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Tutto quello che bisogna sapere prima di fare testamento

8 Marzo 2022
Tutto quello che bisogna sapere prima di fare testamento

Rispetto dei requisiti di forma e di sostanza: le quote di legittima, il testamento pubblico e olografo. 

Ci sono alcune cose che bisogna sapere prima di fare testamento. L’ignoranza sulla legge non perdona e la conseguenza di un errore o di una dimenticanza, anche banale, potrebbe portare all’invalidità totale del testamento stesso. In tal caso, non essendo possibile richiamare in vita il defunto per ovviare allo sbaglio e riscrivere le sue ultime volontà, il patrimonio verrà diviso secondo le regole previste dal Codice civile in assenza di testamento, dando così priorità ai familiari più prossimi e, in assenza di questi o in caso di loro rinuncia, passando a quelli di grado più remoto.

Tutto ciò che bisogna sapere prima di fare testamento attiene a due importanti aspetti: la forma e la sostanza. Quanto alla forma, come vedremo, si può optare per un «testamento olografo», ossia fatto in casa e custodito dal suo autore o da persone da lui individuate, oppure per un «testamento pubblico», redatto e conservato dal notaio. A metà c’è il «testamento segreto», scritto dal privato e poi affidato al notaio.

Quanto infine alla sostanza del testamento, il suo autore deve rispettare sempre le quote di legittima, quelle cioè che la legge riserva ai familiari più prossimi che non possono mai essere esclusi dalla successione. Ma procediamo con ordine.

Come fare il testamento?  

Chi non vuol spendere soldi, recandosi da un notaio, può fare il testamento in casa, da sé, custodendolo in qualche cassetto e/o dandone copia a parenti o amici. È ciò che si chiama testamento olografo. 

Deve essere scritto interamente a mano, preferibilmente con penna di colore scuro affinché l’inchiostro non degradi col tempo. Deve essere firmato e datato. Non può essere né scritto al computer e poi stampato e firmato, né fatto su un supporto informatico o video. 

Il foglio è in carta libera: non bisogna quindi né registrarlo, né apporre marche o bolli. 

Il testamento olografo, seppur gratuito, presenta alcuni rischi. Innanzitutto quello di un eventuale smarrimento: potrebbe succedere che nessun erede lo trovi o che venga distrutto o alterato da qualche malintenzionato. 

Inoltre, il testamento olografo si presta a contestazioni in merito all’autenticità della firma. Si aprirebbero in tal caso una serie di contestazioni che solo un giudice, attraverso una perizia calligrafica, potrebbe risolvere. 

Questi problemi vengono invece risolti con il «testamento pubblico», quello cioè fatto dinanzi al notaio che, seppur a pagamento, offre maggiori garanzie. Qui nessuno potrà dire che la firma o la grafia non è quella autentica o che il suo contenuto è stato manomesso, cancellato, modificato. Non in ultimo, quando si fa testamento dinanzi a un notaio, si può usufruire della sua consulenza che saprà come consigliare al meglio il proprio cliente in merito al contenuto dell’atto, per evitare contestazioni da parte degli eredi legittimari.

Si può diseredare qualcuno?

Per diseredare qualcuno basta non citarlo nel testamento. Ma ciò è impossibile nei confronti del coniuge e dei figli o, in assenza dei figli, dei propri genitori. Costoro sono detti “eredi legittimari” e ad essi la legge assegna sempre una quota minima del patrimonio (variabile in base al numero di altri legittimari presenti). Si può diseredare un erede legittimario solo per indegnità, quando cioè questi commette reati particolarmente gravi ai danni del testatore o dei suoi stretti familiari. 

Come anticipato, i legittimari hanno sempre diritto a una quota di eredità (la cosiddetta “legittima”). Ciò significa che il testatore è libero di lasciare a chi vuole solo una parte del proprio patrimonio: la cosiddetta “quota disponibile”, quella cioè che avanza dopo aver soddisfatto la quota riservata al coniuge, ai figli e, in assenza di questi ultimi, ai genitori. Qui di seguito vedremo quali sono tali quote.

Qual è la quota di legittima del coniuge?

Il coniuge (o una delle parti dell’unione civile) ha diritto a:

  • metà del patrimonio dell’altro coniuge se non ci sono figli (anche in presenza di ascendenti);
  • un terzo se c’è un solo figlio;
  • un quarto se ci sono più figli.

Al coniuge (o a una delle parti dell’unione civile), inoltre, è riconosciuto per legge il diritto di abitazione sulla casa familiare e il diritto d’uso sui mobili che la corredano. Questo significa che se anche la casa finisce in comproprietà a più eredi, questi non potranno mandare via il coniuge superstite fino a quando questi vive o non si trasferisce spontaneamente.

Qual è la quota di legittima del figlio?

I figli hanno diritto alle seguenti porzioni del patrimonio, senza più distinzione tra figli legittimi, legittimati, adottivi, naturali e adulterini:

  • metà del patrimonio al figlio unico orfano anche dell’altro genitore;
  • un terzo del patrimonio al figlio unico con l’altro genitore;
  • due terzi del patrimonio a più figli se rimasti anche senza l’altro genitore (diviso in parti uguali);
  • metà del patrimonio a più figli se c’è anche l’altro genitore.

Qual è la quota di legittima dei genitori?

Anche gli ascendenti (genitori o, in loro assenza, nonni) rientrano nella categoria dei legittimari, ma solo nell’ipotesi in cui il defunto non lasci figli. In questo caso, a loro spetta:

  • un terzo dell’eredità se non ci sono altri eredi;
  • un quarto se c’è anche il coniuge (o la parte dell’unione civile) del defunto.

Che succede se si violano le quote di legittima?

Chi non rispetta le quote di legittima apre la porta alla possibilità che gli eredi si facciano causa una volta avvenuto il decesso ed entro i 10 anni successivi. L’azione – chiamata «azione di lesione della legittima» – è rivolta a impugnare la divisione del patrimonio fatta con il testamento ed, eventualmente, tutte le donazioni fatte in vita dal testatore che possano aver “falsificato” i rapporti tra gli eredi. 



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