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Responsabilità caduta alberi

3 Marzo 2022
Responsabilità caduta alberi

Chi paga i danni se un albero cade su un’auto o comunque danneggia la proprietà altrui? Ecco cosa dice la legge.

Anche se, a primo acchito, potrebbe apparire improbabile, la caduta di alberi è un fenomeno assai frequente, specie quando si tratta di alberi pubblici, che origina controversie in merito alla responsabilità e al correlativo risarcimento dei danni. 

Quando si tratta di alberi condominiali, l’obbligo della potatura viene spesso adempiuto con maggiore solerzia, soprattutto perché – come chiarito da diverso tempo dalla giurisprudenza – anche se si tratta di alberi privati, i costi del giardiniere vanno divisi tra tutti i condomini secondo millesimi di proprietà. In particolare, la Cassazione ha detto che le spese di potatura degli alberi, anche se piantati su suolo esclusivo di un singolo condomino (evidentemente quello al piano terra o al rialzato), spettano a tutti allorché si tratti di piante funzionali al decoro dell’intero edificio, tale partecipazione agli oneri si fonda infatti sull’utilità che il verde produce per l’estetica condominiale e non sulla proprietà.

Non tutto però è risarcibile. Come dice il Codice civile, se sussiste il caso fortuito, il proprietario della cosa non è responsabile. Ed è proprio in tema di responsabilità per la caduta di alberi che bisogna fare alcune importanti precisazioni su come muoversi e come farsi pagare eventuali danni. 

Il caso tipico è quello della neve che abbia accelerato la caduta dell’albero. Sono spesso proprio i fenomeni atmosferici, più che il tempo, la causa dei danni. Ed è chiaro che, laddove la caduta di un ramo o dell’intero albero dovesse risultare imprevedibile, perché la perturbazione è stata di particolare intensità tanto da non poterne evitare gli effetti, non ci può essere alcuna responsabilità. 

Ma procediamo con ordine e vediamo cosa dicono le leggi e le sentenze in merito alla responsabilità per la caduta di alberi.

Legge sulla responsabilità per la caduta di alberi

La norma che regola la responsabilità in tema di caduta di rami, tronchi, alberi o qualsiasi altra pianta è l’articolo 2051 del Codice civile che regola la responsabilità del proprietario della “cosa”, il cosiddetto danno da cosa in custodia. Tale disposizione stabilisce che il titolare o il custode del bene è sempre responsabile per i danni che questo ha arrecato a terzi, a meno che dimostri che il fatto è stato prodotto da un caso fortuito. Il caso fortuito è l’evento imprevedibile e inevitabile, che cioè non poteva essere evitato con l’ordinaria diligenza.

Questa norma è chiaramente applicabile alla caduta di un albero. Possiamo così dire che chi è proprietario della pianta o (nel caso degli alberi che insistono su strade pubbliche) chi ne è il custode ha una responsabilità oggettiva per i danni, ossia automatica perché scatta per via del semplice rapporto con la “cosa”, da cui può esonerarsi solo se fornisce la prova del caso fortuito. 

Albero del condominio cade: chi paga i danni?

Se a cadere è un albero posto nel giardino condominiale e quindi di proprietà del condominio stesso (ossia di tutti i condomini) è quest’ultimo che deve farsi carico di risarcire i danni.

Con una recente sentenza [1], il tribunale di Roma ha ricordato che grava sul condominio la responsabilità per la caduta dei rami, alberi e vegetali collocati all’interno del cortile o del giardino. Ed è infatti questo che deve prendersi cura della potatura e della manutenzione del verde. Se l’albero è già inclinato o malconcio, è impossibile attribuire la colpa alla copiosa nevicata che lo abbia steso definitivamente. 

Nel caso di specie, in seguito a sovrabbondante nevicata, un albero di grande fusto, fino a quel momento non pericolante e insistente sul cortile (accessibile anche ad estranei) adibito a parcheggio da una pluralità di condomìni, si era abbattuto su un auto di un terzo danneggiandone la carrozzeria. Il tribunale di Roma ha ritenuto che il condominio fosse tenuto a risarcire il terzo. A nulla è valso il fatto che questi avesse parcheggiato in un’area privata, destinata solo ai condomini.

L’imprevedibilità del fenomeno atmosferico e il caso fortuito

Tra l’altro, la Cassazione ha ribadito, in proposito, che, affinché un evento meteorologico (sia pure di notevole intensità) possa essere ritenuto un «caso fortuito» – e, come tale, escludere la responsabilità del proprietario dell’albero – è necessario potergli riconoscere i caratteri della eccezionalità e imprevedibilità [2]. Pertanto, se un fenomeno naturale ha una cadenza saltuaria o infrequente non può essere considerato eccezionale ed imprevedibile solo perché detta cadenza irregolare non ne esclude la prevedibilità in base alla comune esperienza [3]. Come dire: è prevedibile il fatto che, di tanto in tanto, ci siano nevicate, venti o piogge fuori dalle medie stagionali e, pertanto, la manutenzione ne deve tenere preventivamente conto. 

Il risarcimento del danno e la proprietà dell’albero

Altro aspetto su cui soffermarsi è la titolarità dell’albero che si trova nell’area condominiale. Il fatto che l’area in cui si trovi la pianta non sia di proprietà del condominio ma sia previsto, a favore di quest’ultimo, un diritto di uso concessogli dal Comune, non esclude la responsabilità del condominio stesso. E questo perché, come dice l’articolo 2051 del Codice civile sopra richiamato, il soggetto tenuto a risarcire i danni non è solo il proprietario della cosa ma anche il custode che, nel caso di specie, è proprio il condominio. 

Per essere custodi dell’albero non occorre essere proprietari del bene essendo sufficiente il concreto potere fisico sulla cosa.

Perché si abbia custodia occorre che la cosa permanga nella fisica disponibilità di un soggetto, situazione cui si ricollega il dovere di vigilanza per evitare che si producano danni a terzi. Il custode si identifica con il soggetto che ha il dovere di controllo sul rischio derivante dalla cosa. Perciò deve essere considerato custode il soggetto che abbia con la cosa un rapporto duraturo e continuativo tale da rendere prevedibili i rischi a cui la cosa stessa espone i terzi. Custode, quindi, può essere – come giustamente osservato dal tribunale di Roma [1] – non solo il proprietario della cosa, ma anche il semplice possessore o il detentore, legittimo o abusivo, nell’interesse proprio o altrui. 

Caduta di albero su strada pubblica

I principi che abbiamo appena enunciato valgono, a maggior ragione, per gli alberi pubblici o che si trovano sul suolo pubblico. In caso di caduta, andrà individuato innanzitutto l’ente titolare della strada e poi andrà inviata una richiesta di risarcimento a cui questi potrà opporsi solo con la prova del «caso fortuito», evento questo difficilmente dimostrabile. Nel caso di vie urbane non ci sono dubbi: il Comune è responsabile per la caduta di alberi a meno che non dimostri che questa è stata causata da eventi atmosferici di eccezionale gravità e non prevedibili e non dall’inadeguata (o assente) manutenzione.

Il Comune è responsabile sia dei danni economici – ad esempio la distruzione dei veicoli parcheggiati – sia di quelli alla salute delle persone.

Responsabilità penale per caduta di un albero

La questione diventa ancora più delicata quando l’albero cade addosso a una persona e questa venga ferita o addirittura uccisa. In queste ipotesi, scatta la responsabilità penale, oltre che al risarcimento, in capo al soggetto che ne ha la custodia. Ma siccome il Comune non è una persona fisica, il reato sarà imputabile al funzionario che deve disporre la manutenzione del verde pubblico. In tal senso, una sentenza della Cassazione [4] ha affermato che, in caso di morte per caduta di un albero su di un passante, devono essere ritenuti responsabili gli addetti alla gestione del verde pubblico. Su di loro grava il dovere di porre in essere interventi adeguati ad opera di personale esperto ai fini di scongiurare l’evento.

Leggi Caduta albero: ultime sentenze.


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 2486/22 del 16.02.2022.

[2] Cass. sent. n. 30521/2019, 2482/2018, 18856/2017.

[3] Cass. S.U. sent. n. 5422/2021.

[4] Cass. sent. n. 26991/2015.

Autore immagine: depositphotos.com

Tribunale di Roma, Sentenza n. 2486/2022 pubbl. il 16/02/2022

RG n. 12561/2020 Repert. n. 3072/2022 del 16/02/2022

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI ROMA – QUINTA SEZIONE CIVILE

in composizione monocratica, nella persona del dott. Fabio De Palo,

ha emesso la seguente SENTENZA

nella causa civile in grado d’appello iscritta al n. 12561 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell’anno 2020, trattenuta in decisione all’udienza del 23.11.2021 e vertente tra

… …

rappresentata e difesa dall’avv. … …

E CONDOMINIO DI VIA … N. … – IN ROMA

APPELLATO in persona del suo amministratore pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv…….

MOTIVI DELLA DECISIONE

Cinzia Pratola ha proposto gravame avverso la sentenza in data 29.8.2019 n. 22628 con cui il Giudice di Pace di Roma – escludendo la responsabilità del condominio convenuto per la pretesa risarcitoria fatta valere da essa attrice – ha rigettato la sua

domanda e compensato le spese processuali.

Ha premesso che tale pretesa riguardava i danni subiti in occasione di una nevicata verificatasi il 3.2.2012 per la caduta di un albero sulla propria autovettura – parcheggiata in area comune – determinata da un’omessa manutenzione diquell’albero da parte del condominio che aveva in custodia l’area.

Riferisce che il primo giudice ha escluso la responsabilità del convenuto – per interruzione del nesso di causalità fra la sua eventuale condotta omissiva e l’evento dannoso – in quanto:

– l’attrice riveste la qualità di condomina e dunque l’omessa manutenzione dell’albero avrebbe dovuto allertarla ad una maggiore attenzione nel parcheggio della sua autovettura;

– il regolamento condominiale non prevede il parcheggio nell’area in questione, che non è comunque di proprietà condominiale;

– il giorno del sinistro si era inoltre verificato un forte fenomeno nevoso. L’appellante – sulla base di tali premesse – censura la sentenza in quanto il primo giudice (mal valutando gli esiti istruttori):

– ha errato nel ritenere la sua qualità di condomina (del condominio convenuto);

– non ha considerato che il convenuto ha comunque la disponibilità dell’area –

curandone la manutenzione – ed è pertanto soggetto alla responsabilità prevista

dall’art. 2051 cod. civ.;

– non ha considerato che un fenomeno nevoso – quand’anche di forte intensità –

esula dal “caso fortuito” ai fini dell’esonero da tale responsabilità;

– non ha tenuto presente che l’area in questione è sempre stata aperta al libero

parcheggio di tutti;

 -ha omesso di considerare che il regolamento condominiale non le è comunque opponibile (in quanto l’attrice è appunto estranea al condominio);

ha omesso infine di considerare che l’albero – prima della sua caduta – non era pericolante (e dunque non rappresentava un pericolo incombente che avrebbe dovuto allertare una sua maggiore attenzione).

Ha pertanto concluso insistendo affinchè il Tribunale – in totale riforma della sentenza – condanni la controparte al risarcimento del danno nella misura già richiesta ed al rimborso delle spese processuali per il doppio grado di giudizio, con relativa distrazione in favore del difensore antistatario.

Il condominio appellato – nel costituirsi – ha contestato la fondatezza del gravame chiedendone il rigetto.

All’udienza del 23.11.2021 – senza l’espletamento di attività istruttorie – la causa è stata trattenuta a sentenza sulle immutate conclusioni di merito rassegnate nell’atto d’appello e nella comparsa di risposta.

Il Tribunale – sulla base di tali premesse – osserva quanto segue.

L’appello deve essere accolto.

Devono ritenersi pacifiche – o comunque accertate all’esito dell’istruttoria espletata in primo grado – le seguenti circostanze:

– l’autovettura (Fiat Palio) della … è stata danneggiata per la caduta di un albero di grande fusto – il 3.2.2012 – in occasione di una nevicata sulla città di Roma (cfr. verbale Vigili del Fuoco in data 4.2.2012);

– il danno provocato alla carrozzeria del mezzo – in conseguenza di tale caduta – ammonta ad euro 1.580,00 (sulla base di un preventivo – prodotto in primo grado – che non è stato a suo tempo per nulla contestato da parte convenuta);

– l’autovettura si trovava in un’area privata – non condominiale – da sempre adibita a parcheggio da tutti i condomini delle varie palazzine facenti parte del complesso (oltre che da estranei);

– la manutenzione di tale area – quanto al “verde” (alberi e giardino) – era stata di fatto assunta stabilmente (anche) dal condominio convenuto (…di via … n. …), come emerge inconfutabilmente dalla deposizione resa dal suo ex amministratore … … (cfr. verbale del 13.2.2019), tanto che provvedeva anche a stipulare la relativa polizza di assicurazione per la responsabilità civile nei confronti dei terzi;

– l’albero – prima della sua caduta – non era affatto pericolante (come hanno affermato concordemente i testi escussi e riconosce lo stesso convenuto).

Tali risultanze inducono a riconoscere la responsabilità del convenuto – negata invece dal primo giudice – in quanto:

1) l’attrice ha fondato – e fonda – tale responsabilità sulla previsione specifica dell’art. 2051 cod. civ. e sulla presunzione ivi stabilita a carico del custode (salva la prova, a suo carico, del caso fortuito);

2) tale norma non presuppone necessariamente la proprietà (o altro diritto reale) sul bene e nemmeno una nozione di “custodia” in senso tecnico-giuridico, a base contrattuale, essendo sufficiente ad integrarla un effettivo potere fisico, un

governo di fatto sulla cosa (fra le altre, cfr. Cass. 9591/2012);

3) è dunque irrilevante la circostanza che – nella fattispecie – la proprietàdell’area non faccia capo al condominio convenuto (essendone comunque il

manutentore/custode sulla base di quanto emerso dall’istruttoria);

4) è irrilevante anche l’altra circostanza – pure evidenziata dal primo giudice – che il regolamento condominiale della palazzina … non prevede il parcheggio sull’area (di fatto così utilizzata da tutti – condomini e non – nella piena consapevolezza da parte del medesimo condominio, che anche a tal fine si

occupava appunto della manutenzione dell’area);

5) l’attrice – peraltro – non è condomina della palazzina … (cui si riferisce tale

regolamento);

6) l’acclarata circostanza che l’albero non era pericolante induce correttamente

ad escludere che l’attrice avrebbe potuto diligentemente prevedere la verificazione dell’evento (prevedibilità che – in ogni caso – avrebbe al massimo giustificato soltanto una diminuzione del risarcimento ai sensi dell’art. 1227 cod. civ.);

7) sarebbe ugualmente irrilevante la circostanza – emersa in modo oltretutto equivoco dalla richiamata deposizione del teste … (attraverso il riferimento ad un mero “accordo verbale”) – che la manutenzione dell’area facesse carico anche sugli altri condomìni (scale) del medesimo complesso, non convenuti in giudizio (trattandosi, nel caso, di responsabilità risarcitoria

avente natura comunque solidale ex art. 2055 cod. civ.);

8) il fenomeno nevoso non può ritenersi di per sé costituire una causa

sopravvenuta autonomamente sufficiente a determinare l’evento dannoso (caso fortuito), in mancanza di più circostanziati elementi di valutazioni – a cura del soggetto che ne era onerato – nel senso dell’eccezionalità ed imprevedibilità di tale fenomeno (valutazione che non può essere autonomamente operata d’ufficio dal giudice);

9) è ragionevole ritenere che una corretta e tempestiva potatura dell’albero, ovvero un suo congruo sostegno, ne avrebbero comunque evitato la caduta (provocata – presumibilmente – proprio dal maggior peso della neve sulle fronde).

Ne consegue – in riforma della sentenza – l’accoglimento della domanda risarcitoria con limitato riferimento al danno subito dal veicolo (in difetto di adeguate deduzioni e prove con riguardo alle altre pretese accessorie inerenti al “fermo tecnico” e al “danno morale”).

Le spese processuali del doppio grado seguono – conseguentemente – la soccombenza finale di parte appellata e vengono liquidate ai minimi tariffari ex d.m. 55/2014 (con relativa distrazione in favore dell’avv. … … che si è dichiarato antistatario).

P.Q.M. in riforma della sentenza appellata, così decide:

condanna parte appellata a risarcire a parte appellante l’importo di euro 1.580,00, oltre interessi legali dalla data della domanda giudiziale;

condanna parte appellata al rimborso delle spese processuali per entrambi i gradi del giudizio, che liquida, quanto al primo grado, in euro 670,00 per compensi ed euro 125,00 per esborsi e, quanto al presente grado, in euro 810,00 per compensi ed euro 125,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario del 15% per spese generali su tali compensi, Iva e Cassa come per legge, disponendone la distrazione in favore dell’avv. …….

16.2.2022.

IL GIUDICE


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