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Azione di riduzione eredità: come funziona?

6 Marzo 2022
Azione di riduzione eredità: come funziona?

Eredità: come tutelare la quota di legittima. L’azione degli eredi contro gli altri eredi e i beneficiario di donazioni. 

Come si tutela un’eredità? Se si rietine di essere stati pregiudicati dal testamento, bisogna innanzitutto valutare se il testatore ha rispettato le cosiddette «quote di legittima» ossia le quote “minime” che, per legge, spettano al coniuge e ai figli o, in assenza dei figli, ai genitori. Costoro non possono non solo essere diseredati, ma anche privati di quel “minimo sindacale” che appunto viene chiamato «legittima» e che varia a seconda di quanti altri eredi legittimari ci sono. Ad esempio, la quota di legittima spettante al figlio è maggiore se non ha fratelli; è minore se invece concorre con l’altro genitore e i fratelli. 

Ebbene, la causa rivolta a “riprendersi” ciò che è proprio si chiama «azione di riduzione» (tutte le cause civili sono «azioni»). In questa guida ci occuperemo di spiegare proprio come funziona l’azione di riduzione dell’eredità, chi può esercitarla, entro quali termini e limiti, contro chi e a quali condizioni. 

Indicheremo così il tempo massimo entro cui agire, le prove da portare in processo e tutto ciò che è necessario per tutelare la propria eredità che, evidentemente, è stata lesa dal testatore e non dagli altri eredi. Già, perché l’azione di legittima è rivolta a tutelare la propria quota non da atti di appropriazione da parte degli altri eredi (nel qual caso di parlerebbe di un altro tipo di azione) ma dalla stessa volontà del testatore, di colui cioè che ha fatto testamento. E come potrebbe averla violata? Riconoscendo ad altri eredi delle quote talmente alte da privare il legittimario della sua quota oppure svuotando il proprio patrimonio già in vita, con atti di donazione. Ed infatti, come vedremo a breve, l’azione di riduzione può arrivare a rendere invalide le donazioni fatte dal defunto prima del decesso. 

Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona l’azione di riduzione dell’eredità.

Cos’è l’azione di riduzione dell’eredità?

Per comprendere cos’è l’azione di riduzione dobbiamo partire da una importante distinzione. Ogni persona che intende far testamento deve sapere che non può disporre liberamente di tutto il proprio patrimonio ma solo di una percentuale, detta «quota disponibile». Questa può essere lasciata a chiunque: familiari stretti, parenti lontani, amici, enti no profit, società, associazioni, anche pubbliche amministrazioni. 

Esiste però un’altra percentuale del patrimonio che invece viene chiamata «quota indisponibile» o «quota legittima» che deve andare a particolari soggetti, detti «eredi legittimati», ossia i familiari più stretti del defunto. 

Ciò non toglie però che il legittimario possa rinunciare all’eredità quando si apre la successione. 

Chi sono gli eredi legittimari?

Gli eredi legittimari sono solo:

  • il coniuge, anche se separato, purché in tal caso non abbia subito il cosiddetto addebito, ossia l’imputazione di responsabilità per la fine del matrimonio. Al coniuge divorziato non spetta invece più nulla;
  • il partner dello stesso sesso in caso di unione civile;
  • i figli, anche quelli nati da un precedente matrimonio o da un rapporto extraconiugale. Sono chiaramente assimilati anche i figli adottivi;
  • i genitori, ma solo se il defunto non aveva figli. 

A che serve l’azione di riduzione?

L’azione di riduzione serve a far dichiarare l’inefficacia, in tutto o in parte, delle disposizioni testamentarie e degli atti di donazione posti in essere in vita dal defunto che, eccedendo la quota disponibile, hanno leso la quota riservata dalla legge agli eredi legittimari.

Chi può esperire l’azione di riduzione dell’eredità?

A poter fare la causa in tribunale per far accettare la lesione della quota legittima sono chiaramente solo gli eredi legittimari e i loro eredi.  

Il legittimario può agire in due casi:

  • quando è stato completamente escluso dall’eredità (ossia diseredato);
  • quando la quota che gli è stata lasciata è inferiore rispetto al valore della legittima previsto dalla legge: il che può avvenire a seguito testamento o di donazioni effettuate dal defunto. In tal caso però l’erede deve accettare con beneficio d’inventario.

Sino a quando il donante è in vita i soggetti legittimati all’azione di riduzione non possono impugnare tali donazioni, anche se già sanno che esse ledono le proprie quote. Dovranno attendere il decesso del donante e l’apertura del suo testamento. 

Il legittimario può rinunciare all’azione di riduzione; tale rinuncia, distinta da quella all’eredità, è irrevocabile e può risultare da comportamenti concludenti.

A quali condizioni si può esercitare l’azione di riduzione dell’eredità?

Se l’azione di riduzione è rivolta ad accertare la lesione delle quote di legittima fatta dal testatore con disposizioni testamentarie o con donazioni, l’erede deve prima accettare l’eredità con beneficio d’inventario. Diversamente il giudice può dichiarare inammissibile d’ufficio l’azione.

Il legittimario che invece è stato completamente diseredato può invece promuovere l’azione di riduzione senza rispettare tale condizione dal momento che, essendo stato escluso dall’eredità, non è in condizione di accettarla.

La seconda condizione è che il legittimario deve prendere in considerazione tutte le donazioni ricevute dal defunto quando era in vita e imputarle alla quota di legittima. Non ci si può cioè dimenticare di ciò che si è già ricevute. Le donazioni fatte e i legati disposti dal defunto a favore di chi agisce in riduzione sono considerati infatti delle anticipazioni sulla quota legittima.

Se il legittimario ha ottenuto un legato in sostituzione di legittima deve rinunciarvi per poter agire in giudizio e la mancata rinuncia è rilevabile d’ufficio dal giudice.

Il legittimario è obbligato a imputare anche tutto ciò che ha ricevuto dal defunto a titolo di erede.

Tutto ciò però è possibile solo se non c’è stata la cosiddetta dispensa. In altre parole il legittimario può però essere dispensato dall’imputazione dal testatore. La dispensa dev’essere espressa o risultare dal contesto dell’atto e essere contestuale o successiva all’atto liberale. 

Contro chi deve agire il legittimario?

Il legittimario leso agisce contro i beneficiari della disposizione che viene contestata, ossia contro i legatari, i donatari o gli altri eredi.

Il legittimario inoltre può avviare l’azione di riduzione anche nei confronti di chi ha ricevuto donazioni dal defunto quando ancora era in vita o semplici legati.  

Tuttavia esistono dei casi in cui tale potere subisce delle limitazioni. È il caso ad esempio in cui oggetto dell’azione siano beni immobili o mobili registrati: se sono trascorsi più di 20 anni dalla donazione il legittimario non può più agire contro l’acquirente del bene stesso; ma ciò non toglie che non possa comunque agire contro l’erede. 

Entro quanto tempo agire con l’azione di legittima?

L’azione di legittima va intrapresa entro massimo 10 anni dall’apertura della successione (ossia da quando il testatore è morto). Inoltre, come anticipato sopra, se l’azione è rivolta a ottenere la restituzione del bene eventualmente venduto dal donatario a un terzo, non devono essere decorsi più di 20 anni da quando è intervenuta la donazione stessa.

Il legittimario deve trascrivere il prima possibile l’atto introduttivo del giudizio: se l’azione riguarda beni immobili ed è eseguita dopo 10 anni dall’apertura della successione, l’eventuale sentenza che l’accoglie non può essere opposta a chi ha acquistato, dietro corrispettivo, diritti sull’immobile stesso in base a un titolo trascritto prima della domanda stessa.

Quali prove fornire per l’azione di riduzione della legittima?

 Il legittimario deve provare la lesione della propria quota di riserva. In particolare è obbligato a fornire la prova dei seguenti fatti:

  • appartenenza al defunto dei beni oggetto dell’azione;
  • ordine e valore degli atti dispositivi realizzati dal defunto;
  • entità della lesione subita.

Tutto ciò di solito si realizza con una perizia di parte che stimi il valore dei singoli beni della successione. 

Come funziona la causa di lesione della legittima?

Nel corso del giudizio, il tribunale provvederà a nominare un CTU, ossia un consulente tecnico d’ufficio, per valutare il valore dell’eredità e ripristinare – al netto delle donazioni fatte in vita dal defunto – le quote di legittima secondo le percentuali previste dalla legge.

Il giudice procede alla riduzione delle disposizioni lesive secondo un ordine prestabilito rigorosamente dalla legge: si riducono per prime le disposizioni testamentarie e, in secondo luogo, le donazioni.

Se la lesione è determinata da una disposizione testamentaria a titolo di eredità o legato essa è ridotta nei limiti della quota di cui il defunto poteva disporre in base alle regole sulla successione.

La riduzione si effettua proporzionalmente, in modo da non alterare la proporzione voluta dal testatore fra tutte le disposizioni ridotte e senza distinguere tra eredi e legatari.

Il testatore però può derogare al criterio della riduzione proporzionale di tutte le disposizioni testamentarie, con una dichiarazione espressa con cui attribuisce preferenza a una disposizione sulle altre: la disposizione testamentaria preferita si riduce solo in caso di insufficienza delle altre a reintegrare la quota legittima.

Se il valore dei beni di cui il testatore ha disposto risulta insufficiente a integrare la quota legittima, il giudice riduce le donazioni.

Le donazioni effettuate in vita dal defunto si riducono cominciando dalla più recente (art. 559 c.c.); tale ordine di riduzione non può essere modificato in alcun modo dal donante essendo inderogabile.

Le donazioni non si riducono in concorso con le disposizioni testamentarie e neppure in concorso fra loro ma singolarmente, dall’ultima fino alle più remote, fino al limite dell’integrazione della riserva.

Il legittimario deve provare oltre il valore anche l’ordine cronologico delle diverse donazioni.

Quando invece più donazioni sono effettuate nello stesso momento si applicano per analogia le regole dettate per la riduzione delle disposizioni testamentarie.

In caso di riduzione di un legato o di una donazione che hanno a oggetto un bene immobile, i legittimari devono essere soddisfatti in natura con una parte del bene, se la separazione può avvenire comodamente.

Se invece la separazione non può essere effettuata e la misura della lesione supera il quarto della porzione disponibile, i legittimari devono essere soddisfatti con l’intero bene, con l’obbligo però di corrispondere il valore della disponibile ai legatari o donatari convenuti con l’azione di riduzione.

Quando la misura della lesione non supera il quarto della disponibile il legatario o il donatario può ritenere tutto l’immobile compensando in denaro i legittimari.

Il legatario o donatario che è anche legittimario può ritenere tutto l’immobile se il suo valore non supera l’importo della porzione disponibile e della quota che gli spetta come legittimario.

Quote di legittima: approfondimenti

Il seguente schema indica quali sono le quote di legittima, quelle cioè che devono per forza andare agli eredi legittimari, e quali sono invece le quote disponibili, quelle cioè di cui l’erede può fare ciò che vuole.

Se chi muore lascia
Quote legittima
Quota disponibile
Solo il coniuge½ al coniuge½
Il coniuge e un figlio1/3 al coniuge; 1/3 al figlio1/3
Il coniuge e due o più figli1/4 al coniuge; 2/4 ai figli¼
Solo il figlio (senza coniuge)½ al figlio½
Solo due o più figli (senza coniuge)2/3 ai figli1/3
Solo ascendenti legittimi1/3 agli ascendenti2/3
Il coniuge e ascendenti legittimi (senza figli)½ al coniuge; ¼ agli ascendenti1/4
Il coniuge separatoHa gli stessi diritti del coniuge non separato salvo abbia subito l’addebito

Se il testamento non c’è o è nullo

Diverso è il discorso se il defunto non ha fatto testamento o il testamento è nullo. In tal caso, l’eredità viene divisa secondo le seguenti regole.

Se chi muore lascia
Quote del patrimonio spettanti a
Solo il coniuge, senza altri eredi (figli, ascendenti, fratelli e sorelle)Tutta l’eredità al coniuge
Il coniuge e un figlio½ al coniuge; ½ al figlio
Il coniuge e due o più figli1/3 al coniuge; 2/3 ai figli
Il coniuge ed ascendenti o fratelli e sorelle (senza figli)2/3 al coniuge; 1/3 ad ascendenti – fratelli e sorelle
Solo il figlio (senza coniuge)Tutta l’eredità al figlio
Solo ascendenti½ agli ascendenti in linea paterna; ½ agli ascendenti in linea materna
Solo fratelli e sorelleUna quota ciascuno in parti uguali; i fratelli e le sorelle unilaterali (padre o madre diversi) conseguono però la loro metà della quota dei germani (stessi genitori)
Solo ascendenti e fratelli o sorelle½ eredità ai genitori; ½ diviso tra fratelli e sorelle
Altri parentiSe il defunto muore senza lasciare ascendenti, discendenti, fratelli o sorelle o coniuge, la successione si devolve in favore dei parenti entro il sesto grado [10]. A tal proposito va precisato che si applica la regola secondo la quale i legami più prossimi escludono quelli di grado più remoto
Coniuge separatoHa gli stessi diritti del coniuge non separato salvo abbia subito l’addebito


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