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Chi non denuncia è complice?

3 Agosto 2022 | Autore:
Chi non denuncia è complice?

È obbligatorio denunciare un reato? Quando c’è complicità secondo la legge? Concorso materiale e morale nel reato: qual è la differenza?

Mentre passeggi ti accorgi di un bambino che fa l’elemosina all’angolo della strada; durante una festa in piazza, ti fermi davanti a una bancarella che vende oggetti palesemente contraffatti; mentre sei a cena con una coppia sposata, i toni si alzano e l’uomo sferra uno schiaffo alla moglie. Cos’hanno in comune tutte queste circostanze? Il fatto di essere reati. Da bravo cittadino, saresti dovuto andare alla polizia anziché tacere?  Vale il principio secondo cui chi non denuncia è complice?

Certo, da un punto di vista morale, non denunciare un crimine a cui si è assistito può essere riprovevole; la legge, però, non la pensa alla stessa maniera. Come meglio diremo nel prosieguo, solamente in alcune specifiche ipotesi c’è l’obbligo di denunciare un reato; in tutti gli altri casi, è perfettamente lecito voltarsi dall’altra parte e far finta di nulla.

Secondo il codice penale, la “complicità” (meglio chiamata “concorso nel reato”) scatta in altre circostanze, quando c’è un contributo fattivo al crimine commesso da altri. Se l’argomento t’interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se è vero che chi non denuncia è complice?

Denunciare è obbligatorio?

In Italia denunciare non è obbligatorio, se non in casi eccezionali. Come spiegato nell’articolo Sono obbligato a denunciare un reato?, l’obbligo di denuncia ricorre solo in alcune ipotesi:

  • i reati contro la personalità dello Stato puniti con l’ergastolo, come ad esempio l’attentato contro il Presidente della Repubblica o la strage, devono essere obbligatoriamente denunciati nel caso in cui qualcuno vi assista [1];
  • reati di cui ha avuto notizia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio. La legge obbliga questa categoria di persone a denunciare i fatti costituenti reato a cui hanno assistito in ragione del proprio servizio. L’omessa denuncia è punita essa stessa come reato [2];
  • reati accertati dalla polizia giudiziaria. Chi appartiene alle forze dell’ordine deve sempre denunciare i crimini a cui assiste, anche se ne ha avuto conoscenza al di fuori del proprio servizio [3];
  • reati accertati nell’esercizio di una professione sanitaria. Il medico ha l’obbligo del referto ogni volta che presta il suo servizio in occasione di fatti che mostrino i caratteri del reato, a meno che la denuncia non implichi una responsabilità diretta della persona alla quale ha prestato soccorso [4];
  • fatti tassativamente previsti dalla legge, come ad esempio la ricezione in buona fede di monete contraffatte, la conoscenza di luoghi in cui si trovano materie esplodenti, lo smarrimento o il furto di armi, ecc.

Chi non denuncia è complice del reato?

Chi non denuncia un reato non è sicuramente complice dello stesso, in quanto in Italia non è obbligatorio denunciare un crimine, se non nei casi eccezionali sopra visti.

Lo stesso vale anche quando sussiste l’obbligo di denuncia: anche in questi casi chi non denuncia non è complice, ma al massimo risponde di un altro tipo di reato.

Ad esempio, il medico che cura una persona colpita da un proiettile e non denuncia il fatto alle autorità commetterà il reato di omissione di referto, ma sicuramente non sarà complice del tentato omicidio.

Ugualmente, l’insegnante (che è un pubblico ufficiale) che non denuncia un episodio di spaccio di droga a cui ha assistito in aula risponde del reato di omissione di denuncia, non di complicità nello spaccio.

Ma allora quando si è complici secondo la legge? Scopriamolo nel prossimo paragrafo.

Complicità: cos’è?

Per la legge si è complici quando si contribuisce, materialmente o psicologicamente, alla commissione di un reato. In questi casi si parla, più precisamente, di concorso nel reato.

Il concorso che dà luogo a una complicità penalmente rilevante può essere:

  • materiale, quando il contributo è di tipo pratico, finalizzato ad agevolare la commissione del crimine. Si pensi ai ladri che entrano nell’appartamento mentre uno di loro resta fuori a fare il palo;
  • morale, quando il contributo è di tipo psicologico. Classico caso è quello di chi istiga qualcuno a compiere un crimine, oppure lo convince mediante una costante persuasione.

In questi casi, il complice risponde del reato esattamente come se lo avesse commesso lui in prima persona. In altre parole, per la legge non c’è differenza tra autore del reato e suo complice: entrambi sono responsabili alla stessa maniera e rischiano la stessa pena.

Ad esempio, se il marito uccide la moglie su istigazione dell’amante, entrambi risponderanno di omicidio. Lo stesso dicasi per il boss mafioso che ordina un’uccisione: chi ha dato l’ordine risponde esattamente come il killer che l’ha eseguito (si usa parlare, in questi casi, di “mandante”).

È dunque ora chiaro perché chi non denuncia non può essere considerato complice: per legge, la complicità implica sempre una partecipazione al reato, sia essa materiale o solo morale, partecipazione che in effetti non c’è quando ci si limita a non segnalare un crimine, pur avendone l’obbligo.


note

[1] Art. 364 cod. pen.

[2] Art. 361 cod. pen.

[3] Art. 361 cod. pen.

[4] Art. 365 cod. pen.

Autore immagine: depositphotos.com


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