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Quando si può fare una denuncia per diffamazione?

31 Luglio 2022 | Autore:
Quando si può fare una denuncia per diffamazione?

Offesa alla reputazione altrui in presenza di almeno due persone: quando scatta il reato ed entro quanto tempo si può sporgere querela?

La diffusione dei social network ha causato un’impennata delle denunce per diffamazione. Una parola di troppo, un commento fuori luogo, una foto non appropriata: tanto basta per aversi reato. Qualcuno potrebbe pensare che, denunciando tutti quelli che esprimono le proprie idee sui social, si limiti la libertà di espressione del proprio pensiero. In realtà, questa libertà ha un preciso limite, che è quello del rispetto della reputazione altrui. Quando si può fare una denuncia per diffamazione?

Come diremo nel prosieguo, per aversi reato occorre che venga lesa la reputazione della vittima, per tale dovendosi intendere la considerazione che la persona offesa ha all’interno della società o in un determinato contesto, come quello lavorativo o familiare. Ad esempio, mettere in giro la voce che il marito tradisce la moglie è diffamazione, per quanto veritiero possa essere il fatto. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando si può fare una denuncia per diffamazione.

Cos’è la diffamazione?

Per legge [1], la diffamazione consiste nell’offesa alla reputazione altrui, fatta in presenza di altre persone e in assenza della vittima.

Detto proprio in parole semplici, la diffamazione è la condotta tipica di chi sparla alle spalle di una persona al fine di screditarlo agli occhi degli altri.

Si pensi a chi mette in giro la voce che il figlio dei vicini è un tossicodipendente, oppure che la moglie dell’inquilino al piano di sopra ha l’amante, ecc.

Si può commettere diffamazione anche dicendo il vero, se però i fatti sono raccontati in modo da screditare la vittima agli occhi delle altre persone.

La cronaca asettica di un fatto, invece, non costituisce diffamazione. Ad esempio, dire che l’altra sera hanno arrestato il figlio del vicino per spaccio non è un crimine.

Quante persone servono per aversi diffamazione?

La diffamazione deve necessariamente avvenire in presenza di almeno due persone, esclusa la vittima.

Questo significa che non c’è diffamazione se si sparla di altri con il proprio amico, oppure se si insulta una persona in sua presenza: la diffamazione, infatti, punisce la condotta di chi scredita un soggetto in sua assenza, quando non può difendersi.

Ciò significa che dare dello stupido (o peggio) a una persona:

  • non è reato se detto in sua presenza. In questo caso può aversi al massimo un’ingiuria, che è mero illecito civile;
  • non è reato se detto in assenza della vittima ma in presenza di una sola persona;
  • è reato se detto in assenza della vittima ma in presenza di più persone.

Ad esempio, un gruppo di amici riunito a cena che dice peste e corna di chi è assente può commettere il reato di diffamazione.

Diffamazione: cos’è la reputazione?

La diffamazione deve offendere la reputazione della vittima; la reputazione è la considerazione che la gente ha di una determinata persona.

Ad esempio, mettere in giro la voce che un avvocato è un pessimo difensore costituisce una diffamazione in quanto lede la sua reputazione in campo lavorativo; dire ai quattro venti che un padre abbandona sistematicamente i figli da soli in casa costituisce diffamazione perché lede la reputazione dell’uomo all’interno della sua famiglia; ecc.

Diffamazione online: come funziona?

Un capitolo a sé merita la diffamazione online; non perché si applichino regole diverse, ma perché si tratta oramai del modo più comune di commettere questo delitto.

Come si scredita una persona in internet? Basta poco: un commento sulla propria pagina personale o sul proprio blog, la pubblicazione di una foto che ritrae una persona in una posa ridicola, un pettegolezzo in una chat di gruppo, una critica molto aspra inviata tramite email a più persone.

In tutti questi casi può aversi diffamazione in quanto l’espressione irriguardosa può essere letta da tante persone.

Ma c’è di più: in casi del genere si tratterebbe perfino di diffamazione aggravata, per via della pericolosa diffusione che i commenti oltraggiosi possono avere. E infatti, una cosa è sparlare tra amici altra è farlo pubblicamente in internet o su un giornale.

Denuncia per diffamazione: quando si può fare?

In tutti i casi sinora visti è possibile sporgere querela per diffamazione, entro tre mesi da quando la vittima ha scoperto il commento ingiurioso.

In teoria, quindi, la persona offesa dalle espressioni oltraggiose potrebbe denunciare la diffamazione subita anche molto tempo dopo che essa è stata compiuta. Si pensi a chi si accorge solo dopo un anno che era stato pubblicato un articolo profondamente irriguardoso nei suoi confronti.

Tirando le file di quanto detto sinora, la denuncia per diffamazione si può fare tutte le volte in cui la vittima è stata bersaglio di espressioni ingiuriose che hanno offeso la sua reputazione e delle quali sono venute a conoscenza altre persone.

Diritto di critica: quando non c’è diffamazione?

La denuncia per diffamazione non si può fare quando il fatto è riconducibile all’interno del diritto di critica, il quale rientra nel più ampio diritto di esprimere il proprio pensiero.

Il diritto di critica non appartiene solo ai giornalisti ma a tutte le persone. Si tratta di una vera e propria scriminante che però opera soltanto se il commento irriguardoso e potenzialmente diffamatorio si inserisce in un contesto di critica ragionata all’operato altrui.

Secondo la Corte di Cassazione [2], «sussiste l’esimente del diritto di critica, quando le espressioni utilizzate, pur se veicolate nella forma scherzosa e ironica propria della satira, consistano in un’argomentazione che espliciti e ragioni di un giudizio negativo, collegato a fatti specifici, senza risolversi nell’aggressione, gratuita, alla sfera morale altrui».

Secondo la Cassazione, al contrario, sono punibili le espressioni gratuite, in quanto non necessarie, inutilmente volgari o umilianti.

Quindi, dire a un politico che è un “pagliaccio” per via di come amministra lo Stato non è diffamazione, se il commento si inserisce in un contesto di critica all’operato del politico stesso.

La scriminante opera anche per la satira, che rappresenta una forma di critica: è il caso delle vignette, a volte molto irriverenti, su personaggi famosi.

Se, invece, l’espressione poco lusinghiera colpisce una persona nella sua vita privata, tramutandosi in un attacco vile e gratuito, allora si rischia il reato di diffamazione.


note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 10286 dell’8 marzo 2019.

Autore immagine: depositphotos.com


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