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Va in carcere chi maltratta gli animali

3 Settembre 2014 | Autore:
Va in carcere chi maltratta gli animali

Il codice penale punisce chiunque cagiona lesioni “per crudeltà”.

“In Italia non vai in carcere neanche se ammazzi qualcuno” recita un luogo comune oramai trito e ritrito. Vero o meno, di fatto, per la Cassazione è condannato, invece, a stare dietro le sbarre chi si macchia di maltrattamento contro gli animali e lo fa per crudeltà. È questa la sintesi di una sentenza di stamattina [1].

Nessuna indulgenza dunque verso quanti adottano comportamenti crudeli, cagionando lesioni alle povere bestiole. Nel caso di specie, la condanna è stata inflitta nei confronti di un tale che aveva preso a calci il cane di una signora, provocandogli delle lesioni e facendolo precipitare dalle scale.

Cosa prevede la legge

Il codice penale [2] prevede il carcere da 3 mesi a 1 anno o la multa da 3.000 a 15.000 euro, per colui che, per crudeltà o senza necessità, cagioni una lesione ad un animale o lo sottoponga a sevizie, a comportamenti, a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche.

La Suprema Corte fa particolare riferimento al concetto di crudeltà gratuita, ossia al caso in cui l’animale venga sottoposto a maltrattamenti fisici del tutto immotivati, che denotano particolare insensibilità o addirittura un compiacimento da parte di chi li pone in essere.

Le sofferenze inferte ad un animale (perfino l’uccisione) non sono punite nel caso in cui sussista un reale stato di necessità alla base di questo tipo di azione: si pensi ad un cane che aggredisce una persona; in tal caso, è il legittimo bisogno di difendersi che prevale.

La situazione di necessità esclude il reato di maltrattamento, così come quello di danneggiamento o uccisione di animali altrui. Lo stesso si dica per ogni altra situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per prevenire o evitare un pericolo alla persona o ai propri beni. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione in una sentenza con cui ha assolto un uomo per aver sparato ad un pastore tedesco che aveva attaccato sua moglie: in tal caso il sacrificio del cane è stato ritenuto inevitabile al fine di scongiurare una situazione di grave pericolo [3].

Affinchè si possa parlare di situazione di grave pericolo, è indubbio che sia determinante il tipo di animale e la stazza del medesimo: qualora dovesse trattarsi di bestiole di piccola taglia, l’uccisione risulterebbe spropositata. In linea generale, è bene quindi valutare le situazioni caso per caso.


note

[1] Cass. sent. n. 36715/14, del 3.09.2014.

[2] Art. 544 cod. pen.

3] Cass. sent. n. 43722 del 11.11.2010


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1 Commento

  1. Salve, vderamente non mi risulta. Ho denunciato un caso di avvelenanento di un mio gattolino di sei mesi, che putroppo e’ morto ed io dopo sette mesi non mi do pace, denuncia presentata dai carabinieri inoltrata alla Procura della Repubblica, ed ancora non ho avuto alcun tipo di risposta…!!!!

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