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Prestiti e donazioni tra parenti: come comportarsi

6 Marzo 2022
Prestiti e donazioni tra parenti: come comportarsi

Tutte le regole che bisogna seguire quando si scambia denaro tra familiari. 

Quando si fa un prestito o una donazione è necessario prendere alcune precauzioni, anche se l’altra parte è un parente. Il più delle volte, il rapporto di familiarità porta a non usare formalismi nello scambio del denaro, ma questo gesto di fiducia può poi rivelarsi un problema, specie con il fisco o con eventuali altri familiari. Proprio per tale ragione bisognerebbe conoscere le regole più importanti su come comportarsi con prestiti e donazioni tra parenti. Di tanto parleremo qui di seguito. Forniremo i principali concetti legali che vanno rispettati quando ci sono passaggi di denaro tracciabili. 

Prestiti e donazioni tra parenti in contanti 

Tanto i prestiti quanto le donazioni devono rispettare la soglia di tracciabilità imposta dalla legge al denaro contante. Soglia che, come noto, fino al 31 dicembre 2022 (e salvo proroghe) è pari a 1.999,99 euro (dopo dovrebbe scendere a 999,99 euro). Quindi, oltre 2.000 euro è necessario scambiare il denaro con strumenti tracciabili come bonifici, assegni non trasferibili, pena una multa da 2.000 a 50.000 ad entrambe le parti.

Questa regola vale anche quando prestiti e donazioni avvengono tra parenti, benché conviventi.

Prestiti e donazioni tra parenti: scritte o verbali?

Tanto per i prestiti quanto per le donazioni la legge non impone una forma specifica. Quindi, possono avvenire sia per iscritto quanto verbalmente, con la consegna materiale del denaro. 

L’unica eccezione è prevista per le «donazioni di non modico valore», quelle cioè che comportano un sostanziale impoverimento per il donante e un notevole arricchimento per il donatario, in relazione alle rispettive condizioni economiche. In tali casi, dice il Codice civile, è necessario l’atto notarile. Diversamente, la donazione è nulla e può essere contestata, senza limiti di tempo, da chiunque (i più interessati saranno di certo i familiari e gli eventuali eredi del donante, che potrebbero agire anche dopo la sua morte).

Per quanto riguarda i prestiti, anche se la legge non impone mai la forma scritta, questa può essere indispensabile per stabilire l’ammontare degli interessi e i termini della restituzione del denaro. 

Come noto, il prestito può essere sia gratuito (ossia infruttifero, senza cioè interessi) o oneroso (ossia fruttifero, con interessi). Spetta alle parti stabilire per quale dei due optare. Ma se non viene stabilito nulla o se manca la prova del tipo di prestito, questo si considera sempre “oneroso”. Ecco perché un prestito infruttifero andrebbe sempre messo per iscritto: proprio per evitare che il creditore possa, in un momento successivo, cambiare idea e richiedere gli interessi, non disponendo in quel caso il debitore di alcuna difesa per dimostrare il patto contrario. 

Ultima questione non di poco conto: dinanzi alla prova del passaggio del denaro da un soggetto a un altro, laddove l’uno deduca che si tratti di un prestito e l’altro di una donazione, prevale il primo in assenza di prova contraria. Quindi, sarà chi vuol far valere l’esistenza della donazione a doverla dimostrare. Una ragione in più per prevedere la forma scritta dell’accordo.

Prestiti e donazioni tra parenti: problemi col fisco

In presenza di un passaggio di denaro tracciabile, l’Agenzia delle Entrate potrebbe presumere – e può ben farlo perché la legge glielo consente – che si tratti di redditi da tassare a meno che non vi sia una prova documentale contraria. Ecco perché, specie se si tratta di somme consistenti, sarà sempre bene avere un documento scritto e registrato presso la stessa Agenzia delle Entrate, per dargli la “data certa” opponibile ai terzi. Diversamente, il fisco potrebbe chiedere giustificazioni dello spostamento dei soldi e, in assenza di valide prove, potrebbe tassarli e imporre anche le sanzioni. Non potrà però contestare reati se gli importi sono modesti (il reato di infedele dichiarazione scatta solo quando l’importo evaso è superiore a 50mila euro).

Tali problemi di solito non sorgono se lo scambio del denaro è avvenuto tra familiari conviventi: per questi infatti vige una presunzione di soccorso e assistenza reciproca, in funzione dei doveri di solidarietà che riguardano le persone con vincoli affettivi (conviventi), coniugali (marito e moglie) o di sangue (figli, altri parenti). 

Prestiti e donazioni tra parenti: problemi con gli eredi

I futuri eredi che si assumono lesi dalla donazione fatta a un familiare non possono contestarla quando ancora il donante è in vita (a meno che non si tratti di donazione avvenuta con scrittura privata benché di elevato valore, in assenza quindi del notaio). Questi dovranno attendere la morte del donante ed agire entro 10 anni, ma solo a patto che siano state lese le cosiddette quote di legittima, ossia le percentuali minime del patrimonio del defunto che la legge riserva solo al coniuge e ai figli (o in assenza dei figli, ai genitori). Questi sono infatti gli eredi legittimari che non possono essere né diseredati né appunto privati delle quote di legittima. Se così fosse potrebbero contestare le donazioni fatte in vita dal donante. Per evitare contestazioni, il donante potrebbe specificare nella donazione che la stessa viene data «in conto legittima», una sorta cioè di anticipo sull’eredità.



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