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Come non arruolarsi in guerra e farsi riformare

2 Marzo 2022 | Autore:
Come non arruolarsi in guerra e farsi riformare

Quali sono le più comuni cause di inidoneità al servizio militare che impediscono l’ingresso nell’Esercito e nelle altre Forze armate.

Con le preoccupazioni per la guerra in Ucraina, che potrebbe estendersi coinvolgendo anche l’Italia, molti si domandano: come non arruolarsi in guerra e farsi riformare? L’argomento era di moda ai tempi delle prime due guerre mondiali ma, purtroppo, sta tornando attuale.

Per rispondere a questa domanda bisogna sapere quali sono i motivi di esenzione dall’arruolamento nell’Esercito e nelle altre Forze armate. Si tratta delle cause di non idoneità che impediscono di entrare nei Corpi militari. Molti credono che anche una piccola imperfezione fisica impedisca di arruolarsi, ma in realtà non è così. È vero che gli aspiranti vengono sottoposti a rigorose visite mediche e accertamenti sanitari, ma è anche vero che sono accettati candidati con qualche lieve difetto: proprio come accadeva fino al 2005, quando era in vigore il servizio militare obbligatorio, anziché con reclutamento volontario, come avviene oggi.

Vediamo dunque come non arruolarsi in guerra e farsi riformare. Ai tempi della leva obbligatoria c’era chi contava sulla mancanza di alcune caratteristiche fisiche necessarie, o sulla presenza di alcune malattie, per essere esonerato dal servizio militare; in tempi più recenti, è avvenuto il fenomeno opposto, per il desiderio di molti giovani di entrare come Volontari in ferma prefissata (Vfp) e da qui tentare i concorsi per entrare nelle forze di Polizia. Quindi, l’argomento che affrontiamo è bifronte: le stesse infermità possono essere fatte valere dall’Esercito per dire no ad un aspirante che desidera arruolarsi, ma anche dal chiamato alle armi in caso di guerra per opporsi a indossare una divisa e imbracciare un fucile.

Chi è inidoneo al servizio militare?

L’elenco completo delle imperfezioni e delle infermità che costituiscono cause di inidoneità al servizio militare è contenuto in un decreto del ministro della Difesa [1], periodicamente aggiornato e integrato da direttive tecniche, che costituiscono il “manuale” per le commissioni che eseguono le visite mediche. Queste norme consentono di giudicare idonei i soggetti che possono essere impiegati nelle Forze armate «sia in tempo di pace che in emergenza bellica o civile»: è il giudizio che un tempo si sintetizzava nell’espressione «abile e arruolato». Alcuni Corpi richiedono requisiti fisici ulteriori, quindi per gli aspiranti all’arruolamento volontario si consiglia di fare riferimento alle condizioni indicate nello specifico bando di concorso.

Adesso, analizziamo le cause di esclusione più frequenti, con una premessa a fattor comune: i medici militari usano una classificazione che distingue le affezioni in lievi, medie e gravi. C’è poi l’aggettivo «rilevante», che compare spesso nelle elencazioni: di solito, definisce una patologia come causa di impedimento alle funzioni che dovrebbe rivestire un soldato, un marinaio o un pilota. Ci sono, quindi, alcune patologie che, anche se lievi, sono di ostacolo al servizio militare e dunque costituiscono motivi di esenzione dall’arruolamento.

Piedi piatti

Il piede piatto non costituisce causa di esonero quando la disfunzione è moderata. Diventa, invece, motivo di esclusione quando è notevole e ostacola le attività fisiche, come la deambulazione (cioè il camminare) o lo stare in piedi per periodi prolungati senza provare dolore.

I medici misurano il piattismo del piede (sia valgo sia cavo) con appositi indici che calcolano la posizione reciproca delle ossa di questo arto e scartano chi ha un angolo di Costa Bertani maggiore di 140 gradi o un angolo di Moreau superiore a 160 gradi.

Asma e allergie

L’asma bronchiale di natura allergica è causa di esclusione quando è grave e ripetuta; deve essere diagnosticata dal medico e accertata «con gli appropriati esami specialistico-strumentali», come i test allergici e le indagini sulla funzionalità respiratoria.

Anche le allergie e le intolleranze a farmaci o alimenti – ad esempio la celiachia, cioè l’intolleranza al glutine – vanno accertate nella stessa maniera e possono costituire causa di non idoneità al servizio militare quando sono valutate come «gravi».

Tumori

I tumori maligni sono sempre causa di esenzione dal reclutamento nelle Forze armate; i tumori benigni lo sono soltanto quando «per sede, volume, estensione o numero siano deturpanti o producano rilevanti alterazioni strutturali o funzionali».

Depressione

La depressione (o sindrome ansioso-depressiva) di per sé non è causa di esonero dall’arruolamento, ma può diventarlo se si associa ad una malattia neurologica o psichiatrica: deve esserci, quindi, una rilevante alterazione del sistema nervoso, oppure un serio disturbo – nevrotico o psicotico – del controllo degli impulsi (ad esempio, i frequenti attacchi di panico), dell’adattamento, della comunicazione o delle identità di genere «tale da limitare significativamente il soggetto nell’assolvimento dei compiti previsti dal servizio militare».

È una valutazione che spesso richiede un periodo di osservazione del soggetto, durante il quale viene formulato un giudizio transitorio di «inabilità temporanea» e si compiono gli opportuni accertamenti clinici.

Problemi ai denti

Le disfunzioni ai denti, alle gengive e agli altri componenti dell’apparato masticatorio sono molto diffuse. Nell’elenco dei motivi di esclusione dall’arruolamento compaiono «le malformazioni e gli esiti di patologie o lesioni delle labbra, della lingua e dei tessuti molli della bocca»; sono compresi anche «gli esiti di lesioni o di interventi chirurgici correttivi».

Queste patologie, però, devono produrre «gravi disturbi funzionali». Non basta, quindi, avere qualche dente cariato e otturato.

Apparato digerente

Le patologie dell’apparato digerente sono frequentissime e di varia natura: vanno dalle difficoltà di digestione alla colite ulcerosa ad altre malattie ancora più gravi. Tra le cause di inidoneità al servizio militare sono previste «le ernie viscerali e le malattie del tubo digerente, del fegato e vie biliari, del pancreas e del peritoneo», ma sempre a condizione che «per natura, sede e grado producano notevoli disturbi funzionali».

La norma precisa che tra le patologie dell’apparato digerente è compresa «l’ernia iatale con esofagite o disturbi funzionali di notevole grado»; invece l’ernia inguinale allo stato di punta non è causa di inabilità.

Sordità

I problemi dell’udito, come le ipoacusie, impediscono l’arruolamento quando la perdita uditiva è maggiore di 65 dB (decibel) se monolaterale, o del 40% se bilaterale. Anche in questi casi, la sordità deve causare «rilevanti disturbi funzionali»; così la sordità parziale e lieve non è causa di esonero.

Favismo

Il favismo è un’anomalia genetica che provoca una carenza di enzimi nell’organismo e si ripercuote negativamente sui globuli rossi. Dal 2010 il favismo non è più causa di esclusione all’arruolamento nelle Forze armate e nei corpi di Polizia. I soggetti affetti da favismo vengono sottoposti a test per misurare la carenza dell’enzima G6PDH: se supera il valore del 30% per i maschi e del 70% per le femmine e non ci sono fenomeni di emolisi, si è idonei al servizio militare incondizionato, altrimenti si viene comunque arruolati, ma c’è l’esonero dall’impiego nelle missioni di pace all’estero.

Ernia del disco

Tra le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico che possono costituire motivo di esonero dal servizio militare rientrano quelle congenite o croniche (ad esempio la scoliosi) ed anche quelle di natura traumatica.

Nell’elenco sono menzionate espressamente «le ernie discali ed i loro esiti chirurgici» e figurano anche «le discopatie e le protrusioni quando sono associate a segni clinici (o elettromiografici) di sofferenza radicolare».

Mancanza o amputazione degli arti

La legge [2] prevede, tra le cause di non idoneità al servizio militare, «la mancanza anatomica o la perdita funzionale permanente» (cioè l’amputazione o la paralisi) almeno di:

  • un dito della mano;
  • falangi ungueali delle ultime quattro dita di una mano;
  • falangi ungueali di cinque dita fra le due mani, escluse quelle dei pollici;
  • un alluce;
  • due dita di un piede;
  • le «deformità gravi congenite e acquisite degli arti».

note

[1] D.M. 26.03.1999 pubbl. in G.U. n. 86 del 14.04.1999.

[2] Art. 582 d.P.R. n. 90/2010.


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