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Articolo 91 Costituzione: spiegazione e commento

6 Marzo 2022
Articolo 91 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 91 sulla cerimonia di insediamento e sul giuramento del presidente della Repubblica davanti ai parlamentari.

Il presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Che cosa giura il Capo dello Stato

Dodici parole per un impegno lungo sette anni: «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente la Costituzione». Ecco la formula con cui il presidente della Repubblica assume le proprie funzioni di Capo dello Stato. Quelle dodici parole, non scelte certamente a caso, contengono due princìpi fondamentali, richiesti dall’articolo 91 della Costituzione, per assumere un ruolo così delicato. Se il Presidente non li rispetterà, rischierà – come prevede esplicitamente l’articolo 90 – di essere messo dal Parlamento in stato di accusa.

Il primo importante impegno che il nuovo inquilino del Quirinale si prende con il suo giuramento è la fedeltà alla Repubblica. Significa lavorare per tutto il settennato solo ed esclusivamente nell’interesse del Paese. Non possono esistere altre ambizioni più importanti, né personali né a beneficio di singoli, di qualche collettivo o gruppo di potere, di altri Paesi. Il bene comune dei cittadini italiani è il bene da perseguire dalla più alta istituzione della Repubblica. Ed è un compito che, come citato espressamente nell’articolo 91 e nel giuramento, il Presidente deve svolgere «con fedeltà». Non sono ammessi sgarri che possano mettere lo Stato in difficoltà, non è possibile «fare le corna all’Italia» per soddisfare qualche piccolo o grande interesse. Se ciò dovesse accadere, il presidente della Repubblica verrebbe messo in stato di accusa per alto tradimento.

Il secondo impegno contenuto nel giuramento che dà il via al mandato presidenziale è quello di «osservare lealmente la Costituzione». In questo modo, il Capo dello Stato si conferma davanti al Parlamento (e, quindi, davanti ai cittadini che hanno in quella istituzione i loro rappresentanti) garante della Costituzione, della «legge delle leggi», della Carta che preserva la vita civile del Paese. Il Presidente dovrà battersi affinché la Costituzione venga sempre e comunque rispettata da tutti, dal cittadino comune alle più alte cariche dello Stato, a partire da egli stesso. È lui a dover dare per primo l’esempio, onorando lo spirito costituzionale e, se necessario, rifiutandosi di promulgare delle leggi che escano dagli schemi tracciati dalla Carta costituzionale.

In questo caso, la formula utilizzata per il giuramento inserisce a scopo rafforzativo un avverbio non contenuto nell’articolo 91: il presidente della Repubblica giura di osservare la Costituzione «lealmente». Quindi, così come durante il suo settennato dovrà restare leale e fedele alla Repubblica, cioè agli interessi dei cittadini, dovrà fare altrettanto con la Costituzione, dove sono scritte le regole di convivenza civile di quegli stessi cittadini.

La cerimonia di giuramento del Presidente

Un momento così solenne e così importante come il giuramento con cui inizia il mandato del presidente della Repubblica non poteva svolgersi in una qualsiasi sede istituzionale. Non al Quirinale, dove il Capo dello Stato avrà uffici e residenza per sette anni. Non in una piazza gremita di gente. Ci vuole un luogo che rappresenti tutti. E quel luogo non può che essere il Parlamento. L’Aula è la stessa in cui pochi giorni prima è stato eletto, quella della Camera dei deputati. Il «pubblico» è lo stesso che lo ha votato, cioè i parlamentari e i delegati delle Regioni, anche se questi ultimi vengono invitati per cortesia istituzionale, non per obbligo, proprio perché anche loro hanno dato un contributo all’elezione del Presidente.

L’articolo 91 della Costituzione, dunque, stabilisce che il giuramento del Capo dello Stato avvenga davanti al Parlamento e in seduta comune.

Solo in quel momento, quando il Presidente avrà pronunciato quelle fatidiche dodici parole, scatterà formalmente il settennato e il titolare della più alta carica dello Stato entrerà in possesso delle sue funzioni. Il Presidente neo eletto, infatti, non è ancora in carica: lo sarà al termine del suo giuramento. E questo per una questione puramente formale: nessuno potrebbe mai mettere le funzioni di presidente della Repubblica nelle mani di una persona che potrebbe non giurare fedeltà alla Repubblica e osservanza della Costituzione e, dunque, rifiutare l’incarico.



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