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Articolo 87 Costituzione: spiegazione e commento

4 Marzo 2022
Articolo 87 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 87 sui poteri del presidente della Repubblica, sul suo rapporto con le istituzioni e sulla facoltà di concedere la grazia.

Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Il Presidente è garante dei valori e dell’unità dell’Italia e degli italiani

La mano ferma quando ci vuole, la carezza sul volto altrui quando se ne avverte il bisogno, la capacità di perdonare quando ce ne sono i requisiti. In sostanza: le caratteristiche del buon padre di famiglia. Si potrebbero sintetizzare così le funzioni del presidente della Repubblica elencate nell’articolo 87 della Costituzione.

Una norma che fa capire come il Capo dello Stato in quanto tale può incidere sull’attività di qualsiasi organo istituzionale civile e militare, che si tratti di quello legislativo (il Parlamento), di quello esecutivo (il Governo) o di quello giudiziale, dal momento che è presidente di diritto del Consiglio superiore della magistratura e che può commutare le pene o concedere la grazia. Senza dimenticare che il presidente della Repubblica è anche a capo delle Forze armate e del Consiglio supremo di difesa.

Poteri, però, da gestire con estremo equilibrio perché, dal momento che la sua è una figura super partes, non può entrare nel merito delle decisioni politiche prese dal Governo o dalle Camere: semmai si limiterà a chiedere delle correzioni alle leggi che, secondo il suo parere, non rispettano lo spirito della Costituzione.

L’articolo 87 della Costituzione è importante perché fissa i paletti entro i quali si può muovere il presidente della Repubblica ma anche perché traccia una sorta di identikit di chi può occupare la poltrona più alta dello Stato. Deve essere, come si legge nella disposizione, una persona che creda nel valore dell’unità del Paese e sia capace di trasmetterlo ai politici e ai cittadini comuni. Che riesca a trovare il modo, a tale scopo, di armonizzare eventuali conflitti e polemiche in Parlamento o tra le istituzioni. Che abbia l’equilibrio necessario per sapere quando è il caso di promulgare una legge e quando, invece, si rende necessaria una revisione. Che sia in grado di valorizzare nel mondo l’immagine e le qualità dell’Italia. Che sappia premiare al momento opportuno attraverso le onorificenze chi si distingue per le proprie capacità umane, artistiche, sportive o professionali come esempio per tutta la collettività. E che, arrivato il caso, sappia anche perdonare. Forse questo è il compito più arduo, perché si tratta di avere verso chi ha sbagliato un atto di clemenza a nome di tutti. Anche a nome di chi può avere subìto un torto da quella persona.

I poteri del Presidente sulle Camere

L’articolo 87 della Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica il potere di inviare dei messaggi alle Camere per richiamare la loro attenzione su temi di particolare gravità, oltre che per informare il Parlamento del rinvio di una legge.

Questi messaggi, però, non hanno un vincolo di contenuto: si limitano ad esprimere un parere personale che non deve per forza tradursi in un provvedimento in cui si riporti letteralmente il pensiero del Capo dello Stato. I messaggi possono essere formali o informali. Solo nel primo caso devono essere controfirmati dal presidente del Consiglio o da almeno un ministro.

La norma, dunque, può essere letta come una forma di controllo sull’attività delle Camere ma anche come una funzione propositiva e persino di denuncia nel caso in cui dal Colle si avverta qualche violazione della Costituzione.

Altro potere riconosciuto dall’articolo 87 è quello di indire le elezioni delle nuove Camere e di fissare la loro prima riunione, secondo la procedura stabilita dall’articolo 61 della Costituzione: in sintesi, le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dallo scioglimento di quelle precedenti, mentre la prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

I poteri del Presidente sulle leggi

Il presidente della Repubblica fa parte dell’ingranaggio che fa funzionare il meccanismo legislativo dell’Italia. L’articolo 87 della Costituzione attribuisce in questo capo al Capo dello Stato il potere di:

  • autorizzare il Governo a presentare alle Camere dei disegni di legge di sua iniziativa oppure respingere la richiesta dell’Esecutivo se il testo non rispetta le regole costituzionali;
  • promulgare le leggi ed emanare i decreti che hanno valore di legge ed i regolamenti;
  • indire i referendum popolari così come disposto dall’articolo 75 della Costituzione.

Il Quirinale ha anche il potere di ratificare i trattati internazionali, cioè quegli atti con cui lo Stato decide di aderire ad un accordo siglato da più Paesi su un determinato tema (ambiente, diritti umani, lavoro, ecc.). Tuttavia, prima della ratifica da parte del presidente della Repubblica per alcune tipologie di trattati, occorre che le Camere approvino una legge in proposito.

I poteri del Presidente su altre istituzioni

In base all’articolo 87 della Costituzione, il presidente della Repubblica ha il potere di accreditare e di ricevere i rappresentanti diplomatici di altri Paesi e di nominare, quando la legge lo prevede:

  • funzionari dello Stato;
  • il presidente e i consiglieri della Corte dei conti, cioè della magistratura contabile;
  • il presidente del Consiglio di Stato;
  • presidenti e direttori generali di enti pubblici di rilevanza nazionale, dopo la prima nomina effettuata dal Governo.

Il Capo dello Stato, in quanto tale, è anche presidente di diritto:

  • del Consiglio supremo della Difesa, al quale partecipa insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, al presidente del Consiglio e ai ministri degli Esteri, dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa e dello Sviluppo economico;
  • del Consiglio superiore della magistratura (il Csm).

Ha, inoltre, il comando delle Forze armate italiane.

Il potere di concedere onorificenze

Si diceva all’inizio che il presidente della Repubblica deve avere la capacità di riconoscere dei meriti a nome dello Stato ai cittadini che si distinguono a livello nazionale o internazionale per il loro impegno o per i loro risultati in diversi campi, dal lavoro allo sport, dall’ambito sociale a quello artistico.

A tal proposito, le onorificenze che il Capo dello Stato può concedere sono:

  • l’Ordine al merito della Repubblica italiana a chi si distingue nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, nell’economia o in una carica pubblica;
  • l’Ordine al merito del Lavoro a chi si distingue in campo professionale;
  • l’Ordine militare d’Italia a chi ha compiuto atti di valore in tempi di guerra;
  • l’Ordine della Stella d’Italia agli italiani o agli stranieri che hanno acquisito particolari benemerenze nella promozione dei rapporti di amicizia e di collaborazione tra l’Italia ed altri Stati e nella promozione dei legami con il nostro Paese.

Il potere di concedere la grazia

Ed ecco un altro dei poteri più delicati riconosciuti dall’articolo 87 della Costituzione al presidente della Repubblica. Una facoltà che, qualche volta, non manca di sollevare delle perplessità, per non dire delle polemiche, a seconda dei casi. Si tratta del potere di concedere la grazia, vale a dire di prendere un provvedimento a carattere individuale e discrezionale a beneficio di una sola persona che estingue in tutto o in parte la pena principale comminata da una sentenza definitiva. Discrezionale, appunto, perché è il Presidente il solo a valutare e a decidere se il diretto interessato merita o meno la grazia.

La grazia concessa dal Capo dello Stato, dunque, cancella la pena principale e può anche estinguere quelle accessorie, ridando la libertà ad un detenuto condannato in via definitiva. Ma può anche trasformare la pena stabilita dai giudici in una pena di specie diversa.

Il Presidente adotta questa decisione solo dopo l’attività istruttoria svolta e presentata dal ministro della Giustizia, in cui ci sono tutte le informazioni utili per mettere il Capo dello Stato nelle condizioni di decidere nel modo più giusto possibile.

Per citare qualche esempio recente, nel 2021 Sergio Mattarella firmò un decreto con cui concesse la grazia a sette persone, tra cui:

  • Michele Strano, condannato a sei anni, due mesi e venti giorni per omicidio volontario, commesso nel 2012 durante una rapina ai suoi danni nel corso della quale rimase ucciso anche suo fratello. Mattarella tenne in considerazione il rapporto di riappacificazione avuto tra le famiglie delle vittime;
  • Carlo Garrone, condannato a 14 anni di reclusione per l’omicidio della sorella, commesso in una situazione di grave disagio di cui ha tenuto conto il Capo dello Stato;
  • Heinrich Sebas Oberleteir, condannato all’ergastolo per la partecipazione ad atti terroristici compiuti in Alto Adige tra il 1966 e il 1967. Il presidente della Repubblica ha tenuto conto del fatto che non aveva commesso omicidi e del pentimento del condannato.


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