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Articolo 88 Costituzione: spiegazione e commento

4 Marzo 2022
Articolo 88 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 88 sul potere del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere e su quando può essere chiusa una legislatura.

Il presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

Il Presidente decide sulla legislatura ma con certi limiti

Il potere di sciogliere le Camere e porre fine alla legislatura in corso viene riconosciuto al presidente della Repubblica dall’articolo 88 della Costituzione. Tuttavia, la norma impone un paio di limiti a questa facoltà. Il primo mira alla correttezza dei rapporti istituzionali. Il secondo ad una questione «tecnica».

L’articolo 88 non è la prima norma della Costituzione che tiene conto degli equilibri tra i poteri delle singole istituzioni: in più occasioni troviamo questo principio che vuole evitare degli «incidenti diplomatici» tra i due rami del Parlamento, tra il Quirinale e le Camere o il Governo, ecc. E qui ne troviamo un’altra dimostrazione nel primo comma in cui si legge che il presidente della Repubblica può sciogliere le Camere (o anche una sola di esse) «sentiti i loro Presidenti». Che cosa significa?

Questo passaggio chiarisce che il Capo dello Stato è obbligato a confrontarsi con il presidente del Senato e con il presidente della Camera prima di firmare il decreto con cui scioglie anticipatamente una o entrambe le Camere, chiude la legislatura ed avvia il Paese anzitempo verso le urne. Attenzione, però: si tratta di un confronto e non di una trattativa vera e propria. Il presidente della Repubblica è tenuto, sì, a sentire la seconda e la terza carica dello Stato ma il parere di queste ultime non è vincolante. Pertanto, l’ultima parola spetta al Quirinale, proprio come previsto dall’articolo 88 della Costituzione, che affida il compito al Presidente.

Il confronto obbligatorio con i presidenti delle Camere viene inserito nella norma come una garanzia di contraddittorio o un giusto procedimento. In sostanza, potrebbe capitare che la decisione del Capo dello Stato di sciogliere anticipatamente il Parlamento non trovi d’accordo uno o entrambi i presidenti del Senato e della Camera. È vero che l’ultima parola arriva dal Colle ma è altrettanto vero che, attraverso il confronto obbligatorio tra le massime cariche dello Stato, il presidente della Repubblica ha il modo di ascoltare le ragioni di disappunto dei suoi interlocutori.

Quando possono essere sciolte le Camere?

Quello che l’articolo 88 non dice è quando il Presidente può decidere di sciogliere le Camere. Il che significa che la Costituzione si fida della capacità di giudizio del Capo dello Stato e rispetta il suo ruolo di garante del sistema. Va detto, ad ogni modo, che di solito la legislatura finisce non per volere del presidente della Repubblica ma per una crisi politica che non garantisce in Parlamento una maggioranza numerica in grado di appoggiare un Governo. Insomma, finisce che il Presidente adotta la decisione che gli spetta condizionato, però, da quella che i partiti hanno preso nelle Camere.

Non essendoci una norma che stabilisce perché il Capo dello Stato può, ad un certo punto, interrompere la legislatura, non resta che affidarsi all’esperienza passata per capire per quale motivo si è arrivati a questa situazione. Finora, le Camere sono state sciolte soprattutto per l’impossibilità di avere una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un Governo. In precedenza, c’erano stati dei motivi tecnici dovuti al fatto che, inizialmente, la durata della legislatura era diversa nelle due Camere (sei anni al Senato, cinque anni alla Camera) ed è stato deciso di allinearle entrambe.

Quando non possono essere sciolte le Camere

Come si diceva poco fa, l’articolo 88 della Costituzione non dice quando e perché possono essere sciolte le Camere. Quello che, invece, lascia ben chiaro è quando non possono essere sciolte, cioè quando non è consentito al presidente della Repubblica di interrompere la legislatura. E questo è il secondo vincolo citato in partenza.

Il Parlamento non può essere sciolto negli ultimi sei mesi di mandato del Capo dello Stato, vale a dire durante il semestre bianco, il periodo in cui il Presidente perde alcuni dei suoi poteri. Come al solito, pure qui c’è un’eccezione.

Lo scioglimento può essere deciso nel corso del semestre bianco se coincide in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. Insomma, se la carica presidenziale e quella dei parlamentari si avviano di pari passo verso la conclusione, allora è possibile sciogliere le Camere anche negli ultimi sei mesi di mandato. Ma solo in questa eventualità.

Questa eccezione è stata introdotta con una riforma costituzionale approvata nel 1991, prima della quale non c’era alcun motivo valido per sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi. Il perché della modifica è facile da intuire. Se negli ultimi sei mesi di mandato presidenziale si fosse conclusa anche la legislatura, si sarebbe creata una situazione piuttosto surreale in grado di creare un importante vuoto istituzionale: il Presidente non poteva interrompere la legislatura nel semestre bianco e le Camere non potevano scegliere il Presidente perché vicine alla decadenza. In questo modo, invece, è possibile calcolare i tempi tecnici per evitare inutili problemi.



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