è quello che fa l’articolo 86 della Costituzione: decidere chi deve saltare dalla panchina in campo in caso di urgente necessità. Che può essere dettata non solo da malattia o da decesso ma anche a causa di una condanna da parte della Corte costituzionale o della perdita di uno dei presupposti per ricoprire la Presidenza della Repubblica. Succederebbe, ad esempio, in caso di condanna da parte della magistratura ordinaria per un reato commesso prima dell’elezione a Capo dello Stato. Senza dimenticare l’ipotesi di dimissioni, per motivi politici, di opportunità o personali. Nella storia della Repubblica ci sono stati, infatti, diversi Presidenti dimissionari: Antonio Segni, nel 1964, per motivi di salute; Giovanni Leone, nel 1978, perché accusato dalla stampa di essere coinvolto nello scandalo Lockheed; Francesco Cossiga, nel 1992, per una scelta politica.

Chi sostituisce il presidente della Repubblica e che cosa può fare

Il presidente della Repubblica, quando ci sono delle circostanze oggettive che gli impediscono di svolgere le sue funzioni, viene sostituito dal presidente del Senato: è lui ad assumere immediatamente l’istituto della supplenza per garantire la continuità della carica. Ad una condizione, però: che lasci il suo lavoro a Palazzo Madama, cioè che deleghi ad un altro il ruolo di presidente del Senato finché dovrà restare al Quirinale. In questo modo, si evita che ci sia troppo potere nelle mani di una sola persona. Tuttavia, eventuali altre cariche non sono incompatibili, poiché si presume che il periodo di supplenza sia relativamente breve.  Il presidente del Senato non deve giurare come Capo dello Stato davanti al Parlamento o ad un’altra istituzione.

In linea di massima, il sostituto del Presidente non assume proprio tutte le sue funzioni. Non tanto perché gli sia vietato dalla Costituzione (che nulla dice in proposito nell’articolo 86) quanto per una questione di correttezza istituzionale. Arrivare al Colle e pretendere di svolgere al 100% il lavoro del Capo dello Stato per pochi mesi potrebbe essere interpretato, infatti, come un modo per correggere il tiro sul lavoro fatto al Quirinale fino a quel momento o per indirizzare il compito del Parlamento verso la scelta politica del sostituto, ad esempio con la nomina a senatori a vita di determinati personaggi o addirittura con lo scioglimento delle Camere per motivi di opportunità.

Appare, dunque, più opportuno, secondo buona parte della dottrina in materia, limitarsi al lavoro di ordinaria amministrazione in attesa che rientri il «titolare» oppure che il Parlamento elegga il nuovo Capo dello Stato.

La supplenza è sempre nelle mani del presidente del Senato anche in caso di decesso o di malattia irreversibile del presidente della Repubblica, oppure quando viene dichiarato decaduto dalla Corte costituzionale per alto tradimento o attentato alla Costituzione o perde il godimento dei diritti civili e politici in seguito ad una condanna della magistratura ordinaria. In tutti questi casi, il presidente della Camera deve indire l’elezione del nuovo Capo dello Stato convocando le Camere e i delegati regionali in seduta comune, seguendo la procedura stabilita dall’articolo 83 della Costituzione.



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