Diritto e Fisco | Articoli

Ricavi in nero: quando scatta la condanna per evasione?

3 Marzo 2022
Ricavi in nero: quando scatta la condanna per evasione?

Infedele dichiarazione, occultamento di ricavi o indicazione di costi inesistenti: ecco quando si rischia il reato di evasione fiscale. 

Non sempre l’evasione fiscale costituisce reato. Lo diventa solo al superamento di determinate soglie di denaro sottratte all’Erario nell’arco del medesimo periodo d’imposta. Tali soglie variano a seconda del tipo di condotta imputata al contribuente. Tra queste la più diffusa è l’omessa dichiarazione di alcuni dei redditi percepiti, con conseguenti ricavi in nero. Di qui la frequente e timorosa domanda di chi non è in regola con il Fisco: in caso di ricavi in nero, quando scatta la condanna per evasione? Se, ad esempio, una persona non emette una o più fatture nell’arco dello stesso anno, quando può subire un processo penale e magari il sequestro dei beni? 

Sul punto sarà bene esporre alcuni pratici chiarimenti.

Evasione fiscale di ricavi in nero: quale reato?

Il contribuente che presenta regolarmente la dichiarazione dei redditi ma in essa non dichiara tutto ciò che ha percepito compie un illecito che viene chiamato dichiarazione infedele. La dichiarazione infedele è appunto la condotta di chi fa “ricavi in nero”. Detto più tecnicamente, si tratta dell’indicazione in dichiarazione dei redditi di «elementi attivi di ammontare inferiore a quello effettivo» e/o di «elementi passivi inesistenti» (si pensi a chi scarica dalle tasse dei costi di produzione che in realtà non ha sostenuto). 

Il reato di dichiarazione infedele è quindi caratterizzato dalla volontà del contribuente di occultare parte delle imposte effettivamente dovute all’Erario. La condotta si traduce nella riduzione della base imponibile mediante l’omissione dei ricavi o l’incremento dei costi. 

La dichiarazione infedele può avere ad oggetto l’occultamento di eventuali compensi percepiti per la propria attività (ad esempio il prezzo per la merce venduta, la parcella per la prestazione professionale e così via); di redditi fondiari per fabbricati; di canoni di locazione di immobili, ecc.

Ricavi in nero: quando è reato?

Il reato per la dichiarazione infedele scatta in caso di indicazione, nella dichiarazione dei redditi, di elementi attivi per ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi inesistenti quando congiuntamente:

  • l’imposta evasa è superiore a 100.000 euro nel corso del medesimo anno d’imposta;
  • gli elementi attivi sottratti all’imposizione (anche tramite indicazione di elementi passivi fittizi) sono maggiori al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque sono maggiori a 2.000.000 di euro.

In tale ipotesi la pena è la reclusione da 2 a 4 anni e 6 mesi.

Al di sotto di tali soglie, non si commette reato ma un semplice illecito amministrativo punito con una sanzione che va dal 90% al 180% della maggior imposta dovuta.

Tale ipotesi va distinta da quella che si configura in caso di indicazione in dichiarazione di elementi passivi fittizi (mediante fatture o altri documenti inesistenti). Qui siamo dinanzi alla dichiarazione fraudolenta che costituisce sempre reato, indipendentemente dall’importo sottratto all’Erario. La pena è la reclusione da 4 a 8 anni.

Nel caso di omessa dichiarazione del reddito fondiario, se il reddito di fabbricati non dichiarato supera 413,17 euro, la sanzione è solo amministrativa ed è pari al 30% del reddito accertato.

Nel caso di omessa o infedele dichiarazione dei canoni di locazione di immobili ad uso abitativo, la sanzione è amministrativa e va dal 90% al 180% della maggiore imposta.

Come sanare l’infedele dichiarazione 

Per sanare l’infedele dichiarazione si può ricorrere al ravvedimento operoso. Il ravvedimento si effettua con le seguenti modalità:

  • presentazione di dichiarazione integrativa dalla quale risulti la maggiore imposta dovuta o il minor credito spettante;
  • versamento delle somme dovute a titolo di imposta, interessi legali dal giorno della violazione a quello della regolarizzazione e della sanzione ridotta.

Se la dichiarazione integrativa viene presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine per la dichiarazione originaria la sanzione irrogabile è di € 250 ridotta a 1/9 (€ 27,78) ma deve essere sanato autonomamente l’eventuale omesso versamento delle imposte; se l’errore è rilevabile in sede di controllo automatizzato o formale della dichiarazione (es. errore di calcolo dell’imponibile o dell’imposta), la sanzione irrogabile è solo quella di omesso versamento (30%).

Se l’errore riguarda solamente l’indicazione di un maggior credito non spettante ma non utilizzato e non rimborsato, il ravvedimento si effettua sulla sanzione di € 250 ridotta a € 27,78.

Non è dovuta alcuna sanzione in caso di dichiarazione integrativa interamente a favore del contribuente.

La prescrizione per la dichiarazione infedele

La prescrizione del reato di dichiarazione infedele (ossia per i ricavi in nero) è di otto anni: il termine decorre dal momento in cui il reato si intende consumato ossia all’atto della presentazione della dichiarazione dei redditi. 

Patteggiamento

Per i reati tributari, il patteggiamento (la cosiddetta «applicazione della pena su richiesta») si applica solo in caso di pagamento del debito tributario e delle connesse sanzioni amministrative anche a seguito di conciliazione, mediazione, adesione o ravvedimento.

Per il reato tributario opera la speciale causa di non punibilità (art. 13 D.Lgs. n. 74/2000) se il debito tributario è stato completamente estinto con pagamento integrale del tributo, delle sanzioni e degli interessi, anche attraverso il ravvedimento operoso, a condizione che nel frattempo non siano stati compiuti accertamenti, controlli o verifiche di cui il contribuente fosse a conoscenza.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube