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Putin può essere condannato per crimini di guerra alla Corte dell’Aja

4 Marzo 2022
Putin può essere condannato per crimini di guerra alla Corte dell’Aja

Tribunale internazionale: parte l’inchiesta per i crimini di guerra contro le autorità che governano la Russia.

L’Occidente gioca una nuova carta contro Putin e i suoi collaboratori: la denuncia per crimini di guerra alla Corte penale internazionale che ha sede all’Aja e che giudica, appunto, i reati commessi ai danni delle popolazioni in periodi bellici. La procedura è stata avviata su richiesta della Lituania, la prima visibilmente preoccupata per le mire espansionistiche del leader russo. È stato così attivato l’articolo 14 dello Statuto del Tribunale internazionale che potrebbe portare a una condanna penale per le azioni intentate ai danni degli ucraini. Ma con quanta probabilità Putin può essere condannato per crimini di guerra alla Corte dell’Aja? Cerchiamo di fare il punto della situazione alla luce delle norme che governano tale procedimento anche perché siamo dinanzi al ripetersi della storia. Difatti non è la prima volta che le attività degli uomini del Cremlino finiscono nelle indagini della Corte: pende già un procedimento per i crimini commessi in Ossezia del Sud e in Crimea. Che, evidentemente, ad oggi non ha ancora portato ad alcun risultato. 

La Corte dell’Aja ha visto la propria nascita nel 2002. Ha il compito di processare gli individui, inclusi capi di Stato, autori dei più gravi crimini di diritto internazionale e, in particolare, crimini di guerra, contro l’umanità, genocidio e, dal 2018, dopo l’accordo di Kampala, anche aggressione. Gli Stati aderenti al trattato sono 123 ma tra questi mancano la Cina, gli Usa, la Russia e l’Ucraina.

L’assemblea generale dell’Onu ha approvato la risoluzione contro la Russia con soli 5 voti contrari ma ben 35 astenuti tra cui Cina, India, Eritrea e Pakistan. In forza di ciò, la Corte penale internazionale ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per presunti crimini di guerra. 

L’articolo 14 dello Statuto della Corte penale internazionale (che ha sede all’Aja) consente agli Stati membri (coloro cioè che hanno firmato il trattato) di sottoporre al Procuratore una situazione nella quale si ritiene siano stati commessi uno o più crimini. La procedura è stata avviata dalla Lituania a cui poi si sono accodati altri 38 Stati tra i quali l’Italia. L’accusa contro Putin è pesante: crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Il procedimento non riguarda solo il capo del Cremlino ma anche i suoi ministri e militari, che hanno attuato gli ordini ricevuti. Questi ultimi, se giudicati colpevoli, non sono esonerati dalla responsabilità solo perché hanno rispettato gli ordini ricevuti da un superiore, non almeno nelle aule della Corte penale internazionale.

Il problema principale del procedimento è che questo non può andare avanti in contumacia degli imputati, ossia in loro assenza. E questo richiederebbe, se non un’apparizione spontanea (cosa altamente improbabile) una cattura (al momento ancora più improbabile).

Se non il processo penale, potrebbero andare avanti quantomeno le indagini, all’esito delle quali il tribunale potrebbe emettere i mandati di cattura. Con la conseguenza che gli imputati sarebbero costretti a non allontanarsi dalla Russia per non subire l’arresto. 

Nel frattempo, è partito il messaggio che gli autori di crimini sono chiamati a risponderne sul piano internazionale e questo potrebbe portare a un freno agli attacchi indiscriminati e deliberati.

Quanto potranno durare le indagini? Difficile dirlo, ma la buona notizia è che per i crimini di guerra non c’è prescrizione: il che significa che, al di là della durata, le condanne saranno valide in qualsiasi momento interverranno. 

Il problema deriva principalmente dal fatto che la Corte può giudicare solo dei crimini commessi sul territorio di uno Stato aderente al trattato (principio di territorialità) e, come abbiamo detto sopra, tanto l’Ucraina quanto la Russia non lo hanno ratificato. Una seconda ipotesi in cui la Corte può intervenire è quando i crimini vengono commessi da un cittadino di uno Stato parte del trattato sul territorio di Stati terzi (principio della personalità).

Stando così le cose, Putin e i suoi collaboratori non potrebbero mai essere processati e condannati. Ma ci sono altri due modi per assicurare la competenza della Corte. La prima: gli Stati che non hanno ratificato lo Statuto possono depositare una dichiarazione di accettazione di competenza della Corte o il deferimento da parte del Consiglio di sicurezza. Una strada, quest’ultima, impraticabile per il veto russo.

È invece utilizzabile una delle due dichiarazioni di accettazione di competenza della Corte già depositate da Kiev nel 2014, in occasione dell’annessione della Crimea da parte della Russia, per gli atti commessi in Ucraina dal 21 novembre 2013 al 22 febbraio 2014 e dal 20 febbraio 2014, senza limiti temporali.

In ogni caso, se l’attivazione della Corte penale internazionale è, dal punto di vista del messaggio inviato a Putin e ai suoi generali, di grande impatto, è difficile che la strada della giustizia penale internazionale arrivi a conclusione. A tutto ciò si aggiungono i lunghi tempi che caratterizzano l’attività della Corte.  



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