Diritto e Fisco | Articoli

Una vita dignitosa per i diversamente abili

29 Gennaio 2012
Una vita dignitosa per i diversamente abili

Siamo lieti di pubblicare il contributo di NATALIA MARCELLI inviato a “La Legge per Tutti”. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo del nostro lettore.

Nella nostra società i soggetti diversamente abili subiscono numerose discriminazioni. Nei locali, scuole, nei comuni luoghi d’incontro non è sempre facile vivere dignitosamente.

I problemi si riscontrano:

-nella mancanza di strutture idonee;

-nelle relazioni sociali, in cui sono vittime di pre-concetti.

A tale proposito risulta fondamentale conoscere i mezzi per la tutela dei disabili, non solo per dare loro la possibilità di rivendicare i propri diritti, ma anche per diffondere maggiori informazioni nella società.

Con l’approvazione, da parte della Commissione di Giustizia del Senato, del disegno di legge d’iniziativa governativa, è nata la Legge 1 Marzo 2006, n. 67, recante le misure per la tutela giudiziaria, per i disabili vittime di discriminazioni. Il provvedimento prevede strumenti di procedura giudiziaria.

La norma nasce dalle direttive dell’Unione Europea sulla parità di trattamento tra le persone. La direttiva del Consiglio 2000/43/CE del 29 giugno 2000 (recepita dal decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215) richiama formalmente il principio della parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica. Fondamentale è il riferimento all’art. 81 della Costituzione Europea, che vieta qualsiasi discriminazione sul sesso, razza, religione, disabilità ed età, e all’art. 3 della Costituzione, il quale afferma la pari dignità sociale di ogni individuo.

L’art. 2 della legge 1 marzo 2006, n. 67, illustra i comportamenti discriminatori, distinguendo tra:

-discriminazione diretta, quando un disabile è trattato meno favorevolmente di un non disabile, in una situazione analoga;

-discriminazione indiretta, quando un atto, patto, disposizione, comportamento, apparentemente neutri, svantaggia un disabile.

Sono, inoltre, discriminazione tutti quei comportamenti che creano situazioni ostili, degradanti, che ledono la libertà o dignità.

Alla presenza di tutti questi elementi è possibile agire in giudizio davanti al tribunale civile, in composizione monocratica, per ottenere un’ordinanza che possa rimuovere gli effetti della discriminazione o risarcire il danno.

In caso di accoglimento, i provvedimenti del giudice sono immediatamente esecutivi. Per la mancata esecuzione può essere irrogata una sanzione penale.

È possibile, per il disabile, farsi rappresentare in giudizio da associazioni o enti, individuati con decreto del Ministro delle pari opportunità. Questi possono anche ricorre al giudice amministrativo contro le delibere regionali o comunali.

Tutelare i soggetti diversamente abili è importante per una società, perché la tutela dei soggetti più deboli è segno di civiltà.

 



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