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Esclusa dalla comunione la casa costruita sul terreno del coniuge

1 Settembre 2014 | Autore:
Esclusa dalla comunione la casa costruita sul terreno del coniuge

Se la casa coniugale è stata edificata sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei coniugi, essa appartiene solo a quest’ultimo.

Come ricorda un noto brano musicale di qualche anno fa [1], finché si è una coppia felice è facile accontentarsi e anche “un monolocale” può diventare “un castello”. Ma col tempo i progetti cambiano e, specie se si decide di mettere su famiglia, le esigenze abitative non possono che mutare e ampliarsi. Così magari, anche dopo il matrimonio, può accadere che i coniugi decidano di acquistare una casa più grande e valutare, anche nell’ottica del risparmio, di costruirla sul terreno di proprietà di uno dei due.

Ma che succede se l’immobile viene costruito in regime di comunione dei beni  e poi  i coniugi si separano?

Ha dato risposta a questa domanda una recente sentenza della Cassazione [2], confermando un principio già espresso in passato [3].

In tal caso, precisa la Suprema Corte, al bene che si va a costruire non si applicano i generali principi in tema di comunione legale [4] secondo cui i beni acquistati anche da uno solo dei coniugi dopo il matrimonio si intendono per metà anche dell’altro (salvo che non si tratti di beni personali  [5]).

Si applicano, invece, le regole in tema di cosiddetta accessione [6] in base alle quali il proprietario del suolo acquista in via automatica la proprietà della costruzione su di esso edificata. In altre parole, se la casa viene costruita dopo il matrimonio sul suolo di esclusiva proprietà di uno dei coniugi, essa appartiene unicamente a quest’ultimo, anche se i coniugi siano in regime di comunione dei beni e abbiano contribuito entrambi alle spese per la sua edificazione.

Che succede allora se il coniuge non proprietario abbia contribuito economicamente alla costruzione?

In tal caso egli matura solo un diritto di credito rispetto a quanto sborsato. In particolare, nel caso che egli voglia ottenere il rimborso del denaro utilizzato, dovrà dimostrare d’aver dato il proprio contributo economico per la realizzazione della costruzione, attingendo a risorse patrimoniali personali o comuni;  al contrario, tale onere della prova non incombe sul coniuge proprietario del terreno e, quindi, della casa [7].

Nello specifico, precisano i Supremi giudici, se le somme siano state prelevate dal patrimonio comune [8], ciascun coniuge è tenuto a rimborsarle alla comunione (perché poi ne segua un’equa suddivisione); se, al contrario, sia stato utilizzato denaro appartenente in via esclusiva al non proprietario, a quest’ultimo spetterà il diritto al rimborso [9] di quanto versato sia con riferimento al valore dei materiali che della manodopera impiegata nella costruzione dell’immobile.

Nella pronuncia in esame la Suprema Corte ha anche chiarito che la questione relativa ai crediti vantati dal coniuge non proprietario del bene è estranea al giudizio di separazione.

Se, perciò, il coniuge voglia vedersi rimborsate le somme versate per la costruzione della casa coniugale dovrà intraprendere un giudizio, successivo e autonomo rispetto a quello di separazione.


La casa coniugale costruita dopo il matrimonio sul suolo di proprietà di uno solo dei coniugi si intende di proprietà di quest’ultimo ed è esclusa dalla comunione dei beni.

Il coniuge che abbia contribuito alla costruzione dell’immobile potrà vantare solo un diritto di credito delle somme versate dando prova (in caso di contestazione) in un autonomo giudizio, di aver utilizzato il proprio denaro.

note

[1] Citazione da “Serenata rap” di Lorenzo Jovanotti (1994).

[2] Cass. sent. n. 6020 del 14.03.14.

[3] Cass. Sez. UU. sent. n. 651/96,Cass. n. 7060/04,Cass. 8662/08, Cass. Sent. 16670/13.

[4] Art. 177 cod. civ.

[5] Art. 179 cod. civ.

[6] Art. 934 cod. civ.

[7] Cass. civ. sent. n. 20508/10.

[8] Art. 192, co 1. cod. civ.

[9] Art. 2033 cod. civ. in tema di ripetizione di indebito.

Autore immagine: 123rf com


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