Diritto e Fisco | Articoli

Usare il bancomat altrui ma senza riuscire a prelevare è reato?

6 Marzo 2022
Usare il bancomat altrui ma senza riuscire a prelevare è reato?

Carta di credito o tessera bancomat bloccati: anche senza prendere soldi si può essere denunciati?

Chi si appropria del denaro altrui commette il reato di furto. Chi invece usa la carta di credito o il bancomat di un’altra persona commette reato di «indebita utilizzazione di una carta di credito», punito con la reclusione da uno a cinque anni e la multa da 310 a 1.550 euro. Ma ciò solo a patto che vi sia un indebito profitto. Quindi, non c’è reato se il figlio prende, dal portafogli del padre, la sua carta di credito per pagare la bolletta della luce intestata a quest’ultimo.

Che succede invece per chi tenta di utilizzare la carta bancomat, la “forza” nel tentativo di individuare il pin e, proprio per questo, viene bloccata dal gestore prima che possa avvenire il prelievo? O che succede invece se, prima ancora di inserire la carta della fessura della macchinetta bancomat, il legittimo titolare l’ha bloccata? Insomma, usare il bancomat altrui ma senza riuscire a prelevare è reato? La risposta è stata data dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Al centro della vicenda una persona che aveva tentato di prelevare da uno sportello Atm una somma di denaro dopo essersi impossessato del bancomat altrui. Il tentativo però è naufragato perché il titolare, accortosi di aver smarrito la tessera, aveva già prontamente telefonato al proprio istituto di credito chiedendone il blocco.

La stessa questione però, come detto, potrebbe porsi per chi tenta di prelevare, ma non ci riesce perché inserisce il Pin sbagliato e il prelievo diventa poi impossibile per il blocco automatico della carta.

Ebbene, secondo i giudici, anche in questi casi si deve pervenire alla condanna per il reato di «indebita utilizzazione di una carta di credito».

Secondo la Cassazione, a nulla rileva che il tentativo di prelievo avvenga quando la carta di credito sia già stata bloccata dal legittimo titolare. Non si può cioè parlare di «reato impossibile».

Ciò perché «il reato di indebita utilizzazione, a fini di profitto, di una carta si consuma anche nell’ipotesi in cui l’utilizzazione di una carta bancomat, di provenienza furtiva, da parte di chi non è in possesso del codice Pin sia effettuata mediante la digitazione casuale di sequenze numeriche presso uno sportello di prelievo automatico di denaro, senza ottenere alcun prelievo di contanti». In sostanza, l’azione criminosa si concretizza «indipendentemente dall’effettivo conseguimento di un profitto o dal verificarsi di un danno» per il legittimo proprietario della carta.

La legge, in buona sostanza, punisce il detentore della altrui carta di credito o della tessera bancomat indipendentemente dal fatto che la transazione giunga a buon fine. Illogico, quindi, parlare di reato impossibile «nel caso in cui la carta di credito venga bloccata dal titolare».


note

[1] Cass. sent. n. 7780/2022.

Cass. pen., sez. V, ud. 4 febbraio 2022 (dep. 3 marzo 2022), n. 7780

Presidente Sabeone – Relatore Caputo

Ritenuto in fatto

  1. Con sentenza deliberata il 06/02/2020, il Tribunale di Modena, per quanto è qui di interesse, aveva dichiarato, all’esito del giudizio abbreviato, D.D. responsabile del reato di indebita utilizzazione di due carte di credito (capo a), del reato di furto aggravato dalla violenza sulle cose (capo b) e del reato di porto ingiustificato di chiavi e grimaldelli (capo c) e, con le circostanze attenuanti generiche equivalenti all’indicata circostanza aggravante e alla recidiva reiterata, con la continuazione e la diminuente per il rito, lo aveva condannato alla pena di anni 1 di reclusione ed Euro 300 di multa. Investita dall’impugnazione dell’imputato, la Corte di appello di Bologna, con sentenza deliberata il 17 novembre 2020, ha assolto l’imputato dal reato sub a), limitatamente a una delle due carte di credito oggetto di contestazione, ha ritenuto assorbita la contestazione sub c) nel reato di furto, ha rideterminato la pena in mesi 10 e giorni 20 di reclusione ed Euro 233 di multa, confermando nel resto la sentenza di primo grado.
  2. Avverso l’indicata sentenza della Corte di appello di Bologna ha proposto ricorso per cassazione D.D. , attraverso il difensore Avv. Giuseppe Campagnoli, articolando due motivi di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1.

2.1. Il primo motivo denuncia inosservanza o erronea applicazione degli artt. 49 e 493-bis c.p., in quanto il tentativo di prelievo avvenne quando la carta di credito era già stata bloccata dalla persona offesa e una carta bloccata è uno strumento inefficiente per la realizzazione di un profitto mediante il suo inserimento in uno sportello bancomat; come si ricava dall’utilizzo del verbo “utilizzare” (e non della locuzione “usare con il fine di profitto”), il profitto non è una finalità al quale deve tendere la condotta, ma un carattere della stessa condotta, sicché se il profitto non è realizzabile per il blocco della carta di credito si verte nell’ipotesi del reato impossibile ex art. 49 c.p..

2.2. Il secondo motivo denuncia inosservanza o erronea applicazione degli artt. 56 e 493-bis c.p., in quanto sono diverse le condotte di chi utilizzi la carta di credito sottratta e bloccata per effettuare acquisti rispetto a quella di chi usi la carta di credito sottratta e bloccata per cercare di prelevare della somme da un bancomat, in quanto solo la prima condotta pone in pericolo il bene protetto, ma non la seconda, rispetto alla quale, come ritenuto in passato dalla giurisprudenza, è configurabile solo il tentativo.

  1. Con requisitoria scritta ex D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8, convertito, con modificazioni, dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, il Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso questa Corte di cassazione Perla Lori ha concluso per l’inammissibilità del ricorso, mentre per il ricorrente, l’Avv. Giuseppe Campagnoli ha trasmesso conclusioni nel senso dell’accoglimento del ricorso.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso deve essere rigettato, essendo infondati entrambi i motivi, che, per l’affinità dei temi trattati, devono essere trattati congiuntamente.

Z Il primo motivo non merita accoglimento, in quanto, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il reato di indebita utilizzazione a fini di profitto di una carta di credito (già previsto dal D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, art. 55, comma 9, oggi riproposto dall’art. 493-bis c.p.; cfr. Sez. 4, n. 13492 del 21/01/2020, Anselmo, Rv. 279002 – 02) si consuma anche nell’ipotesi in cui l’utilizzazione di una carta bancomat, di provenienza furtiva da parte di chi non è in possesso del codice PIN, sia effettuata mediante la digitazione casuale di sequenze numeriche presso uno sportello di prelievo automatico di denaro, senza ottenere alcun prelievo di denaro (Sez. 5, n. 17923 del 12/01/2018, Pasquale, Rv. 273033) e, dunque, indipendentemente dall’effettivo conseguimento di un profitto o dal verificarsi di un danno, non essendo richiesto dalla norma che la transazione giunga a buon fine (Sez. 5, n. 5692 del 11/12/2018, dep. 2019, Rv. 275109; Sez. 2, n. 45901 del 15/11/2012, Tracogna, Rv. 254358), sicché non si ha reato impossibile, in riferimento alla fattispecie criminosa in esame, nel caso in cui la carta di credito venga “bloccata” dal titolare (Sez. 2, n. 37016 del 05/10/2011, Zolli, Rv. 251155; Sez. 5, n. 34019 del 14/05/2021, Santori).

3.Anche il secondo motivo non è fondato. La giurisprudenza di legittimità ha già avuto modo di rilevare come non sia ravvisabile l’ipotesi tentata per l’utilizzo della carta “non abilitata”, in quanto “l’indebita utilizzazione a fini di profitto di una carta di credito da parte di chi non ne sia titolare integra il reato (consumato) di cui alla L. n. 143 del 1991, art. 12 (ed ora quello di cui al D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 55, comma 9) indipendentemente dal conseguimento di un profitto per il soggetto agente o dal verificarsi di un danno per il legittimo titolare della carta, non essendo necessario ai fini della consumazione del reato che la transazione giunga a buon fine” (Sez. 2, n. 7019 del 17/10/2013, dep. 2014, Balestra, Rv. 259004); conclusione, questa, in linea con il tenore letterale della norma e corroborata dal rilievo che la fattispecie in esame ha natura di reato di pericolo, in quanto “non prevede la verificazione di un evento in senso naturalistico, nè il concreto raggiungimento del fine di profitto perseguito” (Sez. 2, n. 37016 del 2011, Zolli, cit.; Sez. 5, n. 34019 del 2021, Santori, cit.). Del resto, anche le Sezioni unite di questa Corte hanno avuto modo di puntualizzare che la fattispecie in esame punisce l’indebita utilizzazione, ossia il concreto uso illegittimo della carta da parte del non titolare al fine di realizzare un profitto per sé o per altri, con un’anticipazione della “soglia di punibilità alla mera condotta fraudolenta finalizzata al conseguimento del profitto indipendentemente dalla verificazione di esso e del danno” (Sez. U, n. 22902 del 28/03/2001, Tiezzi, Rv. 218873).

ricorso, pertanto, deve essere rigettato e il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

processuali.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube