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Articolo 95 Costituzione: spiegazione e commento

8 Marzo 2022
Articolo 95 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 95 sulle responsabilità singola e collegiale del presidente del Consiglio e dei ministri e sull’organizzazione del Governo.

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.

I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei Ministeri.

Le responsabilità del presidente del Consiglio

È la figura più esposta dal punto di vista politico: se tutto va bene o se tutto va male, se si va in pensione presto o tardi, se il costo della vita sale o scende, se c’è lavoro o se aumenta la disoccupazione, è merito o colpa del presidente del Consiglio. Dal quale, secondo alcuni, dipendono anche le condizioni meteo: «Piove? Governo ladro», si dice.

Oneri e onori del premier vengono stabiliti dall’articolo 95 della Costituzione, che attribuisce al capo di Gabinetto la responsabilità sulla politica generale del Governo. A lui l’onere, quasi mai facile, di mantenere l’unità politica dell’organo che presiede e di coordinare l’attività svolta dai suoi ministri. A lui l’onore di essere premiato dal Parlamento quando viene approvata un’iniziativa dell’Esecutivo e dai cittadini quando le sue scelte portano dei benefici alla collettività. Non a caso, alla fine del mandato, il giudizio sull’operato del Governo ricadrà sulla persona del presidente del Consiglio, più che su quella dei singoli ministri.

Questo vale anche quando il premier non è l’espressione di un partito o di una coalizione politica ma è un «tecnico», cioè una personalità esterna chiamata a dirigere un Governo in circostanze particolari, ad esempio quando le forze politiche non trovano una figura comune che raccolga i consensi di tutti. È successo negli ultimi anni con Mario Monti e con Mario Draghi.

Il presidente del Consiglio ha il potere di:

  • rappresentare il Governo nei rapporti con altri organi costituzionali, ad esempio con il Parlamento quando si tratta di esporre la linea programmatica dell’Esecutivo o di riferire su singole situazioni o problematiche particolari;
  • fissare le sedute del Consiglio dei ministri e redigere l’ordine del giorno di ogni singola riunione;
  • dirigere gli organi collegiali e presiedere i Comitati interministeriali;
  • presiedere gli organi che legano il Governo alle autonomie territoriali (Conferenza Stato-Regioni, Conferenza Stato-città e autonomie locali, Conferenza unificata).

Il rapporto tra presidente del Consiglio e ministri

Il presidente del Consiglio, dunque, per volere dell’articolo 95 della Costituzione, ha il compito di mantenere l’unità dell’indirizzo politico del Governo e di coordinare il lavoro dei ministri; verso i quali, diversamente da quanto si possa pensare, non ha un potere gerarchico: non può cacciare via un ministro, poiché i titolari dei vari dicasteri sono stati nominati dal presidente della Repubblica e non da lui. Può, questo sì, proporre al Capo dello Stato un «rimpasto» di Governo, cioè delle modifiche alla composizione dell’Esecutivo con la sostituzione di qualche ministro. Può anche sottoporre al Governo una decisione presa da un ministro sulla quale non è d’accordo per chiederne la revisione o la sospensione. Prevale, insomma, una delle definizioni che si danno del presidente del Consiglio, quella di «Primo ministro», cioè «primo tra uguali». Virgilio, nel suo latino, direbbe primus inter pares.

Il fatto che il premier abbia un ruolo di coordinamento e non gerarchico non vuol dire, ovviamente, che i ministri possono fare quello che vogliono. La norma costituzionale attribuisce ai ministri una doppia responsabilità: quella individuale, basata sull’operato nel singolo ministero, e quella collegiale, che interessa il lavoro dell’intero Governo. In altre parole: di quello che fa un ministro come tale risponde il ministro. Di quello che fa il Governo come tale risponde l’intero Governo, anche se in primis, come detto, è il presidente del Consiglio quello tenuto a dare delle spiegazioni.

Bisogna tener presente, inoltre, che la responsabilità individuale stabilita dall’articolo 95 della Costituzione in capo ad un singolo ministro può portare quest’ultimo alla decadenza nel caso in cui il Parlamento votasse una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Ciò comporterebbe la sostituzione del ministro e non la caduta dell’interno Governo.

La struttura della Presidenza del Consiglio

Il presidente del Consiglio non è «un uomo solo al comando», anche se a volte lo può sembrare quando non appare così palese l’appoggio delle forze politiche che lo sostengono. Accanto a lui, oltre ai ministri, lavora una struttura ben definita, la cui organizzazione viene delegata dall’articolo 95 della Costituzione alla legge. In sostanza, è possibile modificare, ad esempio, il numero dei ministeri così come le competenze della Presidenza del Consiglio.

Ad oggi, Palazzo Chigi comprende strutture:

  • preposte a funzioni istituzionali, rappresentate dal Segretariato generale alla Presidenza del Consiglio;
  • facenti capo ai ministri senza portafoglio e ai sottosegretari delegati dal Presidente;
  • temporanee, per la realizzazione di determinati programmi e obiettivi.

Dal presidente del Consiglio dipende direttamente il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, che si occupa della supervisione del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, cioè dei Servizi segreti.



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