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Controlli fiscali: l’Agenzia deve rispettare 60 giorni

5 Settembre 2014
Controlli fiscali: l’Agenzia deve rispettare 60 giorni

Contribuenti: dopo il rilascio del verbale possibile comunicare entro due mesi osservazioni che gli uffici devono considerare, altrimenti l’accertamento è nullo.

Tra la chiusura delle operazioni di verifica fiscale presso il contribuente e l’emissione dell’atto impositivo, il contribuente deve essere messo in condizioni di esercitare il diritto di difesa e l’amministrazione finanziaria deve tenerne conto, pena l’invalidità dell’atto. Ecco perché la legge [1] stabilisce che, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente ha 60 giorni per comunicare all’ufficio osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici.

La conseguenza pratica è che l’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza di questo termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza. Pena la sua insanabile nullità.

Pertanto, dopo la consegna del processo verbale di constatazione:

1. il contribuente può comunicare osservazioni o formulare richieste;

2. gli uffici hanno l’obbligo di valutare le osservazioni e di replicare alle richieste;

3. gli uffici non possono emanare l’avviso di accertamento prima che il termine dei sessanta giorni sia decorso;

4. le rettifiche e gli accertamenti vanno motivati con specifico riferimento alle osservazioni di parte.

In verità è necessario distinguere due ipotesi:

a) la totale inesistenza del contraddittorio, perché l’atto impositivo è stato emanato prima dei 60 giorni;

b) la mancata valutazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle osservazioni e richieste proposte dal contribuente (sul punto leggi: “L’accertamento fiscale deve essere motivato”).

Il primo punto è quello delle conseguenze che derivano dall’emissione dell’avviso di accertamento prima dei 60 giorni, in quanto il legislatore non ha previsto una sanzione per l’inosservanza da parte del fisco del termine stabilito. Dopo alterne posizioni della giurisprudenza, le Sezioni Unite civili della Cassazione [2] hanno affermato che il non dare al contribuente il tempo di esprimere le proprie ragioni determina un vizio del procedimento e l’invalidità dell’atto di accertamento.

È quindi irrilevante che la norma non commini espressamente la sanzione della nullità dell’atto. Prima del decorso dei 60 giorni, l’azione di accertamento è “sospesa”. C’è una carenza di potere dell’amministrazione finanziaria che, laddove violata, determina l’invalidità dell’atto per vizio del procedimento. Si tratta di una conseguenza che deriva dai principi generali, nazionali e comunitari, che governano l’azione amministrativa e che non “tollerano” la compressione del diritto di difesa del cittadino e del contraddittorio procedimentale.

La pronuncia delle Sezioni unite richiama il rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente e, più in generale, la collaborazione e buona fede nei rapporti, nonché la rilevanza del contraddittorio quale elemento essenziale indefettibile del giusto procedimento, anche in considerazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue [3].

L’unico motivo che può rendere valido l’atto emesso prima dei 60 giorni è la presenza di casi di “particolare e motivata urgenza“. Si deve trattare di situazioni eccezionali e che abbiano carattere di oggettività, come, ad esempio, l’accertata pericolosità per la riscossione. I predetti casi costituiscono una deroga alla regola generale e configurano una sorta di sanatoria del vizio di cui è affetto l’atto di accertamento emanato prima del termine fissato dallo Statuto.


01 | I SESSANTA GIORNI

Lo Statuto del contribuente stabilisce che dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro 60 giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici.

02 | OSSERVAZIONI E RICHIESTE

Dopo la consegna del processo verbale di constatazione, il contribuente può, dunque, comunicare osservazioni o formulare richieste. Gli uffici hanno l’obbligo di valutare le osservazioni e di replicare alle richieste e non possono emanare l’avviso di accertamento prima che il termine dei 60 giorni sia decorso. Le rettifiche e gli accertamenti vanno motivati con riferimento alle osservazioni di parte.

03 | CONTRADDITTORIO ASSENTE

In caso di emissione dell’avviso di accertamento prima dei 60 giorni il legislatore non ha previsto una sanzione. Tuttavia la Corte di cassazione ha affermato che il non dare al contribuente il tempo di esprimere le proprie ragioni determina un vizio del procedimento e l’invalidità dell’atto di accertamento.

04 | L’ECCEZIONE

Prima del decorso dei 60 giorni, l’azione accertativa è sospesa. L’unico motivo che può rendere valido l’atto emesso prima dei 60 giorni è la presenza di casi di «particolare e motivata urgenza». Si deve trattare di situazioni eccezionali e che abbiano carattere di oggettività, come, ad esempio, l’accertata pericolosità per la riscossione.

note

[1]Art. 12, comma 7, della legge 212/2000 (Statuto del contribuente).

[2] Cass. S.U. sent. n. 18184 del 2013.

[3] C. Giust. UE sent. C-349/07, del 18.12.2008.

Autore immagine: 123rf com


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