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Articolo 93 Costituzione: spiegazione e commento

7 Marzo 2022
Articolo 93 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 93 sulla procedura da seguire per la nomina formale del presidente del Consiglio e dei ministri del Governo.

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Fedeltà e lealtà nell’interesse esclusivo dell’Italia

Nessuna carica può essere assunta senza che chi la occupa si impegni prima a rispettare le regole prestando giuramento. O meglio: non tutte. L’articolo 91 della Costituzione lo prevede per il presidente della Repubblica, mentre l’articolo 93 impone al presidente del Consiglio e ai suoi ministri di fare altrettanto. Non è così, invece, per i presidenti di Senato e Camera, benché occupino rispettivamente la seconda e la terza carica dello Stato, immediatamente superiori a quella del premier.

In entrambi i casi, il Capo dello Stato e il Governo sono chiamati a giurare fedeltà alla Repubblica e lealtà alla Costituzione. L’articolo 93, però, aggiunge al giuramento del presidente del Consiglio e dei ministri un impegno in più: di esercitare le loro funzioni «nell’interesse esclusivo della Nazione».

Non si tratta, ovviamente, di un passaggio scelto a caso: per dirla con parole estremamente semplici e comuni, la Costituzione pretende da un nuovo Governo che faccia gli affari di tutti e non gli affari suoi. Inteso proprio come «affari», azioni che soddisfano interessi privati di chi è al potere e non il bene comune, per il quale sono stati chiamati a lavorare. Insomma, è come se, con questa formula, la Costituzione dicesse ai nostri governanti: «Non metto in dubbio che siete venuti a fare del vostro meglio per l’Italia ma, se me lo giurate prima di insediarvi, siamo tutti più tranquilli».

La Storia, purtroppo, dimostra che non sempre viene rispettato questo impegno. Ma la Costituzione, ancora una volta, mira a tutelare i cittadini. Non consente, in altre parole, che qualcuno possa dire: «Ho fatto questo perché non c’è alcuna legge che me lo vieta». La Costituzione non permette che qualcuno trovi degli alibi e, a tal fine, sceglie per il giuramento del Governo quei tre concetti fondamentali che circoscrivono lo spirito con cui si deve operare: fedeltà alla Repubblica, lealtà alla Costituzione stessa, impegno nell’interesse della Nazione.

Il giuramento prestato dal presidente del Consiglio e dai ministri pone fine sia alla procedura di formazione del nuovo Governo sia all’esistenza giuridica e politica di quello precedente. La cerimonia avviene tradizionalmente nella cosiddetta Sala della Pergola del Quirinale davanti al presidente della Repubblica. Ad uno ad uno, il premier e i ministri si avvicinano al tavolo dove li attende il Capo dello Stato affinché pronuncino la formula di rito e firmino il loro impegno appena manifestato. Poi, la foto di rito ed il trasferimento a Palazzo Chigi per altri due momenti che ormai fanno parte della tradizione.

Il primo, il passaggio delle consegne dal vecchio al nuovo premier, che avviene simbolicamente con la cerimonia della consegna della campanella utilizzata per dare il via ad ogni riunione di Gabinetto. In pratica, il presidente del Consiglio arriva a Palazzo Chigi accompagnato dal consigliere militare con cui passa a rassegna nel cortile interno la guardia d’onore. Poi, sale lo Scalone d’Onore e viene accolto dal presidente uscente nella Sala delle Galere, da dove raggiungono lo studio presidenziale per un colloquio riservato. Di seguito, tornano nella Sala delle Galere per il passaggio della campanella. Il presidente uscente lascia poi Palazzo Chigi dopo aver ricevuto gli onori militari.

Il secondo momento è quello del primo Consiglio dei ministri, di solito interlocutorio, senza un vero e proprio ordine del giorno «di sostanza». Viene nominato il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, che assume immediatamente le sue funzioni. Infine, vengono assegnate le deleghe ai ministri senza portafoglio.



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