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Quando si attiva la telecamera al semaforo?

4 Marzo 2022
Quando si attiva la telecamera al semaforo?

Photored e T-Red: quanto tempo prima che scatti la foto all’auto che passa col rosso?

Si chiama photored o anche T-Red: è la telecamera posta a ridosso del semaforo che serve per multare gli automobilisti che passano col rosso. Anche se, per legge, bisogna fermarsi già col giallo – a meno che questo non scatti quando l’automobilista è già a ridosso dell’incrocio, tanto da non potersi più fermare se non a rischio di mettere in pericolo la circolazione – la targa dell’automobilista viene fotografata solo quando la lanterna diventa rossa. Ma più in particolare quando si attiva la telecamera al semaforo? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Quando c’è la telecamera al semaforo?

Partiamo col dire che non è possibile sapere in anticipo quando c’è il photored al semaforo: questo perché, a differenza di quanto avviene per gli autovelox, non esiste alcun obbligo di posizionare la segnaletica con l’avviso preventivo all’automobilista. Né è previsto che la telecamera debba trovarsi in una posizione facilmente visibile, ben potendo essere celata dallo stesso semaforo. 

Quando si attiva la telecamera al semaforo?

La telecamera si attiva non appena la luce del semaforo si fa rossa e l’automobilista supera la linea di arresto disegnata sull’asfalto, in prossimità del semaforo, anche solo con le ruote anteriori. Tuttavia, ciò non basta per far scattare la multa: non basta cioè solo la foto che ritrae il veicolo oltre lo stop. È necessario anche un secondo fotogramma che evidenzi il veicolo al centro dell’intersezione. Questo per evitare che si possa essere multati solo perché non si è visto la linea di stop (perché magari cancellata dall’usura) o perché la si è superata di pochi centimetri. Proprio alla luce di ciò la Cassazione [1] ha detto che il primo fotogramma può anche riprendere il veicolo a cavallo della linea d’arresto o immediatamente prima della stessa.

Telecamera al semaforo: come avere le fotografie?

L’amministrazione è tenuta a fornire, su richiesta dell’automobilista (anche senza necessità di ricorso) entrambi gli scatti per poter provare la legittimità dell’infrazione. L’automobilista può chiederne visione in qualsiasi momento al fine di valutare la possibilità di un’impugnazione della multa dinanzi al giudice di pace (entro 30 giorni dalla notifica della contravvenzione) o al Prefetto (entro 60 giorni dalla notifica). 

A tal fine le foto non vanno spedite con la contravvenzione a casa del titolare del veicolo, per rispetto alla privacy. Tuttavia, possono essere da questi richieste con una istanza all’organo accertatore inviata tramite Pec, raccomandata a.r. o lettera a mani. L’ente è tenuto a rispondere entro 30 giorni.

Se l’automobilista propone invece ricorso, la legge fissa un termine di 10 giorni prima dell’udienza affinché il Comune depositi tutta la documentazione fotografica. Tuttavia, secondo la Cassazione, tale termine non è perentorio, sicché l’amministrazione può produrre gli scatti anche in un momento successivo [1].

Quanto tempo dura il giallo?

Non tutti gli automobilisti sono ligi alla legge e molti di questi attraversano anche quando il semaforo è giallo. In questi casi è bene sapere che, se il semaforo dovesse farsi rosso un secondo dopo scatterebbe la multa. Ecco perché è bene sapere quanto tempo dura il giallo, per non farsi cogliere di sorpresa. È anche vero però che se è legittimo passare col giallo quando si è già a ridosso dell’incrocio, è anche vero che una durata troppo breve di tale colore impedirebbe all’automobilista di attraversare l’intersezione senza prendere la multa, pur avendo rispettato la legge. A riguardo non esiste alcuna legge che stabilisca il tempo di durata del giallo, ma una risoluzione del ministero dei Trasporti [2] ha stabilito che tale durata non può essere inferiore a tre secondi in corrispondenza al tempo di arresto di un veicolo che proceda ad una velocità non superiore ai 50 km/h; pertanto, un intervallo superiore deve senz’altro ritenersi congruo [3].

Quanto tempo tra la prima e la seconda fotografia?

Abbiamo appena detto che la multa con il photored è legittima solo se la targa dell’automobilista viene fotografata in due momenti diversi: la prima all’attraversamento della linea di arresto posta vicino al semaforo; la seconda quando già il mezzo ha attraversato interamente tale linea e si trova al centro dell’incrocio. Ma quanto tempo deve passare tra il primo e il secondo scatto? La legge non lo dice. La Cassazione spiega che l’istante in cui far avvenire il secondo scatto può essere individuato «in funzione della velocità del veicolo all’atto del passaggio sui rilevatori o fissando, in base alle dimensioni e caratteristiche dell’intersezione, l’intervallo temporale fra i due scatti».

Come deve essere la fotografia del Photored?

In entrambi i fotogrammi scattati dalla telecamera posta al semaforo deve risultare ben visibile la targa del trasgressore e, in sovrimpressione, almeno la località dell’infrazione, la data e l’ora. È necessario, inoltre, che nei fotogrammi appaia il tempo trascorso dall’inizio della fase di rosso oppure l’apparecchiatura deve essere predisposta per l’entrata in funzione dopo un tempo prefissato dall’inizio del segnale rosso. 

Il Photored deve essere soggetto a taratura?

Il photored, come tutte le apparecchiature elettroniche di rilevamento delle infrazioni al Codice della strada, deve essere collaudato ed omologato prima della sua messa in commercio e installazione su strada.

All’obbligo di omologa si aggiunge anche quello della taratura annuale, ossia un controllo di funzionalità che serve per verificare il corretto funzionamento dell’apparecchio. 

Entrambi i certificati – collaudo e taratura – vanno messi a disposizione dell’automobilista per la verifica della legittimità della contravvenzione.

Multa al rosso: quant’è?

Veniamo ora ai costi della multa: da 163 a 652 euro se l’infrazione avviene tra le 7 e le 22; da 200 a 646 euro se invece si passa col semaforo rosso tra le 22 e le 7. A questa sanzione si aggiunge la decurtazione di 6 punti dalla patente di guida, che raddoppiano se a commettere l’infrazione è un neopatentato che ha conseguito la patente A o B da meno di tre anni.


note

[1] Cass. sent. n. 6988/2022.

[2] Min. Trasporti risoluzione n. 67906 del 16.7.2007.

[3] Cass. 1.9.2014 n. 18470.

Autore immagine: depositphotos.com

Cass. civ., sez. II, ord., 3 marzo 2022, n. 6988

Presidente Di Virgilio- Relatore Besso Macheis

Premesso che:

Con sentenza n. 586/2013 il Giudice di pace di Amantea accoglieva l’opposizione di C.C. e annullava la sanzione amministrativa che gli era stata irrogata dalla polizia municipale per non avere arrestato l’autovettura nonostante la lanterna del semaforo segnasse luce rossa.

Il Comune di Amantea impugnava la sentenza. Il Tribunale di Paola – con sentenza 9 marzo 2018, n. 196 – ha accolto l’appello e, conseguentemente, ha convalidato il verbale di contestazione della polizia municipale oggetto di opposizione.

Avverso la pronuncia del Tribunale C.C. ricorre per cassazione.

L’intimato Comune di Amantea non ha proposto difese.

Considerato che:

I. Il ricorso è articolato in quattro motivi.

1) Il primo motivo denuncia “violazione o falsa applicazione del Decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di omologazione del Photored F17A n. 1130/2004, nonché della L. n. 689 del 1981, art. 23 e dell’art. 204-bis C.d.S., in combinato disposto con il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7”: il Tribunale avrebbe dovuto rigettare l’appello non avendo il Comune depositato la documentazione fotografica nel termine di dieci giorni prima dell’udienza davanti al Giudice di pace.

Il motivo non può essere accolto. La giurisprudenza di questa Corte ha infatti affermato che il termine di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7, comma 7, fissato in dieci giorni prima dell’udienza per il deposito della documentazione strettamente connessa all’impugnazione non è, in difetto di espressa previsione, perentorio (v., da ultimo, Cass. n. 15887/2019) e la sua violazione rappresenta una mera irregolarità (Cass. 5828/2015), sicché la documentazione fotografica dell’infrazione tardivamente prodotta era utilizzabile come prova.

2) Il secondo motivo è rubricato “violazione e falsa applicazione dell’art. 2700 c.c.”: ha errato il Tribunale nel dire che l’accertamento della violazione deve ritenersi provato sulla base delle verbalizzazioni dei rilievi della apparecchiatura, facendo prova il verbale fino a querela di falso.

Il motivo non può essere accolto. Come si è visto nel precedente motivo, il ricorrente ritiene che la documentazione fotografica, in quanto prodotta quando era decorso il termine di dieci giorni indicato dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7, dovesse considerarsi come non prodotta. Come si è detto, tale assunto è errato, trattandosi di un termine meramente ordinatorio, così che la documentazione fotografica doveva ritenersi ritualmente acquisita al processo. Conseguentemente è priva di rilievo l’osservazione del Tribunale dell’esistenza in sé della documentazione fotografica, in quanto il verbale di accertamento attestava che l’illecito era stato documentato dalle fotografie prodotte dall’apparecchiatura.

3) Il terzo motivo fa valere “omesso esame circa la idoneità della documentazione fotografica ad attestare la violazione contestata”: il Tribunale non avrebbe esaminato due fotogrammi, fotogrammi dai quali emergerebbe che l’autovettura non aveva superato la linea d’arresto (primo fotogramma) e che la targa non era “ben visibile” (secondo fotogramma).

Il motivo non può essere accolto. Il Tribunale, dopo avere precisato che ai sensi del D.M. n. 130 del 2004, per ogni infrazione devono essere scattati almeno due fotogrammi, ha osservato che il primo fotogramma può anche riprendere il veicolo a cavallo della linea d’arresto o immediatamente prima della stessa; nè è indice di omesso esame il mancato rilievo da parte del Tribunale della non chiara visibilità della targa, trattandosi di elemento generico e non determinante al fine dell’esclusione dell’infrazione.

4) Il quarto motiva contesta “omesso esame circa la eccepita violazione del decreto del Ministro dei lavori pubblici n. 430/2000, come fatto decisivo per il giudizio”: il ricorrente, sia in primo che in secondo grado, ha eccepito la nullità del verbale in quanto il dispositivo non era stato validamente utilizzato in modalità automatica, mancando la lanterna ripetitiva dopo l’intersezione.

Il motivo è fondato, anche se non, come denuncia il ricorrente, per omesso esame di un fatto storico decisivo, ma per omessa pronuncia.

A fronte della riproposizione in appello della questione della mancanza della lanterna ripetitiva – lanterna ripetitiva che il d.d. del Ministero dei lavori pubblici n. 430/2000 e il successivo decreto del 2004 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti pongono quale condizione per l’utilizzo della modalità automatica del dispositivo Photored F17A – il Tribunale non si è pronunciato al riguardo, con conseguente vizio di omissione di pronuncia.

II. La sentenza impugnata va quindi cassata in relazione al motivo accolto e la causa deve essere rinviata al Tribunale di Paola, che provvederà anche in relazione del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il quarto motivo, rigettati i primi tre motivi di ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di legittimità al Tribunale di Paola, in persona di diverso magistrato.


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