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Negoziazione assistita: nuova occupazione per avvocati

3 Settembre 2014
Negoziazione assistita: nuova occupazione per avvocati

Dl giustizia: uno studio dell’Oua stima un calo del 70% delle spese per risolvere una controversia. Dal compenso per l’avvocato all’Iva: tutte le voci diminuiscono.

Il decreto legge sulla giustizia civile ancora deve debuttare, ma già sta facendo discutere. Soprattutto per quello che ne rappresenta il cardine: la negoziazione assistita dagli avvocati. Una scommessa sulla capacità delle parti (e dei loro legali) di uscire da una logica di puro conflitto per intraprendere la strada di un’intesa amichevole in spirito di collaborazione.

In un Paese dove il contenzioso raggiunge numeri assolutamente imponenti, qualche prima valutazione è possibile provare a farla già da ora. Innanzitutto, così come era stata la mediazione (ma solo per pochi fortunati), anche la negoziazione assistita si presenta come una nuova opportunità di lavoro per i legali nostrani, specie quelli più giovani che ancora stentano ad avere una loro clientela.

L’avvocato potrà dunque decidere di assistere le parti in una negoziazione relativa a qualunque controversia su diritti disponibili, svolgendo una sorta di ruolo di subfornitore del servizio giustizia o di fornitore alternativo (esterno ai tribunali) del servizio di risoluzione delle liti.

Agli avvocati si chiede di fare da arbitri nelle cause pendenti (eliminati così d’un tratto dai ruoli degli uffici giudiziari); e, dall’altro lato, di diventare promotori di accordi tra le parti, che, se sottoscritti, sono equiparati alle sentenze (il procedimento prende il nome di negoziazione assistita).

L’Oua, con un gruppo di lavoro ha messo a punto un primo confronto tra diverse modalità di soluzione delle controversie, divise per valore sulla base degli scaglioni sui quali è parametrato il contributo unificato.

La negoziazione conviene ai cittadini e agli avvocati?

Emergere con chiarezza la netta convenienza della soluzione stragiudiziale. Per l’avvocato Domenico Monterisi, coordinatore dello studio “per i cittadini si possono avere risparmi fino al 60-70%, oltre alla variabile del tempo, cioè alla minor durata del procedimento. Con uno scaglione compreso tra 26mila-50mila euro, per fare un esempio – continua Monterisi – un processo civile costa in media quasi 11mila euro, comprese le spese accessorie e l’Iva. Con la negoziazione assistita, cosi come configurata nella bozza di decreto e secondo i vigenti parametri per lo stragiudiziale, il totale dei costi è di 3.350 euro (sempre tutto compreso)”.

Una percentuale di convenienza che, nelle stime, si ripropone anche per gli altri scaglioni e per le diverse voci in cui sono stati ripartiti i costi, dal compenso all’Iva.

Sul compenso da corrispondere all’avvocato – e qui viene l’aspetto che potrebbe incentivare i legali a intraprendere questa strada come una nuova occupazione – l’unico accenno del decreto è all’applicabilità del patrocinio a spese dello Stato in caso di negoziazione come condizione di procedibilità; tuttavia i parametri non prevedono, e neppure avrebbero potuto visto che si tratta di un istituto inedito, un importo specifico. Possibile quindi un loro aggiornamento.

A rendere poi ancora più interessante l’opportunità della negoziazione assistita, c’è il fattore tempo. Se un processo in primo grado dura circa 500 giorni, il decreto legge non fissa un limite per la conclusione della negoziazione, ma ritiene che la procedura debba durare almeno un mese. E i cittadini quando si rivolgeranno all’avvocato dovranno essere informati, a pena di sanzione deontologica, della possibilità di risolvere la lite in una maniera che di sicuro sarà più economica e breve.

Una riduzione dei tempi consentirà ai cittadini di uscire presto dalle “beghe” legali e agli avvocati di coltivare più incarichi, guadagnando “sul numero” delle pratiche.

“Rimane, però, – avverte Marino – la preoccupazione per la mancata previsione di incentivi fiscali (anche per l’arbitrato per le cause pendenti), affinché si favorisca il ricorso alle soluzioni stragiudiziali. Nell’iter di conversione, auspichiamo i necessari aggiustamenti al testo. Detto ciò non possiamo non rilevare come questo decreto sia accompagnato da diversi disegni di legge e deleghe, sulle quali permangono diverse criticità (a partire dal tribunale della famiglie e dell’impresa), e che rischiano di rimanere impantanati nelle secche parlamentari. Confidiamo in un forte impegno del Governo e del Parlamento sia per le modifiche sia per un iter adeguato di approvazione dei provvedimenti. Altrimenti, sarà un’altra occasione persa”.



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1 Commento

  1. Se non cambia l’approccio culturale verso le questioni legate alla soluzione delle controversie anche l’istituto che si appresta a debuttare nel sistema giustizia resterà confinato nell’ambito delle buone intenzioni. Anche il trasferimento della causa dal ruolo del giudice a quello della corte arbitrale rappresenta una pia illusione, soprattutto perché manca un vero incentivo a tale trasmigrazione. In definitiva il decreto legge di prossima emanazione nel suo complesso, salvo gli aspetti legati alla modifica dell’art. 92 c.p.c. in tema di spese processuali e dell’art. 1282 c.c. relativo agli interessi in caso di persistente inadempimento, nonché della parte che modifica gli aspetti del processo esecutivo, non mi sembra una gran cosa. Mi sarei aspettato che quella parte che è oggetto della disegno di legge sulla riforma a dei tempi del processo avesse fatto parte dell’articolato di urgenza.

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