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Articolo 89 Costituzione: spiegazione e commento

4 Marzo 2022
Articolo 89 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 89 sulla responsabilità politica del presidente della Repubblica e sull’obbligo di controfirmare gli atti con valore di legge.

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal presidente del Consiglio dei ministri.

La Costituzione tutela il Presidente sulla responsabilità politica

L’articolo 89 della Costituzione va ben oltre la semplice norma burocratica che stabilisce chi deve metterci una firma sugli atti con valore di legge: questo passaggio sancisce la collaborazione istituzionale tra il presidente della Repubblica e il Governo e, allo stesso tempo, esime il Capo dello Stato da ogni responsabilità politica sul contenuto dell’atto stesso.

Va fatto necessariamente un passo indietro, addirittura fino al XVIII secolo, ai tempi in cui nacquero i primi Stati con una monarchia parlamentare. Già a quell’epoca, tutti gli atti che venivano firmati dal Re avevano bisogno, per essere validi, di un’altra firma diciamo così «politica», vale a dire di un personaggio appartenente al Governo, in modo da togliere al monarca qualsiasi responsabilità dal punto di vista giuridico e politico.

Nei giorni nostri, paragonare il presidente della Repubblica ad un vecchio monarca è assolutamente fuori luogo ma la Costituzione ha mantenuto in questo caso lo stesso principio: ogni atto firmato dal Capo dello Stato deve essere controfirmato da un uomo politico (il presidente del Consiglio o il ministro competente nella materia che riguarda l’atto), il quale se ne assumerà la responsabilità di fronte al Parlamento e, per quel che quest’ultimo rappresenta, di fronte ai cittadini.

La responsabilità politica può essere di due tipi:

  • diffusa, che comporta un generale diritto di critica;
  • istituzionalizzata, che implica la possibilità di applicare una sanzione come la destituzione o la rimozione del titolare di questa responsabilità.

Quest’ultima è quella che la controfirma di un atto esclude per il presidente della Repubblica, al quale, però, può essere attribuita la prima, cioè la responsabilità politica diffusa (anche se l’articolo 89 non lo prevede) in quanto non c’è un organo che possa esercitare un potere sanzionatorio nei suoi confronti.

La controfirma viene richiesta per:

  • atti governativi, proposti e predisposti dall’Esecutivo o dai singoli ministri, in modo che siano questi ad assumersi la responsabilità politica dell’atto e, quindi, ad escludere da tale incombenza il presidente della Repubblica, la cui firma confermerà l’avvenuto controllo di legittimità costituzionale dell’atto;
  • atti presidenziali o atti propri, adottati sulla base di una decisione che spetta solo al presidente della Repubblica (ad esempio, la nomina dei senatori a vita). In questo caso, la situazione si ribalta: il Capo dello Stato si assume la responsabilità politica della sua decisione mentre la controfirma di un ministro serve a confermare il corretto operato del Presidente dal punto di vista costituzionale e ad autenticare la sua firma.

Se ne deduce, dunque, come prevede l’articolo 89 della Costituzione, che nessun atto riportante la sola firma del presidente della Repubblica può essere ritenuto valido e, pertanto, in grado di produrre i suoi effetti giuridici. In questo modo, la Carta costituzionale conferma un altro importantissimo principio: la natura democratica del nostro sistema istituzionale in cui non c’è un potere assoluto ma una condivisione della responsabilità politica degli atti a seconda di chi li presenta ed un reciproco potere di controllo tra il Capo dello Stato e gli organi eletti dal popolo.

Non viene richiesta, invece, la controfirma:

  • degli atti a cui partecipa il Capo dello Stato ed i cui effetti vengono attribuiti ad un organo che lui presiede, come ad esempio il Consiglio superiore della magistratura;
  • degli atti puramente personali, come dimissioni o messaggi informali senza valore di legge.


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