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Si può alloggiare in hotel senza carta d’identità?

2 Marzo 2022
Si può alloggiare in hotel senza carta d’identità?

Registrazione in albergo: cosa succede se non si hanno i documenti e cosa rischia il titolare dell’hotel che fa passare un cliente senza un documento di riconoscimento.

Al check-in presso un hotel siamo abituati ad esibire la carta d’identità o altro documento di riconoscimento. Chi ne è sprovvisto potrebbe trovarsi in difficoltà se necessita di una stanza. Cosa può fare in tal caso? Si può alloggiare in hotel senza carta d’identità? E cosa rischia invece l’albergatore che non la richiede e chiude un occhio? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cos’è il check-in?

La parola check-in significa “accettazione”. Serve per indicare il momento in cui il cliente arriva nell’hotel prenotato e il/la receptionist chiede di fornire i documenti.

Il check-in è cosa distinta dalla conclusione del contratto di albergo. Questo può avvenire anche in un momento anteriore, ad esempio con la prenotazione online. Il contratto infatti si conclude con l’accettazione, da parte dell’albergatore, della richiesta inviata dal cliente e non richiede il contestuale pagamento.

La registrazione in hotel è obbligatoria?

La legge impone la registrazione di ogni cliente di struttura alberghiera (hotel, b&b, affitta stanze, ostelli, residence, agriturismi) anche se l’uso della camera avviene solo “ad ore”. La registrazione avviene tramite l’identificazione del cliente attraverso i suoi documenti d’identità. È dunque diritto/dovere dell’albergatore chiedere al cliente l’esibizione di uno di essi. Il cliente può sempre rifiutarsi, ma in tal caso perderà la prenotazione e l’eventuale acconto versato (la penale); non avrà cioè diritto alla restituzione del prezzo. E questo perché la legge sulla privacy trova un limite laddove vi sia un obbligo di legge: e in questo caso la legge impone all’albergatore di identificare il cliente e di registrarlo.

Non è quindi possibile alloggiare in hotel senza un documento d’identità.

C’è tuttavia da dire che la carta d’identità non è l’unico documento che serve a identificare il cliente. L’albergatore è infatti tenuto ad accettare anche la patente di guida o quella nautica, il passaporto, il libretto della pensione, il porto d’armi e le altre tessere di riconoscimento rilasciate dall’amministrazione dello Stato, purché munite di foto e di timbro (ad esempio la tessera di riconoscimento di un poliziotto).

L’obbligo della registrazione del cliente serve per adempiere a un successivo e ulteriore obbligo: quello di compilare le schedine degli alloggiati al fine di trasmetterle in Questura entro 24 ore dalla data di arrivo. La comunicazione può avvenire avvalendosi di mezzi informatici e telematici o mediante fax.

Se però il soggiorno è inferiore a 24 ore (come nel caso di camere ad ore), la schedina va comunicata alla Questura immediatamente.

Maggiori approfondimenti su questo tema nell’articolo Cosa registra l’hotel.

Può l’albergatore fare una fotocopia del documento d’identità?

Abbiamo appena detto che non è possibile rifiutarsi di fornire il proprio documento d’identità, a meno che si rinunci anche al contratto e all’eventuale corrispettivo già pagato. Tuttavia, l’albergatore ha solo l’obbligo di registrare il cliente con la compilazione della schedina, acquisendone i dati, ma non anche effettuando una fotocopia del documento d’identità.; la quale, se mal custodita, potrebbe anche determinare dei potenziali danni per il soggiornante. Dunque, se da un lato è vero che la registrazione deve avvenire prima dell’ingresso in camera degli ospiti, dall’altro non è possibile fotocopiarne i documenti per nessun motivo.

Cosa rischia l’albergatore che non registra il cliente?

L’omessa comunicazione delle generalità dei soggetti alloggiati da parte dell’albergatore è un reato. Lo ha stabilito la Cassazione [1]. La Corte sottolinea che la condotta di omessa comunicazione delle generalità dei soggetti alloggiati sia prevista dalla legge come reato, secondo la formulazione del vigente art. 109, terzo comma, del Testo Unico delle Leggi di pubblica sicurezza (Tulps) che impone che entro le ventiquattro ore successive all’arrivo vengano comunicate alle questure le generalità delle persone alloggiate.


note

[1] Cass. sent. n. 7128/2022. A tutt’oggi, la condotta di omessa comunicazione delle generalità dei soggetti alloggiati sia prevista dalla legge come reato, secondo la formulazione del vigente art. 109, terzo comma, del TEsto Tulps, che impone che entro le ventiquattro ore successive all’arrivo vengano comunicate alle questure le generalità delle persone alloggiate avvalendosi di mezzi informatici e telematici o mediante fax e che la condotta di omessa comunicazione è sanzionata dall’art. 17 del medesimo decreto. Sotto un primo profilo l’abrogazione espressa della legge 135/2001, che aveva nuovamente introdotto la sanzione penale per l’omessa comunicazione prevista ai sensi dell’art. 109 Tulps, non ha dispiegato effetti sul già modificato art. 109 Tulps. L’effetto abrogativo della legge 135/2001 non ha inciso sul già modificato l’art. 109 Tulps. Vale a dire: l’art. 109 Tulps, come risultante dalla modificazione a opera della legge 135/2001 (che ha riscritto per intero l’art. 109 Tulps) è rimasto in vigore nella sua formulazione senza essere toccato dal successivo effetto abrogativo a opera della legge 79/2011 della legge 135/2001. Da cui la conclusione che l’art. 109 Tulps come ridisegnato, nei suoi commi, a opera della legge 135/2001, è tutt’ora in vigore”. Pertanto, sulla scia di questo principio, al giudice del rinvio il nuovo giudizio.


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