Guerra Ucraina: le banche possono fallire?

2 Marzo 2022 | Autore:
Guerra Ucraina: le banche possono fallire?

Perché i conflitti armati favoriscono il fallimento degli istituti di credito? Bail-in: cos’è e come funziona?

I tragici eventi che si stanno verificando in Ucraina e le sanzioni economiche stabilite dall’Occidente nei confronti della Russia stanno avendo ripercussioni anche sull’economia di molti Paesi che, ufficialmente, non sono entrati in guerra. Uno di questi è l’Italia, che dovrà molto probabilmente fare i conti con una nuova crisi economica, crisi che colpirà non solo le famiglie ma anche le banche. Di questo ci occuperemo con il presente contributo: le banche possono fallire per la guerra in Ucraina?

La stabilità degli istituti di credito e il conflitto armato possono sembrare slegati tra loro; in realtà, c’è una profonda connessione tra l’andamento della guerra e la capacità delle banche di resistere agli eventi avversi che della prima sono diretta conseguenza, come ad esempio la corsa agli sportelli per prelevare il contante, l’inflazione, l’impennata dei costi delle materie prime e, infine, le sanzioni economiche imposte allo Stato aggressore. Tutto ciò forma un mix che potrebbe essere micidiale, soprattutto per alcuni istituti di credito. Le banche possono fallire per la guerra in Ucraina? Scopriamolo insieme, sapendo però che di certo, in scenari così complessi, c’è davvero poco.

Le banche possono fallire?

Partiamo subito da un chiarimento necessario: le banche, in quanto società di capitali, possono senz’altro fallire.

Perché le banche falliscono? I motivi sono tanti: investimenti sbagliati; calo della fiducia dei clienti; prestiti effettuati a soggetti poco affidabili che, quindi, non sono capaci di restituire quanto preso; reati commessi dagli amministratori (si pensi a chi falsifica i bilanci per tenere per sé il denaro), cattiva gestione in generale, ecc.

Guerra: perché le banche possono fallire?

Tra le cause che determinano il fallimento di una banca ve ne sono alcune legate a periodi eccezionali, come ad esempio a crisi economiche dovute a calamità naturali, pandemie e guerre.

È proprio questo ciò di cui parleremo. Di seguito spiegheremo due dei principali fattori che possono incidere sul fallimento delle banche a causa della guerra in Ucraina.

Guerra: corsa al bancomat per i prelievi

Le banche possono fallire a causa delle conseguenze della guerra. Una di queste è la corsa al bancomat per il prelievo dei contanti.

In periodi di incertezza, quasi istintivamente ci si reca in banca per ritirare parte dei propri risparmi, così da poterli tenere con sé in caso di emergenza.

Il problema è che, se tutti i correntisti fanno così, la banca si troverà in poco tempo nell’impossibilità di soddisfare tutte le richieste. Perché?

Perché la funzione principale di ogni banca è quella di raccogliere i risparmi di alcune persone (mediante operazioni come il deposito, l’apertura del conto corrente, ecc.) per mettere gli stessi risparmi a disposizione di altri, cioè di coloro che chiedono un prestito (mutuo, ecc.). Insomma: le banche raccolgono capitale per darlo a chi non ne ha.

È chiaro però che questo “giochetto” funziona fintantoché i capitali vengono tenuti fermi per un certo tempo; se invece tutti si recassero in banca per chiedere la restituzione dei loro soldi, la banca non potrebbe farvi fronte, in quanto non avrebbe più tutti i soldi che ha ricevuto, avendoli prestati a chi li chiedeva in prestito. Facciamo un esempio davvero elementare.

10 persone depositano in banca 100 euro; dopo un po’, la banca fa un prestito di 500 euro. Se anche solo 6 delle persone che hanno effettuato il deposito si recassero contemporaneamente in banca per chiedere il ritiro dei loro soldi, la banca non li avrebbe tutti perché nel frattempo sono stati impegnati dandoli in prestito.

L’esempio è molto semplice, ma rende l’idea. È vero che la banca lucra sui prestiti grazie agli interessi che chiede in cambio; tuttavia, se tutti (o anche solo la maggior parte) dei correntisti si recasse in banca per prelevare i risparmi, è certo che l’istituto non potrebbe farvi fronte.

Guerra Ucraina: l’esclusione dallo Swift

Uno dei motivi che potrebbe far fallire le banche italiane è la sanzione, stabilita dai Paesi Occidentali, di escludere le principali banche russe dal sistema di pagamento Swift. Di cosa si tratta?

Lo Swift è un codice di sicurezza che identifica in maniera univoca uno specifico istituto bancario. Ad ogni codice Swift, quindi, corrisponde una banca.

Il codice Swift serve a garantire il trasferimento di capitali nel caso di operazioni internazionali, cioè di operazioni che avvengano tra Stati diversi.

L’Unione europea e gli Stati Uniti, nel tentativo di fiaccare l’economia della Russia, hanno bandito molti istituti di credito russi dal sistema di pagamento Swift, nella speranza di isolarli dalla rete finanziaria.

Questa mossa, tuttavia, può essere controproducente anche per le banche italiane che hanno intensi rapporti con le banche russe. Tra le principali vi sono Unicredito e Intesa San Paolo, le quali stanno registrando forti perdite in borsa proprio a causa della guerra in Ucraina.

L’esclusione dal sistema di pagamento internazionale Swift penalizza le banche italiane che sono maggiormente collegate quelle russe, legate a queste ultime da rapporti di credito: l’esclusione dallo Swift, infatti, se impedisce alle banche russe di ricevere denaro, blocca anche la possibilità inversa, cioè di pagare i creditori, ivi comprese le banche italiane.

Banche italiane possono fallire per la guerra?

Sebbene non vi siano certezze, in teoria alcune banche italiane potrebbero fallire a seguito delle conseguenze economiche della guerra in Ucraina.

Il fallimento si avrebbe perché gli istituti di credito non avrebbero più denaro da poter erogare, venendosi a spezzare quel cerchio che unisce coloro che depositano soldi a coloro che li prendono in prestito.

Quali sono le conseguenze del fallimento di una banca? I cittadini perdono tutti i risparmi? Vediamo cosa prevede la legge.

Bail-in: cos’è e come funziona?

Se una banca fallisce la legge prevede un meccanismo speciale chiamato bail-in, pensato per evitare i “salvataggi” mediante l’utilizzo del denaro pubblico.

La procedura funziona così: i primi a sopportare le perdite sono i soci della banca; seguono poi gli investitori, cioè coloro che hanno acquistato azioni e obbligazioni. Solo in ultimo, se le perdite non dovessero essere assorbite azzerando i crediti di tali soggetti, si attingerà dai conti correnti dei risparmiatori, ma solo da quelli con un deposito superiore a 100mila euro. Per tutti gli altri, invece, è prevista la restituzione del denaro.

In pratica, tutti i correntisti con meno di 100mila euro depositati in banca non hanno in genere di che preoccuparsi: qualsiasi siano le sorti dell’istituto di credito, non si subiranno perdite. I soldi verranno infatti rimborsati da uno speciale fondo interbancario che garantisce tutti i conti correnti fino a 100mila euro.

Il fondo interbancario è uno speciale fondo in cui tutte le banche versano una percentuale di capitale, calcolata dalla banca centrale a seconda di diverse variabili economiche. Una specie di salvadanaio per far fronte alle emergenze, insomma.

Per i conti correnti che hanno una cifra inferiore ai 100mila euro si viene protetti completamente; nel caso di conto cointestato, la garanzia di copertura sale a 200mila euro.

Ad esempio:

  • chi ha 99mila euro sul conto della banca fallita avrà indietro ogni centesimo;
  • chi ha due conti in due banche (fallite) diverse, uno di 60mila e l’altro di 90mila, avrà diritto alla restituzione integrale di entrambi i depositi (150mila in totale), in quanto il bail-in opera per ciascuna banca;
  • chi ha invece più di 100mila euro sul conto di un’unica banca, in caso di fallimento avrà diritto alla restituzione integrale dei 100mila; sull’importo eccedente, invece, verrà trattenuto al massimo l’8%, mentre il resto verrà restituito.

Per ulteriori approfondimenti si legga l’articolo Che succede se la banca dove ho i soldi fallisce?

Guerra: cosa succede se le banche falliscono?

Se le banche fallissero a causa della guerra, si attiverebbe il meccanismo del bail-in che salva almeno i conti fino a 100mila euro? Presumibilmente sì, in quanto si tratta di procedura che interviene a prescindere dalla causa che ha provocato il fallimento.

In teoria, quindi, se le banche dovessero fallire per via della guerra in Ucraina, ci sarebbe sempre il “salvagente” rappresentato dal bail-in, almeno per i depositi entro una certa cifra.

È però doveroso usare il condizionale, in quanto questo strumento di garanzia non era sicuramente stato pensato per far fronte a scenari di guerra, ma solo ad evitare i salvataggi delle banche malamente gestite mediante l’impiego di soldi pubblici.

Le drastiche misure economiche adottate dall’Occidente potrebbero in qualche modo intaccare le riserve del fondo interbancario per via del blocco del sistema Swift e del congelamento di ingenti capitali ricollegabili a soggetti ritenuti, direttamente o indirettamente, responsabili della guerra in Ucraina, con conseguente messa a rischio della tenuta del bail-in.

Va però anche detto che, a tutela delle banche europee in difficoltà per via delle sanzioni economiche imposte a Mosca, potrebbero intervenire anche altri speciali fondi istituiti dall’Unione Europea, cioè stanziamenti di denaro da erogare agli istituti di credito più colpiti dalla paralisi delle banche russe.



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