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Trasferimento residenza in Rsa: aspetti fiscali

12 Marzo 2022
Trasferimento residenza in Rsa: aspetti fiscali

Il genitore è proprietario di un immobile ove risiede insieme alla figlia convivente, è intestatario da sempre di tutte le utenze abitazione, c/c personale, uff. tributi, Asl,  Inps. In caso di accoglienza in una casa di riposo, è obbligato al cambio di residenza e con questo la figlia, che resta nell’abitazione, deve volturare tutte le utenze/tributi a se stessa?

Il trasferimento della residenza del genitore presso una Rsa non costituisce un obbligo di legge, ma può essere richiesto dalla struttura come condizione di sottoscrizione del contratto di ospitalità. In tale ipotesi, il trasferimento della residenza comporta le seguenti conseguenze sotto il profilo giuridico-fiscale.

Abitazione principale, Irpef e tasse comunali: la casa del genitore può continuare ad essere trattata fiscalmente come abitazione principale, se non viene locata. L’abitazione principale resta esonerata dall’IRPEF e dalle relative addizionali regionale e comunale. Dal punto di vista delle tasse comunali, occorre verificare se il Comune di riferimento ha espressamente previsto il mantenimento dell’esenzione Imu, nonostante il trasferimento della residenza del cittadino in RSA. Sotto tale profilo è, dunque, indispensabile verificare il regolamento comunale, il quale potrebbe anche prevedere agevolazioni e sospensioni della Tari.

Nel caso descritto, visto che presso l’immobile continuerebbe a risiedere la figlia, qualora il regolamento comunale non preveda l’esenzione Imu, potrebbe essere opportuno stipulare un comodato gratuito genitore – figlia per beneficiare della riduzione dell’Imu al 50%, prevista dalla legge «per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda una sola abitazione in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato; il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante, oltre all’immobile concesso in comodato, possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9».

In tale ipotesi, l’immobile concesso in comodato a un familiare deve essere indicato dal proprietario nel quadro RB del modello “Redditi Persone fisiche” o nel quadro B del modello 730”, ma sul relativo reddito non saranno dovute Irpef e addizionali, in quanto sostituite dall’Imu (pagata al 50% dalla figlia comodataria).

Utenze domestiche: le utenze dell’energia elettrica, gas e altro potrebbero restare intestate al genitore, posto che questi, pur trasferendo la residenza, non sarà intestatario di altre utenze in Rsa.

Posizione fiscale e previdenziale: la posizione fiscale del genitore resta invariata, visto che in ipotesi di eventuale trasferimento di residenza presso la Rsa, è sempre possibile mantenere il domicilio fiscale presso l’abitazione principale. Allo stesso modo, resta invariata la posizione previdenziale. Se il genitore percepisce indennità di accompagnamento, questa è sospesa se il ricovero in Rsa è completamente gratuito (perché a carico del servizio sanitario nazionale). Diversamente, qualora la Rsa preveda il pagamento di una retta, anche solo parzialmente, a carico dell’anziano, l’indennità di accompagnamento continuerà ad essere percepita.

Posizione bancaria: il trasferimento in Rsa non incide sui contratti bancari. Preme, tuttavia, evidenziare che, qualora dovesse essere nominato l’amministratore di sostegno, questi dovrà comunicarlo all’istituto di credito per la gestione delle deleghe ad operare. Se ancora non esiste un conto corrente intestato in via esclusiva al genitore, il giudice probabilmente ne ordinerà l’apertura, di modo che sia più semplice la gestione e la rendicontazione di entrate e spese del solo soggetto amministrato.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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