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Contratto a tempo determinato: che succede se mi dimetto prima

6 Marzo 2022
Contratto a tempo determinato: che succede se mi dimetto prima

Licenziamento e dimissioni prima della scadenza del termine: cosa rischia il dipendente? L’azienda può chiedergli il risarcimento del danno?

Un nostro lettore ha firmato un contratto a termine da cui vorrebbe però recedere prima della data di scadenza. Ci chiede pertanto: che succede se mi dimetto prima da un contratto a tempo determinato? Cercheremo di rispondere a questa domanda in modo semplice e pratico, indicando le due ipotesi che possono verificarsi in caso di recesso. Ma procediamo con ordine.

Ci si può dimettere da un contratto a tempo determinato?

Nei contratti a tempo indeterminato, il lavoratore può dimettersi quando vuole (salvo l’eventuale patto di stabilità firmato al momento dell’assunzione [1]). Dovrà comunque rispettare il termine di preavviso indicato nel contratto collettivo, pena il pagamento di una indennità (l’indennità per mancato preavviso) che gli viene detratta dall’ultima busta paga o dal Tfr.

Così non vanno le cose in caso di contratto a termine o, più comunemente detto, contratto a tempo determinato. In questa ipotesi, tanto il datore di lavoro quanto il dipendente devono rispettare la scadenza.

Contratto a tempo determinato: quando ci si può licenziare prima del termine?

Nonostante quanto abbiamo appena detto, il dipendente può recedere prima della scadenza del contratto a tempo determinato se le dimissioni sono sorrette da una giusta causa. La giusta causa deve consistere in un grave inadempimento del datore di lavoro. Non è tale il semplice ritardo di qualche giorno nel pagamento dello stipendio né l’omissione di una sola mensilità. Ma se l’inadempimento tocca almeno due buste paghe, allora la risoluzione immediata è più che giustificata. E non solo: lo potrebbero essere le molestie, l’atteggiamento mobbizzante, le vessazioni (anche ad opera dei colleghi, la cui responsabilità ricade sul datore), un trasferimento illegittimo (ossia non motivato da esigenze organizzative o di produzione), l’assenza di misure di sicurezza sul luogo di lavoro e così via.

Le dimissioni per giusta causa, in un contratto a termine (così come in quello a tempo determinato), non richiedono il preavviso: esse avvengono in tronco. 

Inoltre, il dipendente costretto a “licenziarsi” per giusta causa può chiedere il risarcimento all’azienda pari alle mensilità che avrebbe altrimenti percepito fino alla scadenza del contratto, a meno che, nel frattempo, non abbia trovato un’altra occupazione. E non solo: rivolgendosi all’Inps, il lavoratore può ottenere l’assegno di disoccupazione, ossia la cosiddetta Naspi. Non è comunque dovuta l’indennità sostitutiva del preavviso.

Cosa si rischia in caso di dimissioni da un contratto a tempo determinato?

Le dimissioni non sorrette da giusta causa in un contratto a tempo determinato provocano un danno all’azienda. Pertanto, salvo diverso accordo intervenuto tra le parti, il datore potrebbe chiedere all’ex dipendente un risarcimento del danno (anche se ciò non è previsto espressamente dalla legge ma è il frutto di un’interpretazione della giurisprudenza). Oltre al risarcimento, il datore non potrà accampare altre pretese. 

Il datore di lavoro che voglia limitare la misura del risarcimento dovuto in caso di dimissioni per giusta causa deve provare l’avvenuta occupazione lavorativa del dipendente che ha rassegnato le dimissioni e non anche l’ammontare dei guadagni percepiti.

Attenzione però: per ottenere il risarcimento, il datore dovrebbe fare causa all’ex lavoratore e, all’esito di questa, in caso di inadempimento, promuovere un pignoramento. È chiaro dunque che, qualora abbia dinanzi un soggetto nullatenente, tale azione sarà poco praticabile e verrebbe probabilmente abbandonata. Anche perché l’assegno di disoccupazione, così come l’eventuale reddito di cittadinanza, non possono essere pignorati. 

Comunicazioni dimissioni contratto a tempo determinato

Le dimissioni devono essere formalizzate, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematica, utilizzando appositi moduli resi disponibili dal ministero del Lavoro e trasmessi al datore di lavoro e all’ITL competente.

La procedura per la trasmissione del modulo per le dimissioni garantisce il riconoscimento certo del soggetto che effettua l’adempimento e una data certa di trasmissione.

Sono abilitati alla trasmissione del modulo per le dimissioni i lavoratori e, per conto di questi, altri soggetti “intermediari” (patronati, organizzazioni sindacali, consulenti del lavoro, ITL, enti bilaterali e commissioni di certificazione).


note

[1] Nel contratto individuale di lavoro le parti possono impegnarsi a non recedere dal rapporto per un certo periodo di tempo inserendo un patto di stabilità (o clausola di durata minima garantita). La clausola può essere apposta nell’interesse del solo datore di lavoro, del lavoratore, oppure di entrambi (Cass. 23 dicembre 1992 n. 13597).

La clausola pattuita a favore del solo datore di lavoro (limita la facoltà del lavoratore di recedere dal contratto) costituisce uno degli strumenti giuridici utilizzabili per fidelizzare il personale e soprattutto per evitare che risorse specializzate passino alla concorrenza.

 Il lavoratore si impegna, dietro specifico compenso o in ragione della possibilità di frequentare corsi di alta specializzazione a carico dell’azienda, a non dimettersi per un determinato periodo, salvo che sussista una giusta causa. Tale clausola, pertanto, è frequentemente utilizzata quando, all’inizio del rapporto di lavoro, la formazione del dipendente comporta per il datore di lavoro un investimento economico notevole. È il caso, ad esempio, dell’assunzione di un pilota da parte di una compagnia aerea, che si assume i costi dell’addestramento per il conseguimento dell’abilitazione a condurre un certo tipo di aeromobile.


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3 Commenti

  1. ho letto l’articolo. prima domanda, come dimostrare il mobbing? seconda domanda, a quanto ammonterebbe il cosiddetto risarcimento danni da parte del lavoratore che si dimette?

  2. quindi se io ho un tempo determinato e mi si proponesse un altro lavoro meglio retribuito rischio di essere denunciata dal datore di lavoro??

  3. Buongiorno, ho un contratto a tempo determinato se dovessi accettare un’altra offerta, quanto è il preavviso, 15 giorni?

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