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10 cose che uno stagista deve sapere prima di iniziare

8 Marzo 2022 | Autore:
10 cose che uno stagista deve sapere prima di iniziare

Durata, retribuzione, progetto formativo, assicurazione Inail: quello che il tirocinante deve tener presente quando vuole fare un’esperienza in azienda.

Per accedere al mondo del lavoro diventa sempre più necessario attraversare la porta del tirocinio, o dello stage che dir si voglia. Un’esperienza in azienda che diventa una palestra per allenarsi ed arrivare preparati al primo vero e proprio contratto di lavoro. Spesso, però, bisogna fare i conti con la dura realtà. Non sono pochi i datori che hanno capito l’antifona: tenere per un periodo di tempo uno stagista costa meno di un contratto a termine, quindi si prende un tirocinante, gli si insegna il lavoro a tempo record e lo si inserisce nell’organico come se fosse un dipendente subordinato a tutti gli effetti. Finito il periodo di stage, lo si sostituisce con un altro e si ricomincia da capo. Una pratica che non aiuta, certamente, né il mercato del lavoro né lo stesso tirocinante, poiché si ritroverà costretto a ricominciare da capo altrove. Meglio, dunque, arrivare al colloquio in azienda con le idee chiare, tenendo presenti i propri diritti. Ci sono almeno 10 cose che uno stagista deve sapere prima di iniziare. Vediamo quali.

Bisogna premettere che ci sono due tipi di tirocinio: quello curriculare, inserito nel piano di studio di un’università o di un istituto scolastico sulla base di norme regolamentari o previsti in all’interno di un percorso formale di istruzione o di formazione come strumento di alternanza scuola-lavoro; quello extra-curriculare rivolto a chi cerca un’occupazione al fine di arricchire il suo bagaglio di conoscenze e all’acquisizione di competenze professionali, oltre che all’inserimento o al reinserimento lavorativo.

In ogni caso, ci sono delle regole da rispettare per far crescere e non per sfruttare – come qualche volta succede – il tirocinante. Ecco 10 cose che uno stagista deve sapere prima di iniziare.

Lo stagista deve fare solo lo stagista

Si può pretendere che uno stagista lavori come un dipendente «navigato»? Sarebbe assurdo pensarlo. Eppure, in alcune realtà succede proprio così. Come si diceva all’inizio, la prassi di chi vuole risparmiare sui costi del personale prevede un periodo di formazione molto veloce e un inserimento del tirocinante nell’organico affinché faccia lo stesso lavoro dei colleghi assunti ma senza lo stesso trattamento contrattuale. Insomma, pari lavoro con retribuzione inferiore. Alla fine dello stage, via uno e dentro un altro. E così via.

Questo non è possibile, nel senso che non è legale. Intanto, il tirocinio può essere utilizzato solo per quelle attività lavorative in cui è necessario un periodo di formazione. Altrimenti, a che servirebbe uno stage? Dopodiché, lo stagista deve sapere prima di iniziare che la sua esperienza all’interno di un’azienda non può essere utilizzata per:

  • ricoprire un ruolo o una posizione propria dell’organizzazione dell’ospitante;
  • sostituire lavoratori subordinati in un periodo di forte richiesta di personale;
  • sostituire dipendenti in malattia, in maternità o in ferie.

In estrema sintesi: lo stagista deve fare solo lo stagista. Alla fine del periodo formativo, se l’azienda lo ritiene opportuno e lui si trova bene in quel contesto, è possibile attivare un contratto di lavoro subordinato a termine.

Lo stagista non può lavorare da solo

Come detto, il concetto di base di uno stage è quello di imparare un mestiere, di acquisire delle conoscenze su una certa attività, di ottenere delle competenze per presentarsi un domani davanti ad un datore di lavoro e poter ottenere un contratto come dipendente o svolgere un lavoro in proprio. Se ne deduce che il tirocinante deve essere affiancato da qualcuno che gli insegni tutto questo, perché è un po’ dura imparare a lavorare da soli, per quanto, dopo un po’, uno capisca cosa deve fare.

Questa figura di supporto prevista dalla legge si chiama tutor. Ce ne sono, addirittura, due: uno individuato dal promotore dello stage (un Centro per l’impiego, un’agenzia regionale di lavoro, ecc.) e uno dall’azienda ospitante tra i lavoratori con una competenza professionale adeguata. Quest’ultimo assume un rilievo particolare perché è quello che dovrà seguire quotidianamente l’evoluzione del tirocinante, Nello specifico, sarà tenuto a:

  • favorire l’inserimento dello stagista;
  • promuovere e supportare lo svolgimento delle attività prefissate nel piano formativo;
  • aggiornare la documentazione relativa al tirocinio;
  • collaborare nella redazione del dossier individuale e dell’attestazione finale.

Lo stagista deve lavorare almeno due mesi

A meno che si tratti di un’esperienza presso un soggetto ospitante che opera in brevi periodi stagionali, uno stagista deve sapere prima di iniziare che la durata del suo tirocinio non può essere inferiore a due mesi. Se si svolge lo stage presso uno stagionale, la durata minima scende a un mese, mentre se il periodo formativo interessa studenti che vogliono darsi da fare durante il periodo estivo, la durata minima è di 14 giorni.

Nella maggior parte dei casi, dunque, lo stagista deve lavorare almeno due mesi e non più di 12 mesi, compresi eventuali rinnovi e proroghe. Lo stage può arrivare fino a 24 mesi per i soggetti disabili. Il tirocinante, però, può interromperlo prima del termine pattuito solo se ne dà la dovuta comunicazione per iscritto sia al tutor del promotore sia a quello dell’azienda ospitante.

Anche il datore può interrompere il periodo di formazione anzitempo ma solo se ci sono delle gravi inadempienze da parte dello stagista. Ad esempio, se il ragazzo non si presenta in azienda o arriva tutti i giorni con notevole ritardo senza motivo giustificato, oppure se non partecipa volutamente, per mancanza di voglia, alle attività che gli vengono assegnate.

Lo stagista ha diritto alla maternità e alla malattia lunga

Chi ha detto che lo stagista non può mai ammalarsi? O che, se si tratta di una ragazza, non possa rimanere incinta? Lo stagista ha il diritto di sospendere il tirocinio sia per maternità, sia per infortunio sia per malattia. Quest’ultima, però, non deve essere di due o tre giorni per il tipico mal di stagione o di una settimana per una storta presa giocando a calcetto. La sospensione per malattia deve essere di almeno 30 giorni solari, cioè di un mese dalla data in cui si fa avere il certificato medico all’azienda.

Verrebbe da dire: o lo stagista ha qualcosa di serio che lo tenga fermo almeno un mese, oppure i giorni della formazione scorreranno lo stesso anche se lui è a casa in malattia.

Lo stagista non può lavorare gratis

Sbaglia chi pensa che sia possibile organizzare un tirocinio gratuito presso un’azienda: lo stagista deve sapere prima di iniziare che ha diritto ad un’indennità di partecipazione. Non sarà uno stipendio che lo renderà autonomo ma nemmeno sarà costretto a svolgere un’attività gratis con la scusa che «già ti insegno a lavorare, non dovrò mica pagarti?».

Regioni e Province autonome decidono sulla cifra, ma di norma si ritiene che un’indennità per lo stagista sia congrua quando raggiunge almeno i 300 euro lordi mensili. Purché, però, il tirocinante partecipi almeno al 70% delle attività previste durante il mese. In caso contrario, l’indennità scende.

Attenzione a fare i furbi: chi non riconosce l’indennità allo stagista rischia una sanzione amministrativa proporzionata alla gravità dell’illecito commesso. Si salva soltanto chi prende un tirocinante sospeso dal lavoro e percettore di una forma di sostegno al reddito. A questo proposito, occorre precisare che il tirocinio non fa venire meno lo stato di disoccupazione, e quindi la Naspi, poiché non si tratta di una vera e propria attività lavorativa.

Lo stagista non deve lavorare con il suo computer

Altra cosa che lo stagista deve sapere prima di iniziare: non può sentirsi dire dal tutor o dal datore di lavoro che deve portarsi il suo pc da casa per svolgere l’attività di formazione. Quanto meno, l’azienda non glielo può imporre pena la decadenza del tirocinio, anzi: è tenuta a mettere a disposizione dello stagista tutte le attrezzature e strumentazioni necessarie allo svolgimento delle attività assegnate.

Lo stagista deve essere assicurato

Non avendo un contratto di lavoro vero e proprio, è probabile che qualche tirocinante sorvoli sul fatto dell’assicurazione contro gli infortuni. Lo stagista deve sapere prima di iniziare che ha diritto alla copertura assicurativa Inail e a quella per la responsabilità civile verso i terzi con idonea compagnia assicuratrice.

Non conta, dunque, il fatto di non essere dipendente ma di svolgere quotidianamente e regolarmente un’attività all’interno dell’azienda secondo un impegno formalmente scritto con il promotore del tirocinio e con il tirocinante stesso. Per cui, lo stagista deve essere assicurato all’Inail nella forma prevista per gli allievi dei corsi di istruzione professionale impegnati in esperienze tecnico-scientifiche, esercitazioni pratiche o di lavoro.

Il premio assicurativo si calcola sulla retribuzione convenzionale annuale pari al minimale di rendita rapportata alle giornate di presenza e sulla base del tasso corrispondente alle varie gestioni tariffarie a seconda del settore di riferimento.

Lo stagista deve avere un progetto formativo individuale

Non ci deve essere un progetto formativo comune per un gruppo di stagisti che partecipa ad un’esperienza formativa nella stessa azienda. Ogni stagista deve avere il suo Pfi, cioè progetto formativo individuale. Significa che alla convenzione siglata tra promotore e soggetto ospitante deve essere allegato un Pfi per ogni tirocinante, firmato dalle tre parti in causa (promotore, ospitante, stagista).

Il progetto deve indicare:

  • dati anagrafici del tirocinante;
  • descrizione dello stage (tipologia, durata, numero di ore giornaliere e settimanali);
  • indennità di partecipazione;
  • garanzie assicurative;
  • dettagli del progetto formativo (attività da svolgere, modalità di svolgimento, ecc.);
  • diritti e doveri delle parti.

Come detto, il progetto va allegato alla convenzione stipulata da promotore e ospitante, che deve indicare:

  • obblighi di promotore e ospitante;
  • modalità di attivazione;
  • valutazione e attestazione degli apprendimenti;
  • monitoraggio;
  • decorrenza e durata della convenzione.

Lo stagista può avere già lavorato occasionalmente per la stessa azienda

Prima di iniziare, lo stagista deve sapere che è possibile attivare il tirocinio anche se ha già svolto prestazioni di lavoro occasionale presso la stessa azienda in cui intende fare la formazione. Ci sono, però, dei limiti: non può aver lavorato presso il soggetto ospitante per più di 30 giorni, anche non consecutivi, e nei sei mesi precedenti l’attivazione.

Attenzione, però: si parla di «lavoro occasionale». Perché se lo stagista ha già avuto un rapporto di lavoro dipendente o una collaborazione continuativa con l’ospitante negli ultimi due anni, il tirocinio non può essere attivato.

Lo stagista può fare il tirocinio all’estero

Se prima di iniziare lo stagista non è sicuro della scelta di fare un’esperienza di formazione in Italia, deve sapere che è possibile fare il tirocinio all’estero. In questo caso, però, occorre fare riferimento alla normativa del Paese straniero in cui intende fare il periodo formativo, oppure a qualche specifica convenzione tra l’Italia ed il Paese scelto.

In caso di tirocinio presso le ambasciate, cioè fuori dai confini nazionali ma, comunque, in territorio italiano, viene applicata la normativa del nostro Paese.



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