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Quando si prescrive un danno?

2 Marzo 2022
Quando si prescrive un danno?

Risarcimento danni: come ottenere i soldi dal responsabile. La responsabilità contrattuale, extracontrattuale e precontrattuale. 

In ambito civile, ricordare quando si prescrive un danno è molto facile. I termini di prescrizione infatti sono di due tipi: ci sono i danni che si prescrivono in cinque anni e quelli che si prescrivono in dieci anni. Tutto dipende dalla natura del fatto che ha determinato il pregiudizio. 

Alla vittima basta rivolgersi formalmente al responsabile, anche con una semplice raccomandata a.r. o una pec, e chiedergli il risarcimento per interrompere il termine di prescrizione e farlo decorrere nuovamente da capo. In tal modo, ben potrebbe essere che un danno non si prescriva mai se, prima della scadenza del termine stesso, l’avente diritto diffida la controparte. 

Ma procediamo con ordine e vediamo quando si prescrive un danno, partendo proprio dalla distinzione delle due tipologie di danni a cui accennavamo prima.

Quanti danni esistono?

Esistono due categorie di danni. Ci sono quelli che derivano da un contratto e quelli che derivano da un fatto illecito. Per non cadere in astratte categorizzazioni, difficili da comprendere per chi non è un tecnico del diritto, cerchiamo di fare qualche esempio pratico.

I danni che derivano dal contratto (o «danni contrattuali») sono di solito quelli conseguenti a un inadempimento, a un prodotto difettoso, al mancato rispetto delle condizioni del contratto e così via. 

Si pensi a un fornitore che consegna la merce con enorme ritardo rispetto ai tempi concordati, al cliente che non paga il prezzo, ad un oggetto non conforme che provochi lesioni al suo utilizzatore (ad esempio un capo di abbigliamento fatto con materiali tossici o un frullatore che determini un corto circuito nell’impianto elettrico di un appartamento). 

Gli esempi dei danni derivanti da contratto possono essere molteplici. Eccone altri. 

Due persone firmano un compromesso per la vendita di una casa. Senonché il venditore non si presenta dal notaio, alla data concordata, senza opporre una giusta causa, lasciando così l’acquirente privo di un tetto. Una concessionaria vende un’auto ma la consegna con tre mesi di ritardo. Un turista acquista un pacchetto all inclusive da un tour operator ma l’albergo è nettamente diverso dalle promesse. Un medico effettua una diagnosi errata nei confronti del paziente.

I danni che derivano da fatto illecito (o «danni extracontrattuali») sono tutti quelli che non hanno, come presupposto, un rapporto contrattuale tra le parti. Si pensi al caso di un incidente stradale, ai danni da infiltrazioni derivanti da una conduttura dell’appartamento sovrastante, ad una diffamazione o alle lesioni fisiche conseguenti a una rissa, al morso di un cane che il padrone non ha saputo tenere a bada.  

Nei danni da fatto illecito rientrano anche quelli conseguenti alla cosiddetta «responsabilità precontrattuale» ossia che si verificano in sede di trattative di un contratto, quando ancora questo non è stato concluso. Ecco alcuni esempi pratici.

Una persona promette ad un’altra di assumerla, inducendola a dimettersi dalla precedente occupazione. Tuttavia, successivamente, non rispetta l’impegno preso. Una banca promette un mutuo ma poi non lo concede senza un valido motivo.

Quando si prescrive un danno contrattuale?

I danni che derivano da un contratto si prescrivono in 10 anni. 

Fa eccezione il danno da vacanza rovinata, quello cioè determinato dall’inadempimento del tour operator. In tale ipotesi la prescrizione del diritto al risarcimento, per come fissata dall’articolo 46 del Codice del turismo, è di tre anni dalla data di rientro dal viaggio.

Quando si prescrive un danno extracontrattuale?

I danni che derivano da fatto illecito si prescrivono in 5 anni.

Fa eccezione il danno da sinistro stradale che si prescrive invece in due anni.

Come chiedere il risarcimento di un danno?

La richiesta del risarcimento parte, di solito, da una lettera di diffida con cui si intima al responsabile il pagamento della somma dovuta per i danni. Se essa non dovesse essere sufficiente, bisognerà intraprendere una causa civile.

Laddove non si possa quantificare con esattezza l’ammontare preciso dei danni, il giudice procede «in via equitativa», ossia secondo quanto gli appare giusto. Resta comunque l’obbligo per la parte danneggiata di dimostrare l’esistenza di un danno (anche se non è in grado di fissarne l’importo), anche con indizi.

Approfondimenti

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