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Danni da infiltrazioni lastrico solare ad uso esclusivo

8 Marzo 2022
Danni da infiltrazioni lastrico solare ad uso esclusivo

Concorso di responsabilità tra condominio e titolare esclusivo per i danni derivanti da infiltrazioni dal lastrico solare ad uso non comune.

Le spese relative alla riparazione, coibentazione o ristrutturazione della terrazza condominiale o del lastrico solare ricadono su tutti i condomini che ne sono coperti (ossia che si trovano sotto la relativa asse verticale) quando si tratta di un’area comune a tutti. La ripartizione avviene secondo millesimi. Se però l’area è di uso esclusivo a un solo condomino, questi partecipa per un terzo alla spesa, mentre gli altri due terzi sono a carico di tutti gli altri condomini. 

Quanto ai danni da infiltrazione dal lastrico solare ad uso esclusivo, di questi rispondono sia il proprietario in qualità di custode, sia il condominio visto l’obbligo dell’amministratore di adottare i controlli necessari per la conservazione delle parti comuni e quello dell’assemblea di provvedere alle opere di manutenzione straordinaria. 

Ecco perché, in caso di richiesta di risarcimento da parte del titolare dell’appartamento danneggiato dalle perdite di acqua, scatterà un concorso di responsabilità tra il condomino che ha la disponibilità del lastrico solare o della terrazza e, nello stesso tempo, anche il condominio nella sua interezza. Di qui l’obbligo per l’amministratore di ripartire la spesa tra tutti i condomini secondo millesimi (comprendendo anche il condomino danneggiato). 

La responsabilità del condominio resta esclusa solo nell’ipotesi in cui i danni siano riconducibili unicamente al titolare del diritto di uso esclusivo del bene dal quale i danni stessi derivino. A meno che questi dimostri che il fattore scatenante delle infiltrazioni derivi da un «caso fortuito», ossia da un evento imprevedibile ed inevitabile. A tali conclusioni è giunto il tribunale di Pavia [1].

Ricordiamo preliminarmente la differenza tra lastrico solare e terrazzo. Il primo è il piano di copertura piano dell’edificio, perciò calpestabile. Il secondo è costituito anche da ringhiere e grate in modo da consentire l’affaccio. 

La pronuncia in commento rammenta che, se l’uso del lastrico solare o della terrazza a livello non è comune a tutti i condomini, dei danni da infiltrazioni nell’unità sottostante rispondono sia il condomino-proprietario, o colui che ne abbia l’uso esclusivo, sia il condominio stanti gli obblighi inerenti all’adozione dei controlli necessari a conservare le parti comuni incombenti in parte sull’amministratore ed in parte sull’assemblea tenuta alle opere di manutenzione. Vige insomma un concorso di tali responsabilità salvo vi sia la prova della riconducibilità del danno a fatto esclusivo del titolare del diritto di uso esclusivo del lastrico solare [2].

Stante però la responsabilità solidale, il danneggiato può decidere di agire, per l’intera somma del risarcimento, tanto contro il proprietario o usuario esclusivo del terrazzo, quanto contro il condominio. I rapporti tra questi due soggetti saranno poi regolati in separata sede. Come infatti chiarito dalla giurisprudenza, l’imputabilità delle spese relative alla riparazione ed al ristoro dei danni per un terzo in capo al singolo condòmino e due terzi al condominio, rilevava solo nei rapporti interni tra il condominio e il custode del lastrico solare. 

In sintesi, ferma la responsabilità diretta e per intero del titolare del lastrico solare, spetta a questi citare in giudizio il condominio corresponsabile per essere tenuto indenne (azione di regresso). 


note

[1] Trib. Pavia sent. n. 1421/21 dell’11.11.2021.

[2] Cass. sent. n. 19556/2021.

Tribunale di Pavia sent. n. 1421/2021

 REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI PAVIA

SEZIONE TERZA CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice Cameli Renato

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. r.g. 5402/2020 promossa da:

(…) (c.f. (…)) elettivamente domiciliata in Voghera, Via (…) presso lo studio dell’avv. La.Mu. del Foro di Pavia che unitamente e disgiuntamente all’avv. Gi.Ne. la rappresenta e difende come da procura allegata a ricorso ex art. 702 bis c.p.c. le quali hanno dichiarato di voler ricevere comunicazioni come in atti

PARTE ATTRICE contro

(…) (cf. (…)) elettivamente domiciliata in Voghera Via (…) presso lo studio dell’avv. La.Ma. che la rappresenta e difende come da delega allegata all’atto di citazione la quale ha dichiarato di voler ricevere comunicazioni come in atti

PARTE CONVENUTA

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. ritualmente notificato unitamente a decreto di fissazione di udienza, la sig.ra (…) conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Pavia, la sig.ra (…) al fine di far accertare e dichiarare la responsabilità di quest’ultima ex art. 2051 c.c. per danni provocati da immobile di proprietà della stessa (…) a locali di proprietà dell’attrice e, conseguentemente, ottenere condanna al risarcimento del danno subito e all’esecuzione delle opere necessarie per la riparazione.

A supporto del proprio ricorso deduceva che: era comproprietaria, unitamente al fratello dell’unità immobiliare sita al piano terra del Condominio (…) in V., Via (…) n. 3, censita al N.C.E.U. del Comune di Voghera al Fg. (…), mappale (…) sub. (…) categoria C/1, classe (…), 165 mq, concesso in locazione al signor (…), titolare di esercizio commerciale; in data 4 novembre 2019 a seguito di abbondanti piogge, si erano registrate infiltrazioni di acqua che avevano interessato locali di sua proprietà e la cui origine era nel terrazzo, di proprietà esclusiva della sig.ra (…), sovrastante il citato immobile; a seguito di a.t.p. r.g. 203/2020 instaurato presso il Tribunale di Pavia, era stato accertato che la causa era nel distacco del risvolto della guaina dalla muratura del lato est; il ctu aveva accertato altresì i danni subiti pari a Euro1537,37, oltre Iva nonché i lavori da eseguire , unitamente ai relativi costi, sia per una prima riparazione del terrazzo conservativa (Euro1096,14 oltre Iva) sia per la completa impermeabilizzazione (5818,73) per evitare il ripetersi del fenomeno.

 Si costituiva la sig.ra (…), contestando quanto ex adverso dedotto ed eccependo che: il terrazzo oggetto di causa era in effetti un lastrico solare che, unitamente ad un’altra porzione, confinante con quello dell’odierna resistente, di proprietà di terzi non convenuti nel presente giudizio, costituiva la copertura totale del locale adibito a cucina di proprietà della sig.ra (…); sia il lastrico sia l’appartamento della sig.ra (…) erano inseriti all’interno del condominio (…) e quindi ex art. 1126 c.c. i costi eventualmente dovuti per la riparazione dovevano essere ripartiti tra i proprietari e il condominio; la consulenza nel corso dell’a.t.p. non aveva accertato con sicurezza le cause delle infiltrazioni; i distacchi di guaina erano stati oggetto di riparazione da parte della sig.ra (…); in ogni caso, le uniche opere da realizzare erano quelle per rimediare alle infiltrazioni e non alla completa impermeabilizzazione del terrazzo , attività che coinvolgeva anche soggetti terzi.

In fase anteriore alla prima udienza, parte ricorrente (…), depositava “istanza di anticipazione della prima udienza”, riqualificata come ricorso cautelare in corso di causa, in cui deduceva che, in data 4.12.2020 in occasione di un’abbondante precipitazione nevosa e per i giorni a seguire, le infiltrazioni di acqua si erano ripresentate nella cucina del ristorante e nel corridoio antistante più copiose dell’evento precedente, evidenziando quindi un aggravamento della situazione preesistente.

Parte resistente contestava il contenuto della stessa istanza; all’esito di udienza stabilita per la decisione cautelare, era quindi disposta procedura di accertamento tecnico preventivo in corso di causa.

All’esito della prima udienza del giudizio di merito, era disposto mutamento di rito, stante la complessità della controversia sul piano istruttorio e pertanto disposto rinvio per prima udienza ex art. 183 c.p.c. previa acquisizione del fascicolo r.g. 203/2020; nelle more, era depositata la relazione peritale a.t.p. in corso di causa ed era quindi disposto ulteriore rinvio per precisazione delle conclusioni.

All’udienza del 22 luglio 2021 svoltasi in forma scritta i difensori delle parti insistevano nelle rispettive conclusioni, e il giudice tratteneva la causa in decisione assegnando termini ridotti ai sensi dell’art. 190 secondo comma c.p.c. per il deposito delle memorie conclusionali e delle repliche.

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

In punto di fatto costituisce circostanza puntualmente dedotta da parte attrice e attestata dalla documentazione in atti, che il terrazzo /lastrico solare (a seconda delle rispettive costruzioni di parte attrice e parte convenuta) sovrastante la cucina dell’unità immobiliare, di proprietà (…), sita al piano terra del Condominio (…) in V., Via (…) n. 3, censita al N.C.E.U. del Comune di Voghera al Fg. (…), mappale (…) sub. (…) categoria C/1, classe (…), 165 mq, è di proprietà esclusiva della sig.ra (…), ad eccezione di una minima porzione (doc. 2 al ricorso per a.t.p. r.g. 320/2020 nonché doc. 11 allegato alla relazione).

Tale circostanza è non contestata da parte convenuta, rectius espressamente riconosciuta dalla stessa, che ha sottolineato come “il terrazzo di proprietà esclusiva della sig.ra (…), di cui è causa, identificato al CF Comune Voghera Fg. (…) mapp. (…) sub. (…) è un lastrico solare che – unitamente ad un’altra porzione di lastrico solare, confinante con quello dell’odierna resistente, di proprietà di terzi non convenuti nel presente giudizio (ved. pag. 8 ATP rg 203/20 prodotto da parte ricorrente) – costituisce la copertura totale del locale adibito a cucina di proprietà della sig.ra (…)” (sic comparsa pag. 1 e ss. parte resistente)

Tale circostanza risulta altresì accertata, infine, nel corso della procedura di a.t.p. r.g. 203/2020 ; nella propria relazione, il consulente ha infatti attestato come “Una parte dei locali facenti parte dell’unità immobiliare sopra descritta, più specificatamente quelli identificati nella scheda catastale quali cucina, dis, Rip, Dis, Bagno sono inseriti in un corpo di fabbrica monopiano, la cui copertura è piana ed è costituita da un lastrico solare così censito al C.F. del Comune di Voghera : Fg. (…) particella (…) sub. (…) lastrico solare mq. 62, castastalmente intestato a (…).” (sic relazione pag. 7)

Il CTU ha altresì ulteriormente argomentato nel senso che “la maggior porzione della copertura è rappresentata dal lastrico solare appena descritto, ma una parte, quella più a sud, della larghezza pari a ml. 0,90 circa, risulta essere di proprietà di terzi. Sull’elaborato planimetrico catastale di cui all’allegato n. 12, in colore giallo è rappresentata l’unità immobiliare di parte ricorrente al P.T., in colore verde il lastrico solare di cui al sub. 33 di proprietà della resistente (…), in colore rosa la porzione di lastrico solare di proprietà di terzi, non chiamati nel presente giudizio” (sic relazione pag. 8 confermata anche nella relazione in corso di causa pag. 9)

In via preliminare, è stata correttamente dedotta da parte attrice in capo alla convenuta una responsabilità ex art. 2051 c.c.

Il presupposto di detta responsabilità è infatti l’esistenza di un rapporto di custodia tra il bene e il proprietario del medesimo, identificandosi la custodia in un potere di effettiva disponibilità e controllo della cosa; a tale potere fisico inerisce il dovere di custodire la cosa stessa, ovvero di vigilare e mantenerne il controllo affinché non provochi danni a terzi (Cass. 23.10.1990 n. 10277; recentemente, in materia di condominio Cass. 13.12.2016, n. 25483 Cass., 13.07.2011, n. 15390).

La sig.ra (…), risultando proprietaria del bene, risulta custode dello stesso e quindi responsabile ex art. 2051 dei danni cagionati a terzi eziologicamente riconducibili alla cosa.

Parte convenuta eccepisce l’applicabilità dell’art. 1126 c.c. alla fattispecie in esame.

 A riguardo, secondo ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, uniformandosi al principio di diritto enunciato da Cass. Sez. UU, 10.05.2016, n. 9449, “…in tema di condominio negli edifici, qualora l’uso del lastrico solare (o della terrazza a livello) non sia comune a tutti i condomini, dei danni da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario, o l’usuario esclusivo, quale custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio in forza degli obblighi inerenti l’adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni incombenti sull’amministratore ex art. 1130 c.c., comma 1, n. 4, nonché sull’assemblea dei condomini ex art. 1135 c.c., comma 1, n. 4, tenuta a provvedere alle opere di manutenzione straordinaria, regolandosi il concorso di tali responsabilità, secondo i criteri di cui all’art. 1126 c.c., a meno che non risulti la prova della riconducibilità del danno a fatto esclusivo del titolare del diritto di uso esclusivo del lastrico solare. (in termini, con giurisprudenza citata Cass. 08. 07.2021 n. 19556 ; nel merito Corte appello Cagliari, 22.09.2020, n. 474 Trib. Latina, 07.06.2021, n. 1162 Trib. Salerno,16.03.2020 n. 933).

In ossequio a tale orientamento giurisprudenziale, sussiste pertanto una responsabilità concorrente e solidale del condominio e del proprietario del lastrico solare nei confronti del danneggiato.

Tale solidarietà , disciplinata in via generale ex art. 2055 c.c. ha rilevanti implicazioni sul piano processuale, già evidenziate dalla Cassazione, proprio con riferimento a fattispecie analoghe a quella in esame; in particolare è stato sottolineato che “dalla attrazione del danno da infiltrazioni nell’ambito della responsabilità civile da custodia derivano le seguenti conseguenze: a) anzitutto, trovano applicazione le disposizioni che disciplinano la responsabilità extracontrattuale, prime fra tutte quelle relative alla prescrizione e alla imputazione della responsabilità, dovendosi affermare che del danno provocato dalle infiltrazioni provenienti dal lastrico solare o dalla terrazza a livello risponde il proprietario o il titolare di diritto di uso esclusivo su detti beni al momento del verificarsi del danno; b) trova applicazione altresì la disposizione di cui all’art. 2055 c.c., ben potendo il danneggiato agire nei confronti del singolo condomino (Cass., Sez. U., Sentenza n. 9449 del 10/5/2016 cit., in particolare p. 4.4.), che del Condominio essendo una norma che opera un rafforzamento del credito, evitando al creditore di dover agire coattivamente contro tutti i debitori pro quota, anche quando il danneggiato sia un Condominio, equiparato a tali effetti ad un terzo (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 1674 del 29/1/2015); c) trova, infine, applicazione l’intera disciplina dell’art. 2051 c.c., anche per i limiti all’esclusione della responsabilità del soggetto che ha la custodia del bene da cui è conseguito il danno”. (In termini Cass. 14.06.2021, n. 16741)

La facoltà per il terzo danneggiato di agire per l’intero esclusivamente nei confronti del singolo condomino, espressamente riconosciuta dalla giurisprudenza in materia di lastrico solare (cfr Cass.16741/2021 cit.), trova il suo fondamento nella disciplina generale in materia di solidarietà ex artt. 2055 c.c. e 1292 e 1294 c.c..

Inoltre tale facoltà risulta coerente con il principio, già espresso dalla Cassazione anche in altri settori, per cui, in materia risarcitoria “allorché l’evento di danno sia imputabile a più fatti colposi che, in vario modo, vi concorrono, dando luogo a responsabilità per fatto illecito dei loro autori, il danneggiato non ha l’onere di chiamarli in causa tutti; e ciò perché l’eventuale accertamento del concorso di altri responsabili oltre il convenuto – per il principio di solidarietà nella responsabilità – rende possibile che l’unico convenuto sia condannato per l’intero. E’ il convenuto, viceversa, che ha interesse a vedere accertato, nel medesimo giudizio, che egli non è responsabile perché, ad esempio, il fatto a lui addebitato non ha avuto incidenza causale, essendo stato superato da un altro, produttivo questo dell’evento. E questo interesse è fatto valere con la chiamata in causa del terzo, che è indicato dal convenuto come unico responsabile, ma che potrebbe risultare accertato che, invece, è solo un altro responsabile” (In termini Cass. 03.03.2010, n. 5057; per il principio Cass. 13.3.1987 n. 2623)

Conseguentemente, l’eccezione di parte convenuta circa l’applicabilità dell’art. 1126 c.c. in ordine al riparto dei costi dovuti a titolo risarcitorio risulta inconferente nel presente giudizio: pur volendo accedere alla ricostruzione di parte convenuta, e quindi riconoscere al manufatto in questione la natura tout court di lastrico solare, la disciplina ex art.1126, e quindi l’imputabilità delle spese relative alla riparazione e al risarcimento danni limitatamente alla quota di un terzo in capo alla sig.ra (…) quale condomina e per i restanti due terzi al condominio, rileva esclusivamente nei rapporti interni tra il condominio e la stessa sig.ra (…), risultando inopponibile al danneggiato, sig.ra (…).

In altri termini, resta ferma la responsabilità diretta e per l’intero della stessa convenuta (…) nei confronti della (…), attrice, in relazione al danno prodotto dalla cosa e alle conseguenti obbligazioni risarcitorie e riparatorie; parte convenuta aveva quindi l’onere di evocare nella fase di a.t.p. e nel presente giudizio il soggetto asseritamente corresponsabile, ovvero il condominio.

In assenza di regolare evocazione in giudizio, la stessa parte convenuta potrà eventualmente ottenere, in altro e diverso processo, qualora sia accertata in contraddittorio la sussistenza dei presupposti in fatto e in diritto, il riconoscimento del diritto di regresso nei confronti del condominio in ordine alla quota parte corrisposta eccedente il criterio di riparto ex art. 1126 c.c..

Tanto premesso in punto di diritto, e quindi, riconosciuta l’irrilevanza nel presente giudizio del criterio di riparto di spese ex art. 1126 c.c., in punto di fatto in sede di a.t.p. sono stati dedotte infiltrazioni derivante dal terrazzo /lastrico solare di proprietà (…).

A riguardo, la sig.ra (…) quale titolare del lastrico solare/terrazzo risponde ex art. 2051 c.c. quale custode dello stesso direttamente nei confronti della (…), proprietaria dell’immobile sottostante.

 Come sottolineato sul punto da consolidata giurisprudenza “la responsabilità del custode, di cui all’art. 2051 c.c., ha natura oggettiva e presuppone non la colpa del custode, ma la mera esistenza d’un nesso causale tra la cosa ed il danno. Essa è perciò esclusa solo dalla prova del fortuito, nel quale può rientrare anche la condotta della stessa vittima, ma, nella valutazione dell’apporto causale da quest’ultima fornito alla produzione dell’evento, il giudice deve tenere conto della natura della cosa e delle modalità che in concreto e normalmente ne caratterizzano la fruizione” (Cass. 24.2.2011 n. 4476).

L’inquadramento della fattispecie ex art. 2051 c.c. nel genus delle responsabilità oggettiva comporta la tutela rafforzata dal danneggiato sia nel senso dell’alleggerimento dell’onere probatorio sia nel senso della riduzione della possibilità di esonero all’ipotesi del fortuito; a tal proposito è sufficiente, per il danneggiato, la dimostrazione dell’esistenza di un nesso causale, anche indiretto e mediato, tra cosa e danno.

Secondo tale ricostruzione “Per liberarsi della presunzione il convenuto è tenuto a fornire dimostrazione positiva del fortuito (comprensivo del fatto del terzo e della colpa dello stesso danneggiato) e, cioè, di un fatto dotato di impulso causale autonomo avente carattere di inevitabilità “(in termini Cass. n. 3808/2004 cit.; recentemente Cass. 22.4.2010 n. 9546 secondo cui il caso fortuito idoneo a interrompere il nesso causale dev’essere imprevisto e imprevedibile).

In particolare, circa l’onus probandi, assumendo quale parametro di responsabilità l’art. 2051 c.c., secondo i principi generali fatti proprio della giurisprudenza, in linea di principio, l’attore che agisce per il riconoscimento del danno ha l’onere di provare l’esistenza del nesso causale tra la cosa e l’evento lesivo, mentre il custode convenuto deve provare l’esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale (recentemente Cass. 18.02.2014 n. 3793; Cass. 25.08.2014 n. 18162; Cass. 23.10.2014 n. 22528).

Premesse tali coordinate giurisprudenziali in ordine al contenuto dell’onere probatorio gravante rispettivamente sulle parti in causa, a fronte delle reciproche deduzioni ed eccezioni , è stato espletato ulteriore a.t.p. in corso di causa a cui hanno partecipato entrambe le parti, oltre quello eseguito in fase precedente al giudizio r.g. 203/2020, a cui la sig.ra (…), pur ritualmente evocata, non partecipava restando contumace.

La relazione del consulente, espletata in fase precedente al giudizio, risulta basata su sopralluoghi in loco, esame dei documenti di causa, nonché esecuzione di prove di “bagnatura” puntualmente descritte e misurazione di umidità attraverso igrometro; il contenuto della stessa risulta particolarmente approfondito, caratterizzato da rigoroso iter logico motivazionale, e condivisibile nelle conclusioni; come esposto, è stato disposto in corso di giudizio ulteriore a.t.p. integrativo, sia in relazione ad un ipotetico aggravamento della situazione quo ante, sia con riferimento ad ulteriori profili, quali il solaio.

In punto di fatto, in fase di a.t.p. precedente il giudizio, il consulente , all’esito di plurime prove effettuate, dopo aver rilevato, mediante idoneo strumento di misurazione, un’umidità del muro dello 0,5 e precisato che, secondo la scala adottata sino a 2% il materiale è da intendersi “secco ” ha dichiarato come” considerato il fatto che i segni presenti e documentati non possono essere che dovuti a colature, è possibile affermare che le infiltrazioni di cui si riscontrano le tracce si manifestano solo in occasione di particolari eventi metereologici piovosi, evidentemente di particolare intensità o nevosi” (relazione pag. 9).

Parimenti, il medesimo CTU ha giudicato come evidente la prova delle infiltrazioni in altri settori della muratura, sottolineando contestualmente che ” il risvolto della guaina lungo la muratura in lato est è staccato in vari punti dalla muratura stessa (fotografie n. 12, 13, 14) e nella fessura fra guaina e muratura non è stata immessa acqua, per non inficiare la prova sul piano orizzontale di calpestio, posto che il passaggio di acqua in detti punti è evidente senza bisogno di una prova pratica”.

In definitiva, in ragione di quanto esposto, risulta accertata la presenza di infiltrazioni d’acqua nell’immobile di parte convenuta, sia pure con intensità diversa in relazione ai diversi punti del soffitto e della muratura.

Non condivisibile sul punto quanto dedotto da parte convenuta secondo cui parte attrice “non ha provato in alcun modo che dette infiltrazioni si siano verificate nelle circostanze di tempo dedotte” (sic comparsa pag. 4 e ss nonché comparsa conclusionale pag. 4 e ss); al contrario, proprio alla luce delle risultanze della CTU da un lato risulta comprovata la presenza delle infiltrazioni, dall’altro , secondo valutazione probabilistica fondata su criterio di ragionevolezza, le stesse risultano essersi manifestate in occasione di fenomeni meteorologici avversi , come lamentato da parte ricorrente e giudicato verosimile dal CTU (cfr sul punto relazione pag. 10).

A fortiori, sul punto, circa la presenza delle infiltrazioni, lo stesso ctp di parte convenuta nel presente giudizio, pur aderendo alle conclusioni del CTU sull’assenza di aggravamento, non ha contestato in modo specifico la presenza delle stesse.

In ordine alle cause dei fenomeni infiltrativi, il CTU , in modo univoco, ha attestato come “Alla luce delle prove condotte, in particolare la prova di bagnatura, visti accuratamente i luoghi, si può pertanto affermare che la causa delle sporadiche infiltrazioni di cui c’è traccia sia il distacco del risvolto della guaina dalla muratura in lato est”.

 In particolare, circa la situazione complessiva del terrazzo, ha attestato come “Il fatto che la guaina risulti a vista, su un manufatto calpestabile, la sottopone ad alcune problematiche, fra cui: a)invecchiamento precoce a causa dei raggi UV, che tendono a modificare le caratteristiche della mescola che compone il manto, provocandone il degrado che, partendo dalla superficie esposta si propaga in profondità. Succede che il bitume e gli altri prodotti che compongono la guaina tendono a separarsi determinando una riduzione del volume e la conseguente comparsa di fessurazioni, inizialmente solo superficiali ma in grado di propagarsi in profondità con l’evolversi del fenomeno; b)rotture-danneggiamenti, per effetto dell’azione di calpestio-utilizzo del lastrico, quali la movimentazione di vasi-oggetti ivi depositati o depositabili. (sic relazione pag. 12)

Sotto ulteriore e contrapposto profilo, il medesimo CTU ha rilevato tuttavia come “non vi siano in essere condizioni di degrado evidenti. Non si possono escludere del tutto micro-fessure, non visibili ad un esame a vista, da cui possa infiltrarsi una minima quantità di acqua”.

Risulta particolarmente significativo che tali giudizi, sia circa la presenza effettiva delle infiltrazioni, sia circa l’origine causale delle stesse, sia, infine, circa, l’assenza di una situazione effettiva di degrado, risultano confermate anche all’esito della procedura di a.t.p. espletata nel corso della causa di merito (cfr relazione di a.t.p. in corso di causa punti 1 e 2 pag. 8 e ss.)

In ragione di quanto esposto, non solo parte convenuta non ha assolto al proprio onus probandi circa la sussistenza di un caso fortuito o comunque di un fattore causale indipendente dal proprio terrazzo/lastrico solare quale origine delle infiltrazioni, unico elemento idoneo ad escludere la responsabilità ex art. 2051 c.c., ma risulta comprovata, in modo univoco, la riconducibilità delle infiltrazioni all’immobile di sua proprietà.

In ragione di quanto esposto la domanda di parte attrice (…) risulta fondata nell’an.

In ordine a specifico quesito circa le lavorazioni necessarie per il ripristino e la riparazione dei vizi. il CTU, già in fase di a.t.p. 203/2020, ha illustrato una prima ipotesi di lavori, maggiormente conservativa, nel senso che: “Per eliminare le problematiche riscontrate, occorre rimuovere la porzione di guaina lungo tutto lo sviluppo della muratura in lato est, rimuovere l’intonaco della muratura per un’altezza di circa cm. 20, posare rotolo di guaina da sovrapporre idoneamente a quella esistente e da risvoltare sulla muratura per un’altezza di almeno cm. 20, rifare la porzione di intonaco rimossa” (sic relazione pag. 12 e 13) quantificando i costi relativi alle opere da eseguire in Euro 1.096,14, oltre Iva precisando che il relativo valore è stato maggiorato trattandosi di lavori di piccola entità In alternativa alle opere precedentemente elencate, il medesimo CTU ha altresì esposto costi e lavorazioni necessari per il rifacimento completo dell’impermeabilizzazione, modificando la situazione attuale, rimuovendo lo strato esistente e apponendo “Manto impermeabile a due strati di membrana prefabbricata di cui la prima spessore mm. 4, applicata a fiamma, previa spalmatura di vernice primer bituminosa lungo il perimetro del piano di posa, con giunti sovrapposti di almeno cm. 10, compresa formazione dei colli di raccordo, secondo strato membrana di 4,5 kg./mq. ricoperta di scaglie di ardesia naturale tipo francese.”, e per un costo complessivo pari a Euro 5.818,73.

Tali stime sono state confermate anche all’esito del procedimento di a.t.p. nel corso del giudizio ordinario; a riguardo tuttavia, sul punto, il CTU, parzialmente mutando la propria valutazione, ha precisato come “detta seconda soluzione (ovvero la soluzione di cambiamento del sistema di impermeabilizzazione) sia la più idonea a risolvere il problema infiltrativo, e la propone come soluzione da adottare”. (sic relazione pag. 23); nelle conclusioni della relazione, in modo maggiormente articolato, il CTU ha sottolineato come “la soluzione certa per eliminare i fenomeni infiltrativi è quella di rifare ex novo l’impermeabilizzazione del terrazzo, che comprende evidentemente i risvolti da farsi lungo la muratura in lato est e che permetterebbe di risolvere eventuali problematiche legati a micro- fessure.”(sic relazione pag.33)

La seconda ipotesi risulta quindi preferibile sul piano tecnico per la risoluzione delle problematiche oggetto di controversia; tale conclusione è condivisibile, anche in considerazione della circostanza che i fenomeni infiltrativi avvengono in occasione di eventi meteorologici avversi e che la presenza di micro-fessure risulta altamente probabile; in altri termini, la mera riparazione conservativa, proprio in forza degli univoci rilievi del CTU non adeguatamente confutati dal ctp di parte convenuta, potrebbe non risultare adeguata alla condizione del terrazzo e non impedire in futuro fenomeni infiltrativi

Non può costituire elemento ostativo la considerazione, esposta da parte convenuta riprendendo una riflessione del CTU, secondo cui “per eseguire correttamente detto intervento, non si potrebbe prescindere dal rifacimento della porzione di proprietà terzi, in continuità con il lastrico di parte resistente (…)”. (sic comparsa conclusionale pag.7);.

A riguardo anzitutto, come evidenziato dallo stesso CTU, la proprietà di terzi risulta alquanto ridotta e non paragonabile per estensione a quella della sig.ra (…); sul piano spaziale quest’ultima è pari a 62 metri quadri ; l’estensione dell’area di proprietà dei terzi invece è significativamente inferiore; sul punto il CTU ha sottolineato che “Per essere più precisi, occorre evidenziare come la maggior porzione della copertura è rappresentata dal lastrico solare appena descritto, ma una parte, quella più a sud, della larghezza pari a ml. 0,90 circa, risulta essere di proprietà di terzi” (sic relazione atp pag. 7)

 In secondo luogo, è stata riscontrata una responsabilità diretta ex art. 2051 in capo alla sig.ra (…) con riferimento alla sua porzione di terrazzo/lastrico solare e nel contraddittorio con quest’ultima: la convenuta è quindi tenuta ad eseguire le opere necessarie per la risoluzione definitiva della problematica, onde evitare il ripetersi della stessa; in altri termini, la soluzione dell’impermeabilizzazione completa è stata proposta dal CTU proprio per ovviare ad un problema originato dalla porzione di terrazzo di proprietà della (…).

In terzo luogo, in ogni caso era onere della sig.ra (…) evocare in giudizio i terzi, al fine di accertare una eventuale corresponsabilità di questi ultimi ex art. 2051 c.c. risultando astrattamente applicabile alla fattispecie in esame l’art. 2055 c.c. secondo cui “se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno”: a riguardo, rileva quanto sopra esposto circa l’assenza di obbligo per l’attore di evocare in giudizio tutti i presunti responsabili del danno nonché, sotto ulteriore e connesso profilo, l’assenza di litisconsorzio necessario tra i proprietari/custodi del bene in caso di responsabilità ex art. 2051 c.c. (su tale ultimo profilo per il principio, con riferimento all’art. 2051 c.c. Cass.,16.04.1982, n. 2320).

A questo proposito, in fase esecutiva della sentenza, sarà comunque onere della convenuta sig.ra (…), acquisire il consenso preventivo dei terzi per l’esecuzione dei lavori, da realizzare a sue spese, in relazione alla quota parte di terrazzo /solaio non di sua proprietà giacchè i lavori incideranno, sia pure in minima parte, su area non di proprietà della convenuta.

Sotto ulteriore e connesso profilo, su un piano strictu sensu risarcitorio, il C.T.U. ha provveduto a quantificare gli oneri di ripristino all’interno dei locali cucina e ripostiglio di proprietà di parte ricorrente, precisando che dovrà essere rimossa la pittura in fase di distacco e procedere alla nuova tinteggiatura ; l’importo dovuto a titolo risarcitorio per tale voce risulta pari a Euro1537,73 oltre Iva; detta quantificazione, confermata anche nel presente giudizio, non è stata oggetto di specifica contestazione da parte del convenuto.

A fronte di istanza cautelare formulata da parte attrice nel corso di giudizio, è stata disposta integrazione peritale.

In risposta ai quesiti il CTU ha distinto la problematica delle infiltrazioni (già dedotta in fase di at.p.,) da quella del solaio, non oggetto del precedente accertamento.

In relazione al primo profilo è stato sottolineato come, “Con riferimento agli effetti delle infiltrazioni, quindi il distacco della pittura, non si rilevano sostanziali modifiche” (sic relazione a.t.p. in corso di causa pag. 11); inoltre, “Con riferimento agli effetti delle infiltrazioni, quindi le colature giallastre, non si rilevano sostanziali modifiche. (sic relazione pag.13); coerentemente, in parte qua, il CTU nelle conclusioni ha precisato come “né con riferimento ai distacchi di pittura dal controsoffitto della cucina, né con riferimento alle colature giallastre presenti sul soffitto parte alta della parete che divide la cucina dal disimpegno, non si rilevano sostanziali modifiche. Non sussiste, pertanto, un aggravamento della condizione dell’immobile in conseguenza dei nuovi allagamenti e delle infiltrazioni di acqua lamentati dal ricorrente” (sic relazione pag. 15).

Al contrario, a fronte di specifico rilievo in ordine alla situazione del solaio, il CTU ha attestato come “tramite un foro fatto eseguire dal corrente nel controsoffitto in cartongesso, si è potuto visionare, se pure in forma estremamente parziale, lo spazio esistente fra il medesimo controsoffitto ed il solaio della cucina, potendo rilevare ciò che sembrava essere la caduta di alcuni fondelli dei laterizi che formano il solaio stesso e dell’intonaco… L’indagine eseguita ha permesso di accertare la parziale rottura di una pignatta del solaio e qualche sfondellamento concentrato in corrispondenza dei fissaggi a soffitto del controsoffitto e di una catena che sostiene un apparecchio appeso in cucina. Sono inoltre apprezzabili parziali distacchi di intonaco.(sic relazione CTU doc. 14).

Sviluppando le proprie argomentazioni tecniche con riferimento al solaio, il CTU ha precisato come sia possibile evidenziare tre cause che spiegano la situazione riscontrata, come di seguito esposto. “Causa n. 1: fissaggi del controsoffitto al solaio nonché fissaggio di una catena di sostegno di un macchinario della cucina al medesimo solaio, che quindi esula dai problemi infiltrativi oggetto della presente vertenza; Causa n. 2 : vetustà dei materiali, come peraltro già in atto dal 2007, come comprovato dalla documentazione fotografica unita alla memoria di parte resistente prodotta in atti; Causa n. 3 : fenomeni infiltrativi per cui è causa, che possono avere avuto un’incidenza sul fenomeno di distacco pignatta/fondelli e dell’intonaco e, soprattutto, sull’ossidazione dei ferri di armatura visibili (fotografia n. 7). Facendo un confronto fra la documentazione fotografica del 2007 allegata alla perizia di parte resistente prodotta in atti e la situazione all’attualità, considerato che la maggior parte dei distacchi è in corrispondenza dei fissaggi, si ritiene che le percentuali di corresponsabilità da attribuire alle tre cause riscontrate, siano:

Causa n. 1: 50% Causa n. 2 : 25% Causa n. 3: 25% (sic relazione pag. 19)

Strettamente connessa all’analisi dello studio delle cause del deterioramento del solaio, risulta essere l’individuazione delle opere da realizzare per la riparazione dei difetti riscontrati.

A riguardo il consulente ha precisato come il solaio “va certamente sistemato, posto che va ripristinato il suo intradosso, ricostruendo le porzioni in cui si sono staccati la pignatta, i fondelli e l’intonaco. Va trattata anche l’armatura in ferro ossidata con appositi prodotti antiruggine e malta antiritiro, nelle porzioni in cui la stessa è attualmente a vista.

 Per fare detto intervento è necessario rimuovere completamente il controsoffitto in cartongesso, che a lavoro finito potrà essere ricostruito ma con modalità di fissaggio diverse da quelle oggi adottate che, come visto, provocano la caduta dei fondelli. Una soluzione è quella di inserire quattro rompitratta in ferro a cui successivamente fissare il controsoffitto. Occorrerà ricostruire le porzioni dell’intradosso in cui si sono manifestati i distacchi, con interventi localizzati da farsi con spezzoni di laterizio ed impasto di cls. Inoltre si dovrà tassellare a soffitto rete porta-intonaco e rifare l’intonaco nelle porzioni in cui si è staccato. Occorrerà infine eseguire le dovute tinteggiature e pulizie. Come si è già avuto modo di dire, con esclusione dell’intervento da eseguire sui ferri strutturale, la restante parte dei lavori è imputabile solo in percentuale secondaria ai fenomeni infiltrativi per cui è causa, posto che i fenomeni di distacco fondelli/intonaco erano già in atto nel 2007; i fenomeni infiltrativi possono al più aver contribuito ad accelerare detto fenomeno, che va comunque fermato al più presto, per evitare peggioramenti” (sic relazione pag. 24).

A riguardo, con apposito computo metrico il CTU ha quantificato in Euro6356,27 oltre Iva il costo degli interventi da sostenere per la riparazione del solaio.

In ordine ai vizi del solaio, risulta infondata la deduzione di parte convenuta secondo cui “detto accertamento è ultroneo rispetto all’oggetto di causa posto che la domanda della ricorrente” (sic comparsa conclusionale pag. 8 e osservazioni del ctp)

Al contrario, il petitum contiene un esplicito riferimento al fenomeno di “infiltrazione d’acqua”, e la relativa causa petendi si fonda proprio su tale problematica: in altri termini, ciò che rileva ai fini del giudizio, non è il distacco dell’intonaco o, più in generale, il degrado del solaio in quanto tale, ma lo stesso come derivante sul piano eziologico dalle infiltrazioni di acqua.

Sotto tale profilo, come sopra esposto, il CTU ha accertato la riconducibilità delle problematiche relative al solaio al fenomeno infiltrativo soltanto in misura ridotta , pari al 25 %, ; il restante 75% viceversa, come accertato dallo stesso CTU è imputabile ad ulteriori e differenti profili, tutti, almeno in parte, riconducibili alla stessa parte attrice ricorrente (fissaggi di controsoffitto o carattere vetusto dei materiali) che quindi, con la propria condotta rilevante ex art. 1227 c.c. a titolo di concorso di colpa ha contributo ad aggravare il danno al proprio immobile; in ogni caso, pur non valutando detto concorso di colpa, gli stessi esulano dalla causa petendi del presente giudizio e quindi non sono considerati

La relativa domanda di parte attrice risulta quindi, fondata, limitatamente tuttavia al 25% dell’importo come dedotto e quindi per la somma di 1589,06 oltre Iva In definitiva, alla luce di quanto esposto, parte convenuta è anzitutto condannata a risarcire i danni prodotti alla cucina, per l’importo di Euro1537,73.

In secondo luogo , sempre sotto il profilo risarcitorio, parte convenuta è obbligata al pagamento di Euro 1589,06, oltre Iva pari al 25% della somma complessiva calcolata per la riparazione del solaio.

In ragione di quanto esposto l’ammontare complessivo dovuto a titolo risarcitorio da parte convenuta (…) a parte attrice (…) risulta pari a Euro 3126,79 (1589,06+1537,73) già aggiornato all’attualità, oltre Iva e interessi dalla data di pubblicazione al soddisfo.

In terzo luogo, la medesima parte convenuta è condannata all’esecuzione a proprie spese delle opere come individuate dal CTU nelle relazioni peritali per la completa impermeabilizzazione in via definitiva e comunque ottimale del terrazzo / lastrico solare, ovvero mediante apposizione di manto impermeabile a due strati di membrana prefabbricata di cui la prima spessore mm. 4, applicata a fiamma, previa spalmatura di vernice primer bituminosa lungo il perimetro del piano di posa, con giunti sovrapposti di almeno cm. 10, compresa formazione dei colli di raccordo, secondo strato membrana di 4,5 kg./mq. ricoperta di scaglie di ardesia naturale tipo francese. (pag 21 e ss. relazione a.t.p. in corso di causa e pag. 13 e ss. a.t.p. r.g. 203/2020).

In ragione della, sia pure minima, parte del lastrico di proprietà di terzi, al fine di eseguire dette lavorazioni, dovrà essere acquisito previamente il consenso /nulla osta dei proprietari anche di tale frazione di lastrico.

Si assegna a parte convenuta, in via equitativa, tenuto conto di una serie di elementi ( necessità di contattare un’ impresa, complessità dei lavori, , acquisizione dei materiali etc.) un termine pari a due mesi per la realizzazione delle opere necessarie all’impermeabilizzazione come descritte nella CTU, decorrenti dalla comunicazione della presente sentenza.

Qualora parte convenuta non ottemperi all’esecuzione di tali opere entro il citato termine, in via alternativa e subordinata, la stessa convenuta sig. (…) è condannata a pagare l’importo di Euro5.818,73 oltre Iva a beneficio dell’attrice, sig.ra (…), autorizzata in questo caso ad eseguire direttamente i citati lavori sulla terrazza, previa acquisizione del parere favorevole anche dei terzi proprietari non citati in questo giudizio: a quest’ultimo proposito, infatti, sebbene non sussista litisconsorzio necessario per le ragioni sopra descritte, tuttavia la presente pronuncia non risulta ex se opponibile agli stessi stante la mancata partecipazione al giudizio.

In via ulteriormente subordinata, e soltanto nel caso in cui l’opposizione di terzi non consenta l’esecuzione delle opere di impermeabilizzazione completa come illustrate dal CTU, parte convenuta è comunque tenuta a porre in essere direttamente le opere relative alla soluzione più conservativa (cfr. relazione a.t.p. r.g. 203/2020 pag. 11 e ss e relazione a.t.p. del presente giudizio pag. 20

 rimozione della porzione di guaina lungo tutto lo sviluppo della muratura in lato est, rimuovere l’intonaco della muratura, posa di nuovo rotolo di guaina etc. ); in via equitativa, si assegna il termine di un mese per l’esecuzione di dette opere, decorrenti dall’eventuale diniego dei terzi per la realizzazione delle opere di nuova impermeabilizzazione.

In caso di mancata esecuzione di tali opere entro il termine assegnato la medesima parte è tenuta a corrispondere a parte attrice la minore somma di Euro1096, 14, oltre Iva al fine di eseguire direttamente i citati lavori.

Le spese della procedura di a.t.p. r.g. 203/2020 sono addebitate su parte convenuta, stante il principio della soccombenza ex art. 91 c.p.c. riconosciuta all’esito del presente giudizio, in quanto all’esito della procedura di accertamento tecnico, sono state accertate le infiltrazioni e la riconducibilità delle stesse a immobile della sig.ra (…).

I compensi professionali si liquidano ex D.M. n. 55 del 2014 per procedure di accertamento preventivo dal valore compreso tra Euro 5200 e Euro 26000 applicando i parametri medi per fase di studio e introduttiva , minimo per l’istruzione, in considerazione della contumacia della convenuta e dell’assorbimento di tale fase nella consulenza tecnica, risultando quindi pari a Euro 1922,00 oltre spese generali al 15% iva e cpa, nonché spese di contributo marca pari a Euro264 e costi della notifica pari a Euro 10,93.

Le spese della procedura di accertamento tecnico preventivo r.g. 203/2020 relative al consulente, già liquidate con separato decreto, sono addebitate su parte convenuta (…), ferma restando la solidarietà nei confronti del consulente.

In relazione alle spese del presente giudizio, analogamente, le spese sono addebitate su parte convenuta (…) riconosciuta soccombente ex art. 91 c.p.c. ; i compensi sono liquidati per cause di valore compreso tra Euro 5200 e Euro 26.000 applicando un parametro compreso tra il minimo e il medio per la fase di studio e introduttiva (la causa era già nota a parte attrice stante la procedura di a.t.p.) esclusa la fase istruttoria (in assenza di memorie, ed assorbita dalla procedura di a.t.p. in corso di causa), compresa il medio il minimo per la decisionale (parzialmente ripetitiva di questioni già affrontate) risultando quindi pari a Euro2426, 5 oltre spese generali al 15% iva e cpa nonché costi contributo e marca pari a Euro145,5 e costi della notifica pari a 13,33.

Analogamente, le spese relative ai compensi del consulente, in relazione all’a.t.p. in corso di causa, già liquidate con separato decreto, sono addebitate su parte convenuta in ragione del principio della soccombenza ex art. 91 c.p.c.: quest’ultima è riconosciuta responsabile dei danni subiti nell’immobile della sig.ra (…); inoltre, la contumacia nella procedura di at.p. 203/2020 ha determinato l’instaurazione del presente giudizio; infine, nel corso dell’accertamento tecnico, la medesima rifiutava le proposte transattive.

In relazione alle spese nei confronti del consulente, resta ferma la solidarietà di entrambe le parti nei confronti del professionista.

A quest’ultimo proposito la circostanza dell’assenza di aggravamento con riferimento alla problematica delle infiltrazioni , ex se risulta irrilevante, atteso che, da un lato è emersa comunque altra problematica (quella del solaio) sia pure parzialmente, eziologicamente riconducibile alle infiltrazioni stesse, dall’altro rileva il citato principio della soccombenza ex art. 91 c.p.c..

In relazione alle spese del consulente di parte nominato per la fase di a.t.p. 203/2020, secondo consolidato orientamento “le spese sostenute per la consulenza tecnica di parte, la quale ha natura di allegazione difensiva tecnica, rientrano tra quelle che la parte vittoriosa ha diritto di vedersi rimborsate, a meno che il giudice non si avvalga, ai sensi dell’art. 92, primo comma, c.p.c., della facoltà di escluderle dalla ripetizione, ritenendole eccessive o superflue (Cass. 3-1-2013 n. 84; Cass. 16-6-1990 n. 6056; Cass. 11-6-1980 n. 3716).” (In termini con giurisprudenza riportata Cass. 18.5.2015, n. 10173)

Orbene nel caso in esame il relativo compenso dedotto (Euro 676,00) risulta congruo, tenuto conto dei vizi e dei difetti dedotti e debitamente documentato (doc.7); conseguentemente parte convenuta è obbligata nei confronti di parte attrice al pagamento di tale importo.

P.Q.M.

Il Tribunale, ogni diversa domanda o eccezione disattesa o assorbita, definitivamente pronunciando, così dispone:

I) Accoglie, nei limiti e per le ragioni di cui in motivazione, la domanda di parte attrice sig.ra (…) (c.f. (…)) e, per l’effetto:

a) condanna parte convenuta sig.ra (…) (cf. (…))al pagamento di Euro3126,79, oltre Iva, nei confronti di parte attrice (…), oltre interessi nella misura legale dalla data di pubblicazione della sentenza al soddisfo

b) condanna parte convenuta sig.ra (…) all’esecuzione a proprie spese delle opere di nuova e completa impermeabilizzazione del terrazzo secondo le indicazioni contenute nelle relazioni del CTU (relazione a.t.p. in corso di causa pag. 21 e ss. e relazione a.t.p. r.g. 203/2020 pag. 13 e ss.) e, previa acquisizione del consenso dei terzi proprietari, da concludersi entro il termine di due mesi dalla comunicazione della presente sentenza;

 c) in via alternativa e subordinata, in caso di mancata esecuzione dei lavori entro il citato termine di cui al punto b), condanna parte convenuta (…) al pagamento di Euro 5.818,73 oltre Iva nei confronti di (…) e autorizza quest’ultima all’esecuzione diretta dei citati lavori sul terrazzo, previa acquisizione del parere favorevole dei terzi proprietari;

d) in via ulteriormente subordinata, e solo in caso di opposizione da parte di terzi, condanna parte convenuta sig.ra (…) all’esecuzione a proprie spese delle opere di riparazione conservativa secondo le indicazioni contenute nelle relazioni del CTU (relazione a.t.p. in corso di causa pag. 20 e ss. e relazione a.t.p. r.g. 203/2020 pag. 11 e ss) da concludersi entro il termine di un mese dalla comunicazione del diniego dei terzi;

e) in via ulteriormente subordinata, in caso di mancata realizzazione entro il predetto termine, condanna parte convenuta (…) al pagamento di Euro1096,14 oltre Iva a beneficio di parte attrice (…), e autorizza quest’ultima all’esecuzione diretta dei citati lavori sul terrazzo;

II) condanna altresì parte convenuta (…) a rimborsare a parte attrice (…) le spese di lite del presente giudizio, che si liquidano in Euro 158,83 per spese ed Euro 2426,5 per compensi professionali, oltre spese generali pari al 15% dei compensi, c.p.a., nonché i.v.a., secondo le aliquote di legge.

III) addebita in via definitiva su parte convenuta (…) le spese dell’accertamento tecnico preventivo in corso di causa, già liquidate con separato decreto, ferma restando la solidarietà delle parti nei confronti del consulente;

IV) condanna altresì parte convenuta (…) a rimborsare a parte attrice le spese di lite della procedura di a.t.p. r.g. 320/2020 presso il Tribunale di Pavia che si liquidano in Euro 274,53 per spese ed Euro 1922,00 per compensi professionali, oltre spese generali pari al 15% dei compensi, c.p.a., nonché i.v.a., secondo le aliquote di legge, oltre Euro676,00 per spese di consulenza di parte;

V) addebita in via definitiva le spese della procedura di accertamento tecnico preventivo r.g. 203/2020, già liquidate con separato decreto, su parte convenuta (…), ferma restando la solidarietà nei confronti del consulente.

Così deciso in Pavia il 10 novembre 2021. Depositata in Cancelleria l’11 novembre 2021.

 In tema di condominio negli edifici, qualora l’uso del lastrico solare (o della terrazza a livello) non sia comune a tutti i condomini, dei danni da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario, o l’usuario esclusivo, quale custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio in forza degli obblighi inerenti l’adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni incombenti sull’amministratore ex art. 1130 c.c., comma 1, n. 4, nonché sull’assemblea dei condomini ex art. 1135 c.c., comma 1, n. 4, tenuta a provvedere alle opere di manutenzione straordinaria, regolandosi il concorso di tali responsabilità, secondo i criteri di cui all’art. 1126 c.c., a meno che non risulti la prova della riconducibilità del danno a fatto esclusivo del titolare del diritto di uso esclusivo del lastrico solare.


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