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Che succede se non paghi al casello?

2 Marzo 2022
Che succede se non paghi al casello?

Non pagare il pedaggio al casello: che succede se ci si mette in fila a un’altra auto o non si hanno soldi per il biglietto.

Potrebbe succedere di scoprire, solo al casello, di non avere soldi a sufficienza per pagare il pedaggio. A quel punto, posto che nessuno può impedire a un automobilista di uscire dall’autostrada, si profilano diverse ipotesi. La più sensata è quella di parlare con il casellante e spiegare la situazione. La meno indicata è invece tentare di fare i furbetti e cercare di passare ugualmente dalla sbarra, mettendosi in coda a un altro automobilista che magari ha pagato con il Telepass. Qui di seguito vedremo dunque che succede se non paghi al casello. Come si vedrà a breve, in alcune ipotesi non si rischia nulla, in altre un semplice illecito amministrativo, in altre ancora si può essere “denunciati” penalmente. Ma procediamo con ordine.

Che fare se non si può pagare al casello?

L’automobilista diligente che non può pagare al casello deve rivolgersi al casellante e farsi consegnare un documento chiamato «rapporto di mancato pagamento del pedaggio». È una sorta di scontrino ove sono indicati gli estremi dell’auto e l’importo da pagare. L’automobilista ha 15 giorni di tempo (dall’emissione di tale documento) per corrispondere l’importo dovuto, anche online (attraverso il sito di autostrade.it). In alternativa, si può corrispondere il dovuto tramite i punti SisalPay (presso edicole, bar, tabacchini) o con bonifico bancario o addirittura presso un qualsiasi casello autostradale.

L’importo non è maggiorato di sanzioni, interessi o more: è lo stesso che si sarebbe dovuto pagare al casello.

Se però scadono i 15 giorni, scattano le sanzioni di carattere amministrativo. La società autostrade informa dell’omissione di pagamento la Polizia Stradale che notifica al titolare dell’auto una multa da 85 a 338 euro, più la decurtazione di 2 punti dalla patente.

Quando non pagare il casello è reato

In alcuni casi, non pagare il pedaggio è reato di insolvenza fraudolenta; in altri casi, è truffa. Succede quando l’automobilista, per evitare di pagare il pedaggio autostradale, si accoda ai detentori di Telepass, varcando la sbarra.

Con il reato di insolvenza fraudolenta la legge punisce chi, dissimulando il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla. È proprio il caso di specie [1], atteso che il fatto di entrare in autostrada ritirando il relativo talloncino di ingresso fa sorgere un contratto tra l’automobilista e il gestore dell’autostrada. In tal caso, la dissimulazione dello stato di insolvenza, che costituisce l’essenza della frode prevista dall’articolo 641 Cod. pen., è ravvisabile nel comportamento dell’utente che con il ritiro del talloncino ha fatto presumere la propria solvibilità e volontà di aderire all’offerta contrattuale di utilizzazione del servizio.

Secondo la Cassazione [2], configura il delitto di truffa e non quello di insolvenza fraudolenta, per la presenza di artifici e raggiri finalizzati a sottrarsi al pagamento del pedaggio, la condotta del soggetto che si accodi ad un automezzo munito di tessera Viacard con l’intento di superare il varco autostradale o richieda l’intervento di un operatore allo scopo di ottenere l’apertura della sbarra del casello dopo aver ritirato il relativo titolo di pagamento, facendo credere che avrebbe provveduto a corrispondere l’importo dovuto.

Attenzione, non risponde invece di reato chi non paga il casello nei 15 giorni successivi all’emissione dello scontrino. In tali casi, infatti, non c’è la volontà di truffare la società autostradale, ma solo un inadempimento. Ha detto in proposito il tribunale di S. Maria Capua Vetere [3] che «Non risponde del reato di cui all’art. 641 c.p. il legale rappresentante di una società che a motivo dell’omesso versamento dei pedaggi autostradali adduce che società versava in difficoltà economiche e non poteva fronteggiare il pagamento dei pedaggi esistendo in tal senso lo stato di insolvenza provato dall’istanza di dissequestro delle targhe del veicolo (nella specie: il conducente di un veicolo utilizzava la corsia riservata ai clienti Viacard e non essendo in possesso della apposita tessera chiedeva l’intervento dell’addetto del casello, si faceva aprire la sbarra e rilasciare un rapporto di mancato pagamento)».


note

[1] Trib. Nola sent. n. 997/2021.

[2] Cass. sent. n. 35037/2020.

[3] Trib. S. Maria Capua Vetere sent. n. 6728/2017.

Tribunale di Nola – Sezione penale – Sentenza 4 agosto 2021 n. 997

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI NOLA

SEZIONE PENALE

In composizione monocratica

Il Giudice monocratico, G.O.T., dott.ssa Speranza Fedele

alla pubblica udienza del dì 6/05/2021

ha pronunziato e pubblicato mediante lettura il dispositivo della seguente SENTENZA

nei confronti di

(…) nato a (…) il (…), residente in (…), alla via S.

Libero Assente

IMPUTATO

Come da allegato

PROCURA DELLA REPUBBLICA

presso il Tribunale di Nola

Il pubblico ministero

letti gli artt. 555 c.p.p., 160 Disp. Attuaz. del c p.p.;

letto il D.P. del Tribunale n. 57 del 2019 con il quale si autorizza la Procura della Repubblica ad ottenere le date di udienza attraverso l’utilizzo del sistema informatico GIADA2; dispone che la cancelleria acceda informaticamente al predetto sistema al fine di estrapolare la data e l’ora dell’udienza nonché il Giudice davanti al quale deve essere trattato il giudizio relativo all’emanando decreto di citazione che segue.

Nola,

Il PM

– G.O.P.

– GEN

DECRETO DI CITAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DI NOLA – P.ZZA (…)

Dott. Fe.Sp.

il giorno 18/5/20 alle ore 9,00 e segg.

Il P.M., concluse le indagini preliminari relative al procedimento penale iscritto nel registro delle notizie di reato il 28.01.2019 nei confronti di:

(…) nato a (…) il (…) e residente in (…) alla via S.; difeso dall’Avv. AN.Et. del Foro di Nola; IMPUTATO

reato p. e p. dall’art. 81 cpv e 640 c.p. perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, con artifizi e raggiri consistiti nel presentarsi – alla guida dell’ autovettura tg. (…) nella sua disponibilità – ai caselli autostradali nella pista riservata ai possessori di “(…)” sebbene sprovvisto del relativo strumento di pagamento telematico, nell’accodarsi immediatamente alle spalle del veicolo che lo precedeva (munito di strumento di pagamento) e nel transitare prima che la sbarra chiudipista si abbassasse, induceva in errore la (…) s.p.a. e si procurava l’ingiusto profitto di evitare il pagamento di n. (…) transiti autostradali per un totale complessivo di Euro 1072,00 con correlativo danno per la predetta p.o.

Dal 22.05.2017 fimo al 08.11.2018 competenza per territorio in Pomigliano d’Arco quale luogo del primo reato ai sensi dell’art. 16 co. I c.p.p.

MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Con decreto di citazione diretta emesso dal P.M. in data 14.10.2019 (…) era tratto a giudizio innanzi ai Giudice Monocratico di Noia, per rispondere del reato ascrittogli in rubrica.

All’udienza del 2/11/2020, a seguito del rinvio disposto dal Tribunale in data 18/05/20, al fine del perfezionamento del rapporto processuale con l’imputato, dichiarato assente il (…), ex art. 420 bis c.p.p., il Tribunale ammetteva la costituzione di parte civile della società “(…) s.p.a.”; poi, dichiarava l’apertura del dibattimento ed ammetteva le prove richieste dalle parti.

Alla successiva udienza del dì 11.03.2021 transitava, ex art. 493 co 3 c.p.p., con il consenso delle parti, la querela sporta da M.D. per la società “(…) s.p.a.” con allegati. Il P.M. rinunciava all’esame del M. per superfluità. Revocata l’ordinanza ammissiva in parte qua, il g.m. rinviava all’udienza dei dì 6.05.2021, quando, escusso B.O. della Poi Strada di Avellino Ovest ed acquisita la annotazione di p.g. del 6.07.2019, dichiarava la chiusura dell’istruttoria. Sulle conclusioni delle parti, all’esito della camera di consiglio, pronunciava dispositivo, cui fa seguito la presente , per il cui deposito indicava il termine di giorni 90.

La ricostruzione storica dei fatti, operata alla luce delle risultanze acquisite in dibattimento, nonché della prova orale, sorregge un giudizio di responsabilità nei confronti dell’odierno imputato per i fatti di cui in rubrica da riqualificarsi sub art. 641 c.p..

Sulla scorta della querela in atti, integrata dalle dichiarazioni rese nel processo dal sostituto commissario della Pol Strada di Avellino Ovest, (…) all’udienza del dì 6/05/2021, nonché della annotazione di p.g. del 6.07.2019, i fatti possono essere ricostruiti nel modo che segue.

Nel periodo dai 22.05.2017 al dì 8.11.2018 venivano effettuati dal conducente del veicolo tg.(…) transiti autostradali senza il pagamento del corrispettivo per un importo complessivo di Euro 1072,00, mai saldato dal (…), proprietario dell’autovettura dal dì 9.10.2008, come da registrazione PRA, ed intestatario dei contratti di assicurazione per la copertura RCA dall’acquisto all’attualità, malgrado l’invio allo stesso dei solleciti di pagamento da parte della società (…).

Risultavano, peraltro, diversi controlli effettuati nel corso del 2018 al 2019 a carico del (…) alla guida proprio della predetta autovettura.

Ne discende che, senza ombra di dubbio, sulla scorta degli atti menzionati, legittimamente confluiti nel fascicolo processuale, nonché della prova orale, può ritenersi che dal dì 22.05.2017 al dì 8.11.2018 il conducente del veicolo tg.(…), dissimulando il proprio stato di insolvenza, contraeva le obbligazioni relative al pagamento del pedaggio autostradale per un importo complessivo di Euro 1072,00, con il proposito di non adempiere, utilizzando le piste riservate (…), accodandosi immediatamente alle spalle del veicolo che lo precedeva regolarmente munito di apparecchio (…), di tessera Viacard o altro idoneo strumento di pagamento, riuscendo a transitare senza pagare il pedaggio.

Alla luce di quanto emerso appare evidente la responsabilità dell’imputato, che non ha offerto né provato alcuna alternativa versione dei fatti (cfr.: Cass. Sent. 15601/2019), certamente utilizzatore dell’autovettura nel menzionato arco temporale, per il reato di insolvenza fraudolenta e non di truffa a lui ascritto in rubrica, non essendo sufficientemente provati, nel caso di specie, che gli artifizi e raggiri posti in essere dal (…) abbiano indotto in errore l’operatore, non escusso nel processo.

L’elemento materiale del reato di cui all’art. 641 c.p., che ricorre nei caso di specie, è rappresentato dalla condotta tenuta dal prevenuto di accodarsi nella corsia dedicata esclusivamente ai detentori di telepass e varcare il transito unitamente ad altro veicolo nel tentativo di celare i numeri della propria targa al fine di non assumere l’obbligazione a prestazioni corrispettive e dall’evento consistente nel mancato adempimento della obbligazione di pagamento su di lui gravante.

Secondo l’orientamento della Suprema Corte la dissimulazione dello stato di insolvenza, che costituisce l’essenza della frode prevista dall’art. 641 c.p. postula che il creditore confidi concretamente nell’adempimento da parte del debitore, ritenendo, per la natura dell’affare, per la condizione soggettiva della controparte per la modesta entità economica del negozio per la simultanea concorrenza di tali elementi, che questa sia solvibile.

La giurisprudenza ha anche chiarito come integri il reato di insolvenza fraudolenta la condotta di colui il quale tenga all’oscuro il creditore del proprio stato di insolvenza al momento di contrarre l’obbligazione, con il preordinato proposito di non adempiere la dovuta prestazione (Cass. Pen. 39980/2009; Cass. Pen. 8893/17), fermo restando che la prova del preordinato proposito di non adempiere la prestazione dovuta sin dalla stipula del contratto, dissimulando lo stato di insolvenza, può essere desunta anche da argomenti induttivi ed univoci, ricavabili dal contesto dell’azione e dal comportamento successivo all’assunzione dell’obbligazione (Cfr.: Cass. 2198/2019), ma non, esclusivamente, dal mero inadempimento, che, in sé costituisce un indizio univoco del dolo (Cass. Pen. 6847/2015; Cass. En. 34192/2006; Cass. Pen.39890/2009).

La dissimulazione dello stato di insolvenza è ravvisabile nel comportamento rituale dell’utente che, presentandosi al casello autostradale su di un mezzo a motore funzionante ed inserendo nell’apposito lettore il talloncino di ingresso in autostrada, ha fatto presumente la propria solvibilità e volontà di aderire all’offerta contrattuale di utilizzazione del servizio.

Secondo la Cassazione, inoltre, ai fini della configurabilità del reato de quo è sufficiente, “quanto alla dissimulazione dello stato di insolvenza, anche il silenzio serbato al momento della ricezione del talloncino all’ingresso in autostrada” (Cass.:14711/17)

Sotto il profilo soggettivo il reato in esame è connotato dal dolo generico, cioè dall’elemento volitivo di dissimulazione di tale stato al momento dell’assunzione dell’obbligazione, quale causa determinante per il soggetto passivo del reato, in ordine alla conclusione del negozio.

Secondo costante giurisprudenza la prova dell’esistenza della volontà di non pagare il debito contratto ai momento della negoziazione può essere desunto anche dal comportamento antecedente o successivo dell’agente, come quello emergente dal narrato modus operandi.

Non può considerarsi il caso come di particolare tenuità, attesa l’entità del danno, e la condotta reiterata per un lungo arco temporale, in coerenza con gli indici stigmatizzati dalla Suprema Corte (Cass. SS. UU 13681/2016).

L’imputato può dirsi meritevole del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, al fine di adeguare la pena al fatto.

Stimasi equa, ex art. 133 c.p., la pena di mesi tre di reclusione, così determinata : pena base mesi tre di reclusione, ridotta, ex art. 62 bis c.p., alla pena di mesi due di reclusione, aumentata, ex art. 81 c.p., alla pena di mesi tre di reclusione.

Segue, per legge, la condanna al pagamento delle spese processuali.

Sussistono i presupposti per riconoscere al (…) la sospensione condizionale della pena.

Al riconoscimento della responsabilità penale consegue l’obbligo per (…) di risarcire alla costituita parte civile i danni morali e materiali che siano conseguenza immediata e diretta del reato, da liquidarsi in separata sede, nonché di rifondere le spese legali di costituzione e rappresentanza liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Letti gli artt. 533 e 535 c.p.p., riqualificati i fatti sub art. 641 c.p., dichiara l’imputato (…) colpevole e, riconosciute le circostanze attenuanti generiche, uniti i fatti nel vincolo della continuazione, lo condanna alla pena di mesi tre di reclusione, oltre che al pagamento delle spese processuali.

Condanna (…) al risarcimento dei danni in favore della società (…) s.p.a., da liquidarsi in separata sede, nonché alla rifusione delle spese di costituzione e rappresentanza sostenute dalla parte civile che liquida in complessivi Euro 800,00, oltre IVA, CpA e rimborso spese generali come per legge.

Pena sospesa.

Giorni 90 per la motivazione.

Così deciso in Nola il 6 maggio 2021. Depositata in Cancelleria il 4 agosto 2021.


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