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Come fare una citazione in un testo

4 Marzo 2022
Come fare una citazione in un testo

Riassunti e citazioni: come non violare il copyright. Ecco cosa prevede la legge del diritto d’autore sul plagio. 

Citare un’opera o un articolo scritto da altri è legale, così com’è legale riportare le parole del suo autore tra virgolette. Diversamente, la conoscenza non potrebbe diffondersi con la facilità con cui ha fatto da quando, in tempi moderni, esiste la stampa. Attenzione però a non attribuirsi la paternità del pensiero altrui: costituirebbe una violazione del diritto d’autore che potrebbe determinare una richiesta di risarcimento danni. Ed allora è bene sapere come fare una citazione in un testo. Tali regole devono essere ben note a chi fa una tesi di laurea, a chi scrive un articolo su un giornale o su un blog, a chi pubblica un libro o anche a chi riporta, su un social network, le parole di un post altrui senza specificare il nome del profilo da cui lo ha copiato e incollato. Qualsiasi scritto infatti è coperto da ciò che comunemente viene chiamato “copyright” (termine anglosassone che da noi, in Italia, corrisponde alla disciplina sul diritto d’autore). Ed è bene sapere che i diritti dell’autore scattano indipendentemente dall’uso di disclaimer.

Prima di spiegare come fare una citazione in un testo bisogna partire dalla legge per verificare innanzitutto l’elemento “quantitativo”, ossia quante parole si possono copiare.  

Cosa prevede il diritto d’autore?

Il diritto d’autore nasce con l’opera stessa. In termini più banali e semplici, per il solo fatto che una persona scrive un testo qualsiasi – a prescindere dalla dimensione e dalla pubblicazione – ne acquisisce automaticamente ogni diritto di sfruttamento e riproduzione, senza che a tal fine ci sia bisogno di formalità (come le registrazioni alla Siae). Quindi, chiunque voglia riutilizzare quello stesso testo deve prima chiedere l’autorizzazione al suo autore; questi potrà pretendere in cambio un compenso economico.

Non per il semplice fatto di riportare il nome dell’autore accanto alla riproduzione dell’altrui testo si è in regola con la legge: è sempre necessario ottenere prima il consenso del titolare dell’opera.

Il diritto di citazione di un testo altrui

Al rigore di tale principio fa da contraltare ciò che potremmo chiamare «diritto di citazione», una sorta di fair use, così come definito dalla normativa anglosassone. A prevedere tale diritto è l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore a norma del quale: «Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali». 

La norma poi prosegue stabilendo che «Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta».

Da ciò si possono desumere le seguenti considerazioni. Affinché una citazione o un riassunto siano legittimi è necessario:

  • che non si tratti di una riproduzione dell’intera opera altrui o di una buona parte di essa, tanto da fare concorrenza al suo autore (si pensi a una persona che faccia il riassunto di un libro di un autore, togliendo al lettore ogni aspettativa di trovare, nell’originale, qualcosa in più);
  • che la finalità sia quella della discussione, della critica o comunque della diffusione della cultura e non anche del lucro alle spalle altrui;
  • che venga indicato il nome dell’autore, dell’editore, il titolo dell’opera e dell’eventuale traduttore.

La citazione, a tali condizioni, è legittima anche senza che vi sia il previo consenso dell’autore.

Sull’aspetto “quantitativo” della citazione o del riassunto la legge non dà parametri numerici. Dice solo che non bisogna spingersi oltre le finalità della critica e della discussione. Il che fa ritenere che tutto ciò sia consentito solo negli stretti termini in cui è “necessario”, senza quindi estensioni a parti del testo non rilevanti, che potrebbero servire solo ad avvantaggiare l’autore del plagio.

Come fare una citazione in un testo

Detto ciò vediamo come deve avvenire la citazione in un testo. Una volta premesso che la citazione va fatta anche quando, al termine del testo citato o riassunto, non vi è la dicitura «tutti i diritti riservati» (all rights reserved) o frasi simili (ad esempio «è vietata la riproduzione di questo testo), posto che – come anticipato sopra – il diritto d’autore opera in automatico, vediamo ora quali criteri bisogna seguire per non vedersi arrivare una citazione o una richiesta di risarcimento danni dall’autore.

Su questo punto la legge non dà indicazioni: dice solo che vanno indicati gli estremi dell’opera, ossia il titolo, l’autore e la casa editrice. In quale forma, con quale ordine e con quali caratteri non c’è alcuna imposizione legale. Tant’è che ogni università, ogni professore, ogni casa editrice ha i propri criteri di citazione che può richiedere agli autori, ma questo solo al fine di una coerenza compositiva, un’unitarietà delle opere, e non anche per assecondare il dettato normativo. 

La legge quindi lascia libero l’autore del riassunto o della citazione su come riportare gli estremi dell’opera citata. Ecco alcune forme che vengono comunemente seguite:

  • Cognome e Nome (eventualmente puntato), titolo dell’opera tra virgolette, casa editrice. Di solito, il nome e cognome dell’autore sono riportati in caratteri italici. Ad. es.: Baricco A., “Oceano Mare”, Feltrinelli Ed.;
  • Titolo opera tra virgolette, nome e cognome dell’autore, casa editrice. Ad es.: “Oceano Mare”, Alessandro Baricco, Feltrinelli Ed.;
  • Quando si tratta di una rivista, si è soliti anche pubblicare il numero del volume e la pagina. Ad esempio: Mario Rossi, “La ragionevole durata del processo”, in Rivista di diritto processuale civile, n. 23/2030, pag. 100.


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