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Che diritti hanno i minori?

2 Marzo 2022 | Autore:
Che diritti hanno i minori?

Quali sono e cosa comportano i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dalla nascita fino ai 18 anni di età. 

In un’epoca come la nostra, dove i bambini e i ragazzi crescono in fretta, ma sono anche esposti a gravi turbative e pericoli, ci si chiede che diritti hanno i minori.

Innanzitutto chiariamoci sulle definizioni. Per «minori» intendiamo tutti i nati che non hanno ancora raggiunto i 18 anni di età. Quindi, restano fuori da questa definizione da un lato i concepiti e dall’altro lato i maggiorenni. D’altronde, quella della minore età è una fascia di età molto ampia, che va dai neonati ai ragazzi grandicelli: questi ultimi sono già in grado di guidare un ciclomotore (o i modelli di auto senza patente), di spostarsi da soli, di navigare su Internet, di iscriversi ai social e di concludere verbalmente la maggior parte dei contratti di acquisto di beni e servizi. E l’età utile per fare tutte queste cose si va progressivamente abbassando.

I minori non hanno tutti i diritti dei maggiorenni: ne hanno di più. Se è vero che non godono di tutte le facoltà e prerogative riservate agli adulti (non possono votare, stipulare contratti dal notaio, ecc.) è pur vero che hanno una tutela rafforzata della loro personalità e delle manifestazioni del loro agire. Questo serve a garantire loro una crescita psicofisica sana ed equilibrata: è un fondamentale diritto della persona umana, che viene loro riconosciuto, insieme a molti altri e ancor più basilari diritti. Da qui si esplica l’ampio ventaglio dei diritti dei minori che ora analizzeremo.

I diritti dei minori nelle convenzioni internazionali

Nel 1989 l’Onu ha approvato una Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, chiamata anche «Convenzione sui diritti del fanciullo». L’Italia ha ratificato questo trattato internazionale nel 1991, dunque esso ha valore di legge [1].

Il termine «infanzia» deriva dal latino infans, che significa senza parola e indica un soggetto privo di capacità di esprimersi con il linguaggio verbale. La convenzione, però, tutela i diritti «di ogni essere umano al di sotto del 18° anno di età». Tutti sappiamo che anche i bambini più piccoli sono capaci di esprimere emozioni e sensazioni – ad esempio con il pianto e con i gesti – e di provare sentimenti, quindi da questo punto di vista non vi sono distinzioni. Ai fini dei diritti riconosciuti ai minori la loro maturità o immaturità non conta. Anzi, se viene acquisita in anticipo rispetto alla media dei bambini e ragazzi di quella fascia di età, comporta un maggiore diritto di interlocuzione con gli adulti, che devono ascoltarli e tenere conto della loro opinione.

I diritti sanciti dalla Convenzione Onu possono essere riassunti in tre parole: protezione, assistenza e partecipazione sociale del minore: gli americani le riassumono nella formula delle 3 P (protection, provision, partecipation).

Molti dei diritti elencati appaiono scontati per noi italiani, ma purtroppo non è così in tutto il mondo, e talvolta neppure in alcune situazioni nel nostro Paese: il diritto alla vita, all’identità personale, al nome, alla nazionalità, alla cittadinanza.

Si passa, poi, ai diritti più “elaborati”, quelli che anche in Italia rischiano ogni giorno di essere messi in pericolo da fenomeni di disagio familiare, violenze, maltrattamenti, razzismo o bullismo, come:

  • il diritto alla non discriminazione per motivi di razza, colore della pelle, sesso, religione, lingua, disabilità, povertà della famiglia del bambino;
  • il diritto a vivere con i genitori, a meno che ciò non sia dannoso per la crescita, e ad essere cresciuto e educato da loro;
  • il diritto a non essere allontanato dalla famiglia e a non subire trasferimenti illegali all’estero;
  • il diritto ad essere aiutato e consigliato dai genitori e dagli altri membri della famiglia e di essere istruito dagli insegnanti;
  • il diritto ad esprimere liberamente la propria opinione, che gli adulti devono ascoltare e prendere in considerazione;
  • il diritto ad avere una propria vita privata, a frequentare gli amici, a fare sport e attività ricreative, a ricevere informazioni attraverso i media (e ad essere protetto da materiali dannosi che circolano in Tv o in rete);
  • il diritto ad essere protetto da maltrattamenti, abusi e da qualsiasi forma di sfruttamento.

I minori sono protetti anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea [2], detta anche «Carta di Nizza» dal luogo in cui è stata stipulata, nel 2000, in base alla quale:

  • i minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere;
  • possono esprimere liberamente la propria opinione, che deve essere presa in considerazione «sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità»;
  • in tutti gli atti relativi ai minori, compresi quelli compiuti da autorità pubbliche, il loro interesse «deve essere considerato preminente»;
  • il minore «ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse» (è un problema molto vivo nelle coppie separate quando bisogna decidere l’affido e il collocamento dei figli).

I diritti dei minori nella Costituzione e nelle leggi italiane

L’art. 30 della Costituzione sancisce il dovere e il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal matrimonio: perciò non c’è differenza tra figli naturali e figli legittimi e tutti hanno parità di diritti.

Il Codice civile (in particolare all’art. 315 bis) e le leggi in materia di famiglia specificano ulteriormente questi diritti, prevedendo:

  • il diritto alla bigenitorialità, che si esprime soprattutto nelle coppie separate o divorziate: l’affidamento condiviso, o congiunto, del minore ad entrambi i genitori è la regola, mentre l’affidamento esclusivo costituisce l’eccezione;
  • il diritto del figlio ad essere «mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni», a crescere in famiglia e a mantenere «rapporti significativi» con i parenti, a partire dai nonni;
  • il diritto del figlio minore che ha compiuto 12 anni (e anche se di età inferiore, «ove capace di discernimento») ad essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano, come l’affido familiare o extrafamiliare.

La violazione dei diritti dei figli minori può comportare la decadenza dalla responsabilità genitoriale, ai sensi dell’art. 330 Cod. civ, se le trascuratezze o gli abusi nei loro confronti provocano «grave pregiudizio». In tali casi, il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o del convivente che maltratta o abusa del minore.

A livello penale, il minore gode dei seguenti diritti:

  • fino a 14 anni di età non è imputabile per i reati commessi (art. 97 Cod. pen.);
  • dai 14 anni fino ai 18 anni non compiuti l’imputabilità va accertata caso per caso, sulla base della capacità di intendere e di volere del minore; la pena è sempre diminuita e non può essere applicato l’ergastolo;
  • per gli illeciti compiuti dal minore che provocano danni rispondono i genitori, gli insegnanti o i sorveglianti, a meno che non provino di non aver potuto impedire il fatto (ad esempio, se un minorenne di notte ruba le chiavi dell’auto ai suoi genitori e causa un incidente).

note

[1]  L. n. 176 del 27.05.1991 “Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989“.

[2] In Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 326/391 (2012/C 326/02).

Autore immagine: canva.com/


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