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Come uscire dai debiti col fisco

8 Marzo 2022
Come uscire dai debiti col fisco

Nullatenente: grazie alla procedura del sovraindebitamento, anche chi non ha un patrimonio può cancellare i debiti con l’Agenzia delle Entrate. 

Il nullatenente non rischia nulla in caso di pignoramento, ma chi ha un piccolo stipendio e non vuole vederselo interamente pignorato e, nello stesso tempo, anela a lasciare ai propri figli una situazione “pulita”, priva di debiti, vorrà – prima della propria morte – cancellare tutte le pendenze. E tra queste le più preoccupanti – perché non risparmiano (quasi) nessuno – sono le immancabili cartelle esattoriali e le richieste di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ma come fare? Come uscire dai debiti col fisco? La risposta è contenuta già nella legge, per la precisione nel codice sulla crisi d’impresa. 

La via che consente di uscire dai debiti col fisco si chiama «procedura di sovraindebitamento», un tempo tristemente nota come «legge salvasuicidi»: una legge più volte ritoccata, ma sempre a favore del debitore. Lo scopo di tale procedura è consentire, a chi non ha disponibilità economiche sufficienti per soddisfare i creditori (pubblici o privati che siano), di purgarsi dalle obbligazioni e da quelle situazioni prive di via d’uscita che impediscono di rifarsi una vita. 

Come uscire dai debiti col fisco

Per comprendere come uscire dai debiti col fisco bisognerà far riferimento alla legge sul sovraindebitamento, ma soprattutto all’applicazione pratica che di questa stanno ormai facendo numerosi tribunali. Ed è proprio qui l’aspetto più interessante: i giudici, accogliendo le recenti modifiche introdotte a tale istituto, consentono spesso la cancellazione di tutti i debiti accumulati pur in assenza di una contropartita, ossia senza che vi sia un minimo pagamento. Si tratta chiaramente di una soluzione estrema, confinata a quelle ipotesi di assoluta e oggettiva impossibilità, quella di chi non ha un lavoro, né un patrimonio; di chi non ha neanche le capacità fisiche per trovare un’occupazione che gli consenta di procurarsi di che mangiare e magari vive con una piccola pensione sociale riconosciutagli dallo Stato.

Nelle altre ipotesi, invece, quelle in cui il debitore possiede “qualcosa”, ma non tanto per riscattarsi completamente e soddisfare l’Agenzia delle Entrate o l’Esattore, il giudice acconsente a un taglio sostanziale del debito, che può arrivare anche all’80% del suo ammontare. Cosa bisogna dare in cambio? Una parte dello stipendio, sottratto quanto serve per vivere, oppure un immobile – anche se di scarso valore – affinché, con il ricavato della vendita, il creditore possa trovare una minima soddisfazione. In cambio di tutto ciò c’è l’esdebitazione totale del debitore che così viene completamente sollevato da tutti i debiti contratti e dalle procedure esecutive in corso.

Un esempio di come uscire dai debiti col fisco

Un esempio di come uscire dai debiti col fisco è contenuto in un recente provvedimento del tribunale di Lucca. Nel caso di specie, è stata aperta una liquidazione del patrimonio pur in assenza di patrimonio intestato al debitore. La procedura di sovraindebitamento si è fondata solo sui redditi futuri del debitore, quelli cioè derivanti dal suo umile stipendio di cuoco. Il giudice, accogliendo le istanze del contribuente, ha accolto un piano di rateizzazione di una parte minima del debito, in sei anni, a soddisfazione (molto) parziale di un’obbligazione quasi esclusivamente tributaria. Secondo tale piano, il debitore avrebbe destinato 500 euro al mese del proprio salario al Fisco che, moltiplicati per i sei anni della dilazione, avrebbero comportato un pagamento del solo 10% del complessivo debito. Il tutto a fronte di un’esposizione fiscale di 334 mila euro ed altri 42 mila euro di diversa origine.

Per il recupero del credito tributario il debitore era già soggetto alla trattenuta del quinto del suo stipendio, attualmente pari a circa 1.300 euro, da parte delle Entrate.

Che fare se i creditori si oppongono?

Quando i debiti per i quali si chiede la procedura di sovraindebitamento non sono collegati al lavoro, perché derivano da obbligazioni personali, allora non è necessario acquisire il consenso dei creditori. Il giudice prende atto del programma di risanamento presentato dal debitore con l’assistenza (obbligatoria) di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi), sparpagliati un po’ ovunque sul territorio (spesso presenti presso le Camere di Commercio). A quest’ultimo il contribuente/debitore deve rivolgersi per la gestione della procedura, facendosi seguire anche da un avvocato. Il programma di liquidazione del patrimonio viene così depositato innanzi al tribunale e il giudice lo convalida, eventualmente apportando le rettifiche che ritiene più opportune.

È bene precisare che il tribunale, prima di convalidare il programma di risanamento del debitore, verifica che questi ne sia meritevole: l’indebitamento non deve cioè essere il frutto di un comportamento doloso o gravemente colpevole. 

Una volta accolto il piano di sovraindebitamento, decadono anche eventuali pignoramenti già in corso attuati dal creditore, come ad esempio la previa trattenuta sullo stipendio pari a un quinto.

Approfondimenti sulla procedura di sovraindebitamento

Per non ripetere quanto già descritto su queste stesse pagine, rinviamo il lettore ad alcuni articoli che hanno già spiegato il funzionamento della procedura di sovraindebitamento o di esdebitazione:



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